Primarie, un sondaggio poco scientifico e poco democratico

Le primarie sono un sondaggio poco scientifico e poco democratico.
Il candidato che vince le primarie è poi quello che ha la maggiore probabilità di vincere anche le elezioni? Per decidere il loro leader o per individuare candidati a sindaco o ad altro, i partiti hanno bisogno delle primarie?
Chi scrive risponde negativamente ad entrambe le domande. Le primarie, in qualsiasi forma si facciano, sono l’espressione delle delega dei partiti all’opinione (doxa) del proprio ruolo di progettazione politica.
Con le primarie ci si affida all’opinione di un raggruppamento preselezionato di cittadini, che in ultima istanza è quella che conta, ma la rappresentatività del campione nelle primarie è meno scientifica di quella di un sondaggio sempre che l’obiettivo sia quello di raggiungere la maggioranza del consenso elettorale.
Detto in altri termini bisognerebbe che il voto/opinione per essere veramente democratico fosse libero, informato e il più ampio possibile. Nella maggior parte dei casi, però, non è così. E’ innegabile l’esistenza sotto diverse forme più o meno aggraziate del cosiddetto voto di scambio o di interesse o del voto estetico cioè di quella particolare scelta che considera se il candidato è simpatico o antipatico, bello o brutto, elegante o rozzo.
La questione che ora si pone riguarda i modi e il tempo che i partiti dedicano alla formazione dell’opinione pubblica. Quella che oggi è veicolata dai mass media appare più funzionale a coltivare l’applauso delle proprie tifoserie.

Per concludere: innanzitutto una classe dirigente che si consideri tale non si pone la questione del candidato all’ultimo secondo e non l’affida a delle primarie/sondaggio più o meno scientifiche; secondo, il contatto diretto con le persone per conoscerne i sentimenti, i problemi, le opinioni deve essere un bisogno vitale del politico al quale deve essere dedicato il tempo necessario; terzo, lo stesso tempo dedicato alla relazione calda (integrata casomai a quella virtuale) deve essere destinato a fornire le informazioni necessarie in una relazione di fiducia affinché le persone si formino una propria opinione consapevole e informata; quarto, le primarie banalizzano i temi ed estremizzano i rapporti fra le persone che da semplici competitori passano a nemici per la vita con il relativo stuolo di tifosi più o meno fedeli; quinto, l’individuazione del candidato, ad esempio, a sindaco non è un fatto “privato” interno ai partiti ma dovrebbe essere il frutto di una relazione di reciprocità della classe dirigente con il cosiddetto mondo esterno senza escludere nessuno anzi provando ad essere i più inclusivi possibili almeno fino al 51%.

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