Notizie, non missili

Parlare di giornalismo in campagna elettorale è pericolosissimo. Primo perché a qualche settimana dal voto è tutto più amplificato, i riflettori sono puntati più del solito sui partiti e sui politici, i microfoni sono aperti (quasi esclusivamente) alle dichiarazioni di candidati e portavoce. E’ un argomento rischioso anche perché puoi essere frainteso: il politico penserà che ti stai schierando, il sindacato – già in trincea – aspetterà l’inciampo per gridare allo scandalo, i diretti interessati (i giornalisti) storceranno il naso perché – secondo un’antica usanza – criticarsi tra colleghi non è mai da fare.

Per questo motivo accantono l’idea e parlerò più genericamente del “dovere della notizia” e del “doverla darla bene” la notizia. E parto da un episodio recentissimo, ahimè della campagna elettorale.

grilloEcco la notizia – la cronaca – in breve: Beppe Grillo, durante il comizio dello Tsunami tour del Movimento 5 stelle a Bologna, ha ribadito un concetto col suo solito linguaggio canzonatorio: Siamo contro la guerra; non accettiamo l’idea di essere alleati con i francesi che hanno deciso di bombardare il Mali; a noi i tuareg e i mussulmani non hanno fatto niente di male; se i francesi vogliono proprio bombardare qualcuno, che dirigano i propri missili verso il Parlamento italiano dove ci sono solo “politici morti” ecc. ecc. Questo il ritornello che il comico genovese sta ripetendo – uguale anche nelle virgole – da 15 giorni. E lo posso certificare dal momento che per lavoro, seguo i suoi comizi (in media 3 al giorno) in giro per l’Italia, dalla Sicilia all’Emilia, dalla Calabria al Lazio. Unico concetto “nuovo”, nella tappa bolognese, è stato:  se Al Queda decide di fare una rappresaglia anche l’Italia è a rischio… e quindi? a chi dovremmo dare la colpa in quel caso?

Un’agenzia di stampa nazionale, che seguiva in streaming il comizio, ha titolato (ha fatto un flash, in gergo giornalistico): “Grillo: Mali? Al Qaeda bombardi Roma invece”. Cinque minuti dopo un take (un lancio, un articolo per spiegare il flash) con un’aggiunta nel titolo: “Grillo: Mali? Se rappresaglia Al Qaeda bombardi Roma”. Il gestore del sito Repubblica.it, riprende l’agenzia e lancia “Dal palco allestito a piazza Maggiore a Bologna, tappa del suo tour elettorale, Beppe Grillo senza ombrello sotto la pioggia scrosciante lancia la sua ‘proposta shock’: “Al Qaeda bombardi Roma”. Fornisce le coordinate Gps, allude a una “ridente cittadina, un po’ più a Sud di Bologna” e invita Al Qaeda, in caso di rappresaglie per l’escalation militare in Mali, a indirizzare lì i propri missili.”.

La notizia viene anche letta in diretta dal palco, dove Grillo sta ancora parlando alla folla.

Panico a Bologna. Tra colleghi delle altre agenzie stampa ci si guarda. Nessuno aveva sentito l’invito fatto ad Al Qaeda di bombardare l’Italia. Per scrupolo si ascolta la registrazione, e si decide di non dettare una notizia sbagliata (perché di notizia sbagliata si tratta). Ma il danno ormai è fatto: Repubblica non smentisce e – ancora più ridicolo – pubblica sul sito il video integrale dal quale si capisce benissimo il fraintendimento (come il bambino che rompe un bicchiere, si presenta dalla mamma col bicchiere rotto in mano e dice “mamma, io non ho rotto il bicchiere”). Diversi altri quotidiani (chi nell’articolo, chi anche solo nel titolo) il giorno dopo seguono il giornale diretto da Ezio Mauro.

Lo dico con rammarico, perché Grillo e il suo movimento fanno da sempre una battaglia contro i giornalisti: la categoria ha perso l’occasione per riscattarsi agli occhi del M5s. Difficile smentire il leader che ha così commentato: “Ma vi rendete conto di quello che scrivono? Aizzano le persone. Questo è il vero fascismo. Viene completamente rovesciato il senso della mia battuta. Ho espresso pubblicamente la mia contrarietà e estraneità a un qualsiasi coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Mali, così come prevede l’art. 11 della nostra Costituzione. Io non ho niente contro il Mali, nulla contro i tuareg che vengono massacrati dalle forze golpiste sostenute dai francesi. Le coordinate gps erano un suggerimento ai francesi, a cui noi dovremmo fornire le basi logistiche. Solo dei giornalisti di regime potevano stravolgere il senso delle mie parole”.

Nel moltiplicarsi di mezzi di comunicazione, alcune “coordinate” possono servire sia a chi dà le notizie sia a chi le riceve.

Raccontare la politica non è come fare la telecronaca di una partita di calcio o di una gara di Formula Uno, dove c’è un inizio, un primo tempo, un podio e semmai le dichiarazioni finali degli allenatori o dei piloti. La notizia è più “lunga”, ha bisogno di più tempo per essere raccontata e per essere letta.

La malizia di certi discorsi politici, va contrapposta con racconti semplici, lineari; ma questo non significa che il giornalista deve accendere il registratore e trascrivere il sermone del politico di turno; un cronista deve mediare, deve obbligatoriamente mediare e fare quello sforzo in più richiesto anche in condizioni difficili, sotto la pioggia o quando si è di fretta.

La politica – che si fonda sulla comunicazione – deve essere onesta: deve usare la stampa per farsi capire dal cittadino e in questo il giornalista può essere un compagno di viaggio.

Il cronista, però, non può perdere tempo con le finte storie e finte notizie; deve essere impaziente di soffermarsi sui dettagli, di studiare i programmi, di confrontare gli annunci e gli impegni presi dai rappresentanti delle istituzioni, dai segretari di partito e dai candidati. Ieri, invece, si è perso tempo. Prezioso. Mentre le elezioni sono alle porte.

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2 risposte a “Notizie, non missili”

  1. Per purò divertimento ho iniziato a seguire Salvo Mandarà su ustream tutte le sere visto che la TV in famiglia non la guardiamo molto e anche per capirci qualcosa di più del M5S. E’ allucinante vedere come le informazioni riguardo al M5S e Grillo siano distorte: non si parla minimamente delle piazze piene o delle proposte avanzate. Questa è informazione? Ho praticamente eliminato dalla mia vita giornali, siti e trasmissioni in cui prima, riconoscendomi nella sinistra seguivo: repubblica, servizio pubblico, ilfattoquotidiano. Come me ho visto che molti altri stanno abbandonando questi “pennivendoli”. Purtroppo al momento non ci sono media che hanno deciso di schierarsi in maniera imparziale forse perchè non è possibile dal punto di vista economico sostenersi? Allora a noi poveri fruitori del servizio d’informazione, vista l’inaffidabilità di chi scrive, non ci resta che andare direttamente alla fonte cercando video su youtube o twitter di chi era li e ha visto di persona.

    Concordo con lei sull’articolo e sopratutto sull’occasione persa. Saluti.

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