Povertà: tamponare non basta

Intervista a Francesca Maletti, assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena: “L’ente locale deve creare azioni strutturali per dare impulso all’occupazione”.

 

I dati pubblicati da Note Modenesi descrivono una realtà dove anche a Modena aumenta in modo significativo la quota di poveri, o nuovi poveri. Non è una novità, ma leggere di tante famiglie che tirano avanti con 800 euro al mese, pur avendo uno o più figli, affitti e bollette da pagare, suscita un certo stupore.

Assessore Maletti, che cosa ne pensa?

La vera novità è che a partire dal 2008 sono cadute nella fascia della povertà famiglie e singole persone che fino ad allora erano autosufficienti dal punto di vista economico. Fino al 2008, cioè, i poveri delle nostre città erano essenzialmente le persone che vivevano quella situazione a causa di patologie o altri problemi: dalla non autosufficienza alla disabilità, dalla tossicodipendenza all’alcolismo, fino ai senza tetto o, comunque, a persone e famiglie che uscivano dagli standard.

 

E oggi, invece?

Oggi è diverso. Oggi i poveri sono come gli altri, sono come noi… Solo più vulnerabili e a volte non ce la fanno da soli. Sono circa 1.300 le famiglie in condizioni di disagio che hanno ottenuto contributi economici nell’ultimo anno dal Comune di Modena, la metà con minori a carico. E gli stranieri sono solo poco più di un terzo, quasi tutti con minori, verso i quali l’assistenza è obbligatoria per legge. Gli aiuti riguardano in particolare il mantenimento di casa e utenze. Oltre al sostengo dei minori, naturalmente.

 

Sono quindi vittime della crisi economica?

La crisi economica e occupazionale ha colpito subito i più giovani ma poi negli ultimi due anni si è allargata ad altre fasce della popolazione e per il 2013 le prospettive per il nostro territorio sono ancora preoccupanti rispetto ai dati sulla disoccupazione e della cassa integrazione, per esempio. E non sappiamo se ci sarà copertura.

 

Solo un problema di mancanza di lavoro, quindi?

Quello è il dato principale che rende vulnerabili, appunto, molte famiglie. Un altro elemento è  l’aumento del costo della vita. Un’inflazione del 3 per cento nel 2012 significa dover spendere di più per pagare le bollette e i generi di maggiore consumo proprio nel momento in cui in casa entra di meno perché, magari, un familiare ha perso il lavoro o è in cassa integrazione.

 

In questi casi come interviene l’ente locale? Cosa fanno i servizi sociali?

Oggi i servizi sociali possono e devono “tamponare” il problema, non hanno la possibilità di risolverlo. Ecco allora gli interventi per garantire la casa, in particolare gli alloggi in affitto con strumenti diversi per le diverse esigenze (dagli alloggi Erp all’Agenzia casa, fino ai contributi per sostenere il pagamento del canone ed evitare gli sfratti) e poi gli aiuti economici per evitare i distacchi delle utenze e le agevolazioni sulle tariffe per una spesa complessiva di circa otto milioni di euro. Insieme alle Caritas parrocchiale e alle altre associazioni, poi, si interviene anche con aiuti in generi alimentari. Sono circa 500 le famiglie con bisogni di questo tipo che sono state individuate nell’ultimo anno, ma spesso si vergognano a chiedere aiuto. Questa fragilità è una situazione a cui non sono abituate.

 

Quindi il Comune può solo “tamponare” il problema?

No, sarebbe un errore. L’ente locale deve andare oltre e nel 2013 sono necessarie azioni strutturali che contribuiscano a dare impulso all’occupazione. Ci sono infrastrutture strategiche, come lo scalo merci di Marzaglia, che possono attrarre investitori sul nostro territorio in grado di creare posti di lavoro, oltre a non fare scappare imprese che già operano qui. E poi c’è l’ambito della formazione da sviluppare ulteriormente per garantire al mercato le professionalità necessarie sia rispetto a operai specializzati o tecnici sia rispetto ai percorsi universitari. Modena, inoltre, deve affiancare ai settori caratteristici del suo sviluppo economico (come la metalmeccanica, il tessile, il manifatturiero in genere) anche nuovi ambiti, in particolare nella green economy. Una sua applicazione nell’edilizia, per esempio, con incentivazioni per la riqualificazione della città potrebbe garantire ottimi risultati occupazionali e risparmi energetici e ambientali. Inoltre è necessario proseguire con politiche volte a favorire percorsi per inserimenti lavorativi incentivando anche le imprese che fanno assunzioni.

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