Ora le banche ci prendono le vene

Ci vogliono così: incoscienti, spericolati e col sorriso sulla bocca. Anzi, il sorriso non serve, tanto non ci guardano neanche più in faccia. Sono lontani i tempi in cui il funzionario della banca della città si recava nella scuola elementare, per consegnare ai “risparmiatori in erba” un salvadanaio. Quella piccola scatoletta in plastica (ma nelle case dei miei amichetti, almeno fino agli anni 80, giravano anche porcellini in terracotta e casette in legno con tanto di tetto e feritoia per far passare le 10, 50, 100 lire…) era il primo libretto di risparmio.

Poi il bancomat. L’idea di poter “toccare” i soldi a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza aspettare di andare allo sportello della banca (rigorosamente chiuso il sabato e la domenica) sembrava un sogno invece era realtà.

Con la carta di credito hanno sdoganato per sempre il concetto: spendi, non ti curare, tappati gli occhi e tanto… pagherai… con gli interessi.

Le maxitruffe, l’euforia dei mercati, i “tassi con gli asterischi” che hanno portato sul lastrico centinaia di famiglie e piccoli risparmiatori non sono bastate. E per contribuire a uscire dalla crisi economica che ci sta accompagnando da ormai quattro anni, gli istituti di credito insistono sul messaggio: i soldi vanno usati e anche in fretta.

Unicredit, in perfetto clima natalizio, ha inaugurato il nuovo geniale pagamento biometrico touchless: vai al bancomat, allunghi la mano, non inserisci nessuna tessera e tantomeno il pin. Si chiama “Papillon” il sistema che riconosce attraverso un sensore la geometria delle vene delle mani. Il sensore non fa altro che “tradurre” simultaneamente questa mappa in un codice numerico univoco. L’ex risparmiatore deve solo registrarsi e permettere al sistema di tradurre le vene della sua mano in una serie di numeri. «Innoviamo per competere e crescere – ha detto l’amministratore delegato Federico Ghizzoni – lo richiede il mercato e ancor più i clienti». Ai quali non rimane che portare in solaio le cassettine senza monete dentro.

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