Papa Francesco e la lezione della testimonianza

papa testimonianzaI gesti del nuovo pontefice stanno colpendo molto non solo gli esperti vaticanisti ma anche la gente comune che se li trova rimbalzati ed enfatizzati dai media. Forse era dagli immediati tempi del postconcilio che non si assisteva a un così radicale rinnovo del cerimoniale e degli atteggiamenti papali. Senza entrare nel merito delle prospettive teologiche e soprattutto di governo della Chiesa che sono sottese dai primi discorsi di papa Francesco, limitandoci ai gesti pubblici, così in tanti ne sono rimasti colpiti e così numerosi sono i commenti positivi giunti persino da laici incalliti da aver generato allo stesso tempo una piccola corrente di pensiero-contro che reagisce leggendo una certa costruzione forzosa e una ricerca della platealità negli atteggiamenti del nuovo pontefice e che sta trovando sfogo sui social.
Sicuramente c’è la consapevolezza in Bergoglio che quanto fa in pubblico è trasmesso urbi et orbi e diventa esso stesso una forma di catechesi, di trasmissione di un messaggio, così come questa consapevolezza c’è nella maggioranza dei personaggi pubblici, siano essi del mondo dello spettacolo, dello sport o della politica. Quello che però fa la differenza è dato da come si traducono questi atteggiamenti nella vita privata. Quante star televisive abbiamo visto farsi riprendere attorniati da piccoli africani nei loro villaggi per poi reintrare dopo un paio d’ore di volo nelle loro esistenze dorate, e quanti politici abbiamo sentito inneggiare alla difesa dei più deboli salvo poi cenare in ristoranti di lusso e godere di tenori di vita inimmaginabili per i loro tutelati?
Ecco, se il nuovo Papa sarà davvero coerente nella privazione alla propria persona degli agi di cui potrebbe godere, questo sarà segno di buona testimonianza, come lo furono i vari De Gasperi, La Pira e tanti altri che avrebbero ritenuto immorale per un politico anche solo condurre un’esistenza da abbienti e perseguire stili di vita sopra le righe, figuriamoci saccheggiare per scopi personali i soldi del gruppo o servirsi dell’elicottero di stato per recarsi al Gran Premio.
Per carità, la sobrietà personale non è tutto (pare che l’iraniano Ahmadinejad sia persona parca e frugale…), ma credo che a maggior ragione in un occidente in recessione economica un segnale di disinteresse al bene della propria persona possa spesso equivalere a un vero interesse verso il bene comune. L’uso dei mezzi pubblici per il trasporto, l’abbigliamento non ricercato, il panino al bar preferito agli spaghetti al caviale del boyscout Lusi sarebbero segnali assolutamente credibili che un parlamentare è lì dove si trova per servire gli altri e non a sè stesso. I politici assimilino dunque la lezione di papa Francesco…

Roberto Melotti

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