Poesia, esci dalla camera e vai in piazza

“La poesia è un luogo dove si custodisce il linguaggio, che è strumento di conoscenza ma anche di potere, chiave di lettura delle cose ma anche grimaldello per modificare la realtà” ci racconta Stefano Serri, una bella penna di Fiorano Modenese, autore, tra gli altri, della recente raccolta in versi Nonostante la fine del mondo. Poesie tra le crepe dell’Emilia (Edizioni Kolibris, 2013). Abbiamo fatto con lui una chiacchierata in vista della nona edizione del Poesia Festival, dal 19 al 22 settembre. 

I giovani poeti, che sono tanti, trovano nella poesia “un luogo sacro” dove custodire le speranze della nuova generazione?
La poesia è un luogo dove si custodisce il linguaggio, che è strumento di conoscenza ma anche di potere, chiave di lettura delle cose ma anche grimaldello per modificare la realtà. A volte la poesia deve inquietare il linguaggio, togliere un po’ di fede per far crescere la speranza; altre volte deve aiutare a credere che nelle parole possiamo avere uno strumento di felicità. Leggendo i poeti di ieri e di oggi, scrivendo poesie (per i lettori di oggi e di domani), possiamo rendere sacro il luogo dove viviamo quotidianamente, grazie a una visione nuova di parole a volte logorate. Ma non dimentichiamo che “rendere sacro” si può tradurre con “sacri-ficio”.

La poesia può essere un buon antidoto al circostante che spesso ci delude, uno stimolo per guardarsi intorno con più entusiasmo e meno avvilimento?
La poesia, come le lacrime, rende gli occhi belli, ma lo fa con la verità e la felicità. È la pista per allenarsi (più maratoneti che centometristi) a uno sguardo consapevole. Influisce concretamente sulla realtà quotidiana sapere che la propria lingua (quella che si usa per nominare le cose, le persone, le esperienze) ha un potenziale enorme dentro, fatto di storia, musica, incontri. Ma non saprei dire se è la poesia che genera l’entusiasmo e la fede nella bellezza o viceversa. E non bisogna dimenticare che, ai margini del linguaggio, c’è una zona di indicibile che genera inquietudine e umiltà.

Cos’è per te la poesia?
Ci sono talmente tante belle poesie attorno (su pagina, nei dialoghi e negli incontri quotidiani) che se dessi una definizione domani una nuova poesia me la renderebbe inutile. Ma siccome non posso non rispondere, allora dico che la poesia è accorgersi della sempre nuova poesia.

Cosa troviamo dentro la tua ultima raccolta Nonostante la fine del mondo. Poesie tra le crepe dell’Emilia?
Dentro a questo libro (nato grazie all’attenzione e all’entusiasmo di Chiara De Luca) trovate una passeggiata lunga un anno tra le terre dell’Emilia. Di stagione in stagione, tra la città, la collina e le montagne, percorro alcune strade e alcuni sentieri, immerso nella mia storia personale senza voltarmi di fronte alla storia collettiva. L’esperienza del terremoto qui non è registrata come in un reportage, né domina il tono disperato o tragico. Infatti, la parola più importante del titolo, e che apre anche il libro, è “nonostante”.

Cosa ne pensi del “Poesia Festival”, ormai alle porte, evento che nato in una piccola provincia ogni anno attira parecchi visitatori e che sicuramente per i poeti emergenti rappresenta una grande occasione sia per farsi conoscere che per conoscere?
Ho avuto modo, grazie all’interessamento di Marco Bini, di partecipare un anno come autore, ma il mio interesse per il Festival è nato e continua in qualità di pubblico. Ci sono tanti festival letterari, non sono in grado di farne la classifica per valore, meriti, efficacia. So solo che in questi anni grazie al Poesia Festival ho potuto ascoltare voci di poeti da tutto il mondo. Ricordo in particolare una lettura di Mariangela Gualtieri alla Rocca di Vignola e una lezione di Viviane Lamarque. Molti di questi incontri sono stati motivo per nuove letture e nuove scritture, ma anche per ripensamenti sul valore “pubblico” (se non etico) della poesia. A un certo punto, la pagina deve uscire dalla camera e trovarsi bene in piazza. O in strada. O in osteria. Questo il Festival riesce a farlo bene.

Nel panorama della produzione poetica locale, puoi segnalare qualche voce particolarmente interessante?
La nostra terra è ricca di poeti e scrittori. Mi piace ricordare Nadia Cavalera, modenese d’adozione. Non esprimo giudizi di valore sulle sue numerose opere, ma apprezzo la coerenza del suo percorso poetico, la tensione sperimentale, a volte provocatoria, e l’attenzione per il linguaggio e la sua dimensione storica.

Perché scrivere poesie nel 2013?
C’è un anno in cui non ha avuto senso scrivere poesie? Finché c’è lingua, c’è poesia.

(Immagine in evidenza: josemanuelerre via photopin cc)

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