Partecipare è pretendere attenzione

La partecipazione è uno strumento molto potente… occorre metodo perché funzioni, altrimenti è energia sprecata!
Sono di questi giorni alcune critiche sulla “mancata” partecipazione dell’iter di approvazione del Documento di Indirizzi al PSC di Modena.
Organizzare tanti incontri in altrettante aule per esporre e spiegare e quindi raccogliere osservazioni e domande non è tanto “partecipare” quanto “divulgare”.
C’è una bella differenza!
La “partecipazione” oggi è praticamente una disciplina condotta da professionisti specializzati. Uno strumento strabiliante per le Amministrazioni in cerca di dialogo, uno strumento sorprendente per i cittadini bisognosi di ascolto e confronto.
Nell’ambito dei percorsi partecipati i cittadini non chiedono di decidere al posto degli amministratori, ma pretendono attenzione: invitati a fare osservazioni, queste devono essere prese in esame ed argomentate. In sostanza, gli amministratori e i tecnici coinvolti hanno il dovere di dare una risposta.

Ad esempio, ecco uno dei metodi della partecipazione: il Circolo di Samoa.
Il circolo di Samoa trae ispirazione dalle modalità di risoluzione delle dispute sociali in queste isole. Sempre più spesso adottato anche nel contesto delle democrazie occidentali, ricorda nel suo funzionamento il passaggio dalla regolazione del traffico stradale tramite semafori, alla auto-regolazione tramite rotonde. Si tratta di un meccanismo di regolazione della discussione pubblica molto semplice: i presenti sono seduti in due cerchi concentrici di cui quello interno ha una o due sedie vuote.
Per prendere la parola ci si deve spostare dal cerchio esterno alle sedie del cerchio interno e questo ognuno lo fa auto-regolandosi. Dopo un primo giro in cui viene esposto il problema in discussione e articolato dai primi interventi, la discussione procede in modo auto-regolato. Un espediente che aiuta a privilegiare il capire prima di decidere è chiedere a coloro che intervengono di adottare l’ascolto attivo, ovvero di esporre le proprie vedute e perplessità rispetto a quelli di altri in forma interrogativa, rivolgendo domande a specifici interlocutori. Se le sedie interne risultano a un certo punto tutte occupate, chi desidera intervenire si alza e si mette in piedi dietro una di queste con ciò invitando l’occupante a lasciarla libera.
Con la speranza che le prossime fasi dell’iter di approvazione del PSC vengano condotte con maggiore e migliore partecipazione.

Ludovica Carla Ferrari
dott. agronomo
segretario dell’Ordine dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali della Provincia di Modena

2 risposte a “Partecipare è pretendere attenzione”

  1. Molto interessante, anche se esistono altre forme partecipative come open space . Determinante la distinzione tra capire- autoascolto- rispondere- deciere (dal latino tagliare)

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