Pensieri e opere di Leonardo da Carpi

leonardotondelliIl suo primo post porta la data del 25 gennaio 2001. Si parla di lingue che vivono e muoiono. Che, inevitabilmente, si perdono nel tempo. “Una lingua che comincia a difendersi, ad arroccarsi nei dizionari, nelle grammatiche, è già una lingua in procinto di morire. La lingua viva è quella che si inventa tutti i giorni”. Comincia così l’avventura online del modenese Leonardo Tondelli, autore ancora oggi di Leonardo.blogspot.it, blog tra i primi a prendere vita nel momento in cui si diffonde anche da noi questa forma di “diario sul webdestinato a rivoluzionare Internet. Con la nascita delle varie piattaforme per blogging infatti, postare contenuti di qualsiasi tipo sul web diventa di una semplicità elementare. Non serve più conoscere linguaggi complicati come l’html, basta scrivere, cliccare sul tasto pubblica e si è online. E’ subito un’esplosione: ne nascono a decine di migliaia, riversando sulla rete miliardi e miliardi di parole, non necessariamente incrociate tra loro a formare un pensiero compiuto.

Dodici anni dopo, il Professor Tondelli, insegnante di italiano a Carpi, è ancora lì, con i suoi lunghissimi post su Leonardo.blogspot, al quale, probabilmente inappagato dalla quantità torrentizia di parole, ha aggiunto un altro paio di blog su Il Post e L’Unità. Affluenti di un fiume, insomma. Nonostante la “rivoluzione dei blog” sia conclusa da un pezzo, soppiantata dal fascino seducente, ancora più easy e smart, allegramente comunitario, dei social network, come spiega Leonardo stesso: “Una volta qui era tutta blogosfera: chi la usava per incontrarsi e stare con gli amici oggi è passato a Facebook, chi voleva mandare brevi messaggi all’umanità usa Twitter. Adesso la blogosfera è soltanto una cittadina periferica, ci passa ancora un po’ di traffico dalle strade importanti perché ha la fama di essere un posto dove le cose si approfondiscono un po’. Altrove non c’è spazio e non c’è tempo”.

Lui però, che è un pezzo di storia dell’Internet italiano, quello popolare perché nato e cresciuto rigorosamente dal basso facendosi strada a colpi di intelligenza e tenacia nella mission impossible di ritagliarsi seguito e credibilità (obiettivi di chiunque scriva non solo per se stesso, ammesso che esista qualcuno che scrive “solo per se stesso”) non ama particolarmente il superduo dei social Tw&Fb: “Ci passo sempre più tempo, però cerco sempre di usarli per rendere interessante il blog, non viceversa. Spero. È chiaro che negli ultimi anni lo sport è diventato ‘inventa dei contenuti twittabili’. Non basta scrivere un post, bisogna anche cercare di farlo twittare. Prima bisognava farlo tumblerabile, perché c’era Tumblr. Prima ancora qualcos’altro che non mi ricordo”. Insomma, le mode passano, ma Leonardo resta.

O forse il Prof. Tondelli, rivoluzionario della prima ora, ha finito per rimanere legato a un’altra epoca, mentre a una rivoluzione ne seguiva un’altra, e poi un’altra ancora, non più sue. “Più che fedele a me stesso – ammette – forse sono incapace di assorbire le nuove tendenze”. Tendenze che vogliono contenuti sempre più brevi che sennò la gente non legge, tonnellate di fotografie più che di parole, gare di velocità tra chi arriva primo a dare una tweet-notizia invece che fermarsi un attimo e cercare di capire (e spiegare). Le famose cinque w anglosassoni del giornalismo ma, alla fin fine, di qualsiasi intervento argomentato, perfino di un blogger. In italiano: “chi, cosa, come, quando, perché”.

Il parallelo tra giornalista e blogger non è una mia forzatura. Se ne è discusso e se ne discute da anni, di come le due attività si intreccino grazie alla piattaforma offerta da web. Leonardo Tondelli potrebbe esserne proprio l’esempio perfetto. Da sconosciuto blogger pieno di buona volontà a collaboratore de L’Unità e del Post. Una strada da consigliare a chi volesse oggi intraprendere la carriera sempre più complicata di giornalista? “Mi sento di sconsigliare a tutti di seguire la mia ‘parabola’. Io sono convinto di aver comunque goduto di un’attenzione, nei primi anni, anche immeritata, perché ero il primo a fare una certa cosa. Chi ha cominciato 2-3 anni più tardi ed era magari più bravo di me, non ha avuto la stessa fortuna. Ma in ogni caso non sono diventato un giornalista, non sono riuscito a trasformarlo in un lavoro, ci ho investito tantissimo tempo e molta energia, non credo che nessuno dovrebbe fare come ho fatto io. Io ho fatto così perché non sarei riuscito a fare diversamente, scrivere era un’esigenza che veniva prima di quella di far carriera”.

C’è un sacco di gente che arriva sul blog e mi dà del giornalista, non so da cosa lo capiscano, forse dalla punteggiatura. C’è molta confusione. In realtà c’è stato un equivoco sin dall’inizio, nel contrapporre ‘giornalista’ e ‘blogger’: il blogger è chiunque tenga un blog, compresi i giornalisti, che all’inizio avevano per il mezzo una diffidenza esagerata”. Ma la strada per fare il giornalista facendo bella mostra di sé attraverso un blog, secondo Leonardo, è sempre più complicata. Anche per quelli molto bravi. Oggi molti siti d’informazione ospitano dei blog anche di chi non fa il giornalista di professione, ad esempio l’Huffington Post, che però non paga un centesimo ai suoi blogger: “C’è un’offerta di contenuti – le opinioni dei blogger – ipersproporzionata rispetto alla domanda, quindi queste opinioni vengono pagate zero. Ciononostante, se abbiamo un minimo di rispetto nei confronti di noi stessi, dobbiamo fare tutto quello che possiamo per farci pagare. Io preferisco scrivere per un sito sconosciuto che mi paga regolarmente – anche una miseria – piuttosto che per un sito importante a costo zero”.

Pagato o meno, giornalista o no, Leonardo continua a riempire Internet di parole  & pensieri. Pensieri nei quali però sembra trovare poco spazio la sua terra, le sue città, Carpi e Modena. “In realtà ne parlo – spiega – è che per molti anni ho scritto nella clandestinità, senza fornire cognome e indirizzo, e tuttora vivo con disagio l’idea che mi leggano i colleghi o gli amici, per cui tendo a evitare gli argomenti che ho più in comune con loro. Ho ovviamente un rapporto di odio e amore con Modena, Carpi e tutta la provincia, tranne Ravarino che mi annoia e basta. In generale mi sembra che i modenesi e gli emiliani tentino di mascherare dietro un’apparente bonarietà un carattere più complesso e molto più stronzo. Per quanto posso cerco di rimediare, di gettare luce su questa complessità e su questa stronzaggine. Anche se dopo il terremoto faccio più fatica a prendermela con quelli della Bassa, che hanno dimostrato una tempra notevole”.

Al terremoto del maggio dell’anno scorso, Tondelli ha dedicato la sua opera prima, il libro “La scossa”, i cui proventi saranno devoluti alla ricostruzione di Cavezzo: “L’ho fatto solo perché me l’hanno chiesto – racconta – non avrei mai avuto una simile sfacciataggine. Una settimana prima della scossa forte quelli di Chiarelettere mi avevano già proposto di scrivere un e-book, io avevo fatto un paio di proposte, loro mi avevano detto ‘le faremo sapere’, ecc. Qualche giorno dopo, mentre tornavo a Carpi in treno per vedere com’era messa la casa, mi telefonarono chiedendomi di scrivere una cosa sul terremoto e sul momento mi sembrò una sfida che non potevo rifiutare. Poi mi sono pentito un centinaio di volte, ma penso che se avessi detto di no mi sarei pentito di più. È ovviamente un libro molto imperfetto, scritto in un mese mentre la terra ballava ancora e tutte le informazioni a disposizione non erano definitive. Ma sono contento di averlo fatto”.

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La serie di interviste a blogger modenesi: Marlene, confessioni impudiche di una blogger.

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