Pd, adesso cambi le liturgie

Circa 10 milioni di elettori alle ultime politiche, quasi 3 milioni di partecipanti alle primarie e quasi 300 mila iscritti. C’è una qualche correlazione tra questi numeri che riguardano la storia recente del PD? Proviamo a fare qualche ipotesi alla buona.

Il 33% degli elettori che non hanno la tessere del partito sono disponibili però ad un tesseramento leggero, ad una partecipazione mirata, ad un obiettivo semplice e circoscritto con un esito certo. Quali, appunto, i termini delle primarie. La quota di adesione al partito si assottiglia enormemente se si considerano i soli iscritti. La tessera esprime una appartenenza forte, la partecipazione è costante nel tempo, l’esito democratico della partecipazione talvolta appare incerto. Proviamo ad invertire il rapporto.

Un iscritto al PD riesce a mobilitare 10 elettori alle primarie e 33 elettori alle elezioni politiche. Circa. Questo è il livello della produttività elettorale del tesserato democrat. La questione che ora si pone è come aumentare la produttività del PD per arrivare, al netto del sistema elettorale, ad essere il principale partito italiano ovvero che raccoglie la maggioranza assoluta degli elettori.

Che cosa fa l’elettore delle primarie tra una consultazione e l’altra? Non sarebbe il caso di coinvolgerlo sempre in maniera leggera e mirata su questioni rilevanti? Oppure, detto in un altro modo, come fa la segreteria del partito, nazionale o locale non fa differenza, a rapportarsi non con gli iscritti ma con un canale importante di consenso rappresentato dall’elettore delle primarie? Se cambiamento deve esserci questo va spinto fino in fondo al punto di cambiare certe liturgie ma anche certe impermeabilità che ostacolano il confronto libero e democratico.

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