Ormai non ho l’anima

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«Ciao Paolo, mi piacerebbe veramente tanto spiegarti cosa sta succedendo qui, però non riesco a capirlo neanche io. Ci sentiamo come i bambini orfani schiaffeggiati dal patrigno cattivo ogni giorno». Ho scritto a Ebrar per cercare di capire assieme a lei che cosa sta succedendo a Istanbul. Non le ho chiesto un aggiornamento sugli scontri in piazza Taksim, sul numero di feriti, sull’acido sparato contro i manifestanti dalla polizia, sui discorsi aberranti del primo ministro Erdogan… di questo ormai internet è pieno!

«Sto bene, sono un po’ confusa. L’altro ieri, la polizia, con l’ordine diretto di Erdogan (che un giorno prima ha minacciato i protestanti), ha svuotato il parco di Gezi & la piazza di Taksim. Ancora un’altra volta hanno fatto un uso eccessivo del potere, con cannoni d’acqua (stavolta hanno messo agenti chimici nell’acqua) e pallottole di plastica. Hanno bombardato pure gli alberghi che si utilizzavano come infermerie. Abbiamo visto un scenario che non si può vedere neanche in una guerra».
Ebrar ci ha raccontato la sua storia pochi giorni fa in quest’intervista. Spiegava le ragioni della protesta, il suo lavoro, il gruppo di amici che si ritrovava in piazza… La situazione è precipitata giorno dopo giorno. «Un centinaio di persone sono state prese in custodia della polizia. Queste persone non hanno avuto neanche l’opportunità di comunicare con i propri avvocati. Personalmente, non riesco di esprimermi neanche nella mia lingua materna. Non riesco a trovare “un aggettivo” per quello che sta succedendo».
Difficile ora in Turchia parlare di futuro politico. «Erdogan sta provocando la gente che ha votato per lui» spiega ancora. «C’é grande difficoltà a riunirsi. Volevo scriverti un’altra mail per parlare un po’ dall’arte e dell’umore del movimento che é veramente spettacolare, però ormai non ho “l’anima”. Se riesco, vorrei veramente farti vedere pure questa faccia del movimento».

Claudio Monge, superiore della comunità domenicana di Istanbul e docente di teologia delle religioni all’università di Friburgo, parla – a ragione – di «una “guerra anche dell’informazione” dove la menzogna tenta di deformare i contorni della realtà». L’Europa “politica” ha i giorni contati: dovrà in tempi rapidi prendere una posizione su quanto sta facendo Erdogan. Ma anche l’informazione internazionale ha i giorni contati. E ora può/deve dimostrare di saper raccontare quanto avviene in Turchia. Quello che p. Monge affida alla sua pagina Facebook è un auspicio: «Si potranno raccontare storie vere, di gente appassionata che cerca percorsi di futuro e che non sta solo da una parte della barricata! E racconteremo anche magari le storie di chi non ha retto a questa violenza che calpesta le idee, come di quei poliziotti che si sono suicidati perché non sopportavano di dover eseguire l’ordine di “gasare” manifestanti inermi…».

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