Oltre il grigio: i moduli abitativi temporanei

Ecco come si vive all’interno di uno dei moduli abitativi temporanei in consegna in questi giorni: ci sono molte stanze e per le famiglie che ci vivono si respira il più vero senso di vita da dopo il sisma.

Mirandola, il polo dei moduli abitativi temporanei
Mirandola, il polo dei moduli abitativi temporanei

Il terremoto, la casa perduta, la tenda. Poi l’hotel e il modulo temporaneo. Fili conduttori delle vite di tante persone, nella Bassa devastata dalle scosse. Eppure, ogni storia è a sé stante. E ogni vicenda porta dentro una particolarità che la rende unica, nel dolore e nella spinta alla rinascita. È in fondo un po’ così anche a Mirandola, dove in questi giorni sono stati consegnati i primi moduli abitativi. Sono provvisori, un po’ come le vite di tanti nel post sisma, e si trovano nel quartiere Mazzone lungo l’omonima via.

Complessivamente si parla di 150 casette dalle dimensioni diverse (a seconda del numero di occupanti), fuori grigie e dentro anche. Ma con tutto quello che serve per vivere in maniera completamente autonoma (basta con la promiscuità delle tende, stop con i bagni in comune con decine di sconosciuti: del resto, anche tutto questo non si poteva evitare). In questo quartiere nel quartiere, fatto di gente che la casa vera non ce l’ha più e che nel migliore dei casi ha vissuto in hotel e nel peggiore in tenda per tutta l’estate, colpisce il colore. Un grigio che impera: nelle pareti delle case, nelle strade asfaltate di fresco. Ma basta una bicicletta verde, un cesto di vimini, uno stendibiancheria a personalizzare queste case tutte uguali, che si distinguono solo per il numero di serie necessario ad identificarle. E allora, in fondo, il quartiere Mazzone di Mirandola è la cosa più bella da sentire e da respirare da dopo la scossa assassina del 29 maggio.

 

La storia

L'angolo cottura all'interno di un modulo
L’angolo cottura all’interno di un modulo

Fatih e Mabrouka Rhaeim sono di origine tunisina, hanno due figli e da una settimana hanno ottenuto il loro modulo abitativo provvisorio. Sorridono, perché per la prima volta dopo le scosse possono ridare ai loro due figli (di tre e cinque anni) un tetto stabile e personale. Accolgono con un succo di frutta all’arancia chi va a ficcanasare nella loro vita per poterla raccontare. E l’arancione di quella bevanda si staglia sul grigio delle pareti, mentre il loro sorriso è il bianco di una vita che finalmente riparte. Colori mescolati in un arcobaleno che si getta alle spalle il marrone uniforme delle macerie. «Siamo molto contenti – raccontano, in un italiano quasi perfetto che tradisce un leggerissimo accento orgogliosamente francese – perché c’è molto spazio. Ci sono una stanza matrimoniale, due stanze più piccole per i ragazzi, una che per ora lasciamo vuota per poterli far giocare in libertà ma che potrebbe essere un piccolo studio. E poi ci sono il bagno e un ripostiglio. L’angolo cottura è nell’ingresso: è piccolo, certo, ma è più che sufficiente. C’è una sola presa per la televisione: abbiamo imparato a sederci tutti insieme sul divano e a concordare lo stesso programma da vedere insieme». La vita di questa famiglia è stata profondamente segnata dal terremoto: in affitto in centro a Mirandola, sono stati sfollati quasi subito. «Siamo rimasti un po’ di tempo in tenda – racconta Fatih, il padre di famiglia che per il momento non ha ancora trovato un lavoro -, e poi ci hanno trasferito in hotel. Adesso siamo tornati qui: siamo contenti perché anche mio fratello, che è l’unico in famiglia che ha un impiego, ha ottenuto una sistemazione qui vicino». Storie che si accavallano ad altre storie, in questo quartiere fatto di tanta voglia di vivere di nuovo. «Abbiamo tutto ancora un po’ in disordine – dice Mabrouka, mamma attenta a come si presenta la sua nuova dimora -, c’è un materasso da sistemare e alcune cose che ancora dobbiamo portare qui. Ma lentamente faremo tutto».

Una stanza da letto all'interno di un modulo
Una stanza da letto all’interno di un modulo

I numeri
Passa dai sorrisi della famiglia Rhaeim la lenta vicenda di chi ricostruisce la sua vita in pezzi. Per Mirandola, oltre ai 150 moduli di via Mazzone, ne sono previsti altri 114 che verranno dislocati in via Giolitti. L’impegno, in tutti i Comuni che in questi giorni consegnano le abitazioni pronte e si preparano a terminare le graduatorie, è quello di assegnare tutti i moduli temporanei entro la fine di gennaio. Per poter ritenere conclusa l’emergenza abitativa e dedicarsi a pieno regime alla ricostruzione di tutto il resto.
Altrove, in una Bassa costellata di nuovi quartieri di ex emergenza, le casette sono in fase di consegna: ci sono 44 moduli a Novi e 80 nella frazione di Rovereto. E ancora, 73 casette per San Possidonio e 95 in via Martiri a Concordia. Fervono i preparativi per gli 85 moduli a San Felice e Cavezzo, con l’obiettivo di stare nei tempi. Complessivamente, sono 800 le case in arrivo nei Comuni terremotati (tutti, compresi quelli della altre province): il che, numericamente, la dice lunga sull’emergenza abitativa scatenata dal terremoto. Che non va dimenticata.

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