Pastorale per singoli o famiglie?

Durante lo svolgersi dell’ultima settimana sociale sul tema “Famiglia, speranza e futuro per la società italiana” mi sono chiesto: come mai nonostante si stia battendo il chiodo sull’importanza della famiglia, la stragrande maggioranza delle politiche vanno nella direzione opposta e le numerose e ragionevoli proposte del cosiddetto mondo cattolico non trovano un adeguato riconoscimento? Le possibili risposte, se si vuole estremizzate, sono due: o le proposte non sono così efficaci e convincenti oppure non c’è il sufficiente rigore nel perseguire tali obiettivi. Direi un po’ l’una e un po’ l’altra anche se la seconda ipotesi risulta di maggiore peso.

Senza nulla togliere alle numerose e meritevoli iniziative che a livello locale sono realizzate dalla comunità ecclesiale direttamente o tramite sue strutture e che sono state presentate nel corso dei gruppi di lavoro, sorge il dubbio che il concordato, la linea gotica dei valori non negoziabili, il facile compromesso con le amministrazioni pubbliche sulle esigenze immediate delle comunità parrocchiali abbiano di fatto diluito la determinazione nel perseguire il pieno e reale riconoscimento della famiglia.
Il problema del rigore, inteso soprattutto come coerenza tra obiettivi e mezzi, non riguarda solo chi temporaneamente ha un ruolo politico o amministrativo, sarebbe troppo facile buttare la palla nel campo della inefficacia della politica, ma anche per non dire soprattutto le nostre comunità locali.

I tempi delle parrocchie tengono conto dei tempi di vita delle famiglie? La pastorale è prevalentemente una pastorale per singoli soggetti o per famiglie? La costituzione di piccole comunità di famiglie sono sostenute quali espressione di un laicato adulto nella fede e nelle competenze o sono ostacolate per lo stesso identico motivo?
Come hanno dimostrato lucidamente le Acli di Brescia per l’accesso ai servizi o per ricevere benefici economici spesso conviene essere single piuttosto che sposati. A questo punto, anche solo per protesta civica, a chi è sposato converrebbe chiedere la separazione civile con ulteriore peggioramento dei conti pubblici, ma con un sensibile miglioramento di quelli familiari.

(photo credit: Louish Pixel via photopin cc)

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