Noi non abbiamo paura. Ditelo a tutti

«Questo non é un movimento politico, è un movimento sociale. I manifestanti non hanno tante cose in comune: né un’ideologia, né una classe sociale, né un modello educativo… anche l’età anagrafica è diversa. C’é solo un’idea comune: non vogliamo essere trattati e governati così. Vogliamo il rispetto per le nostre differenze. Questo é fondamentale. Prima il rispetto dei diritti personali. Di politica ne possiamo parlare anche dopo». Ebrar Elbasan è nata 35 anni fa in un distretto della provincia di Ismir (Smirne), in Turchia. Lavora come guida turistica. Come migliaia di suoi concittadini, da giorni è impegnata nella protesta contro il governo di Recep Tayyip Erdogan.

Tutto è cominciato con una semplice protesta a Istanbul per proteggere un parco nel centro della città, sul quale l’amministrazione vorrebbe costruire un centro commerciale. Da qui è nato “Occupy Taksim”, il nome della piazza. Sono morti tre giovani e centinaia sono le persone ferite per gli scontri, in particolare a Istanbul e ad Ankara. Le forze dell’ordine per disperdere la folla usano lacrimogeni, spray urticanti e idranti ad altezza d’uomo.

Ebrar Elbasan, lei fa parte di un’associazione o un movimento politico?
Legalmente non faccio parte di nessuna associazione politica. Però sono sempre interessata alla politica; ho studiato scienze politiche all’università di Dokuz Eylül (a Izmir).

Perché sta partecipando a queste proteste?
Perché, come quasi tutti gli altri manifestanti, non sopporto più la restrizione dei diritti personali. Non riesco più a sopportare queste censure al mio modo di vivere da parte del governo. Non voglio che mi sia detto (e sta avvenendo in modo sempre più volgare) come vestire, cosa bere, come comportarmi, cosa pensare, come agire… Io non ho votato per il governo di Erdogan, non é un segreto che ideologicamente io pensi proprio il contrario. Vengo da una famiglia molto laica e multi confessionale. Ma un primo ministro deve garantire la serenità di tutti, anche di chi non hanno votato per lui, almeno questo dovrebbe succedere in una democrazia normale. Da dieci anni Erdogan, con un ritmo sempre crescente, sta etichettando tutte le minoranze religiose, etniche, ideologiche con aggettivi offensivi: lui considera che il suo sia un vero e proprio diritto perché ha ricevuto circa il 50% dei voti nelle ultime elezioni. Ma ci siamo anche noi che viviamo in questo paese.

Ormai gli scontri proseguono da giorni. Lei come trascorre la sua giornata? Nonostante le proteste sta lavorando? 
Sì, io sto continuando a lavorare. La mia giornata inizia molto presto, verso le 6 o le 7. Finisco di lavorare intorno alle 16. Durante il lavoro, tra una pausa e un’altra, mi collego a internet e cerco di informarmi per rimanere aggiornata. Poi mi preparo.

In che senso?
Penso per esempio a soluzioni per il gas lacrimogeni, preparo bigliettini informativi dove vengono scritti i nomi delle farmacie che faranno il turno quel giorno, scrivo i nomi e numeri di cellulare dei medici volontari che parteciperanno alle proteste. Questi biglietti verranno poi distribuiti alla gente che partecipa alle proteste.

A che ora iniziano le manifestazioni?
A Izmir la protesta principale comincia alle 19 nella piazza di Gündogdu. C’è il problema dei provocatori, quindi dobbiamo stare molto attenti. Proviamo a rimanere sempre in piazza e controllarci tra di noi perché non vengano fatti danni ai negozi, ai veicoli… perché sappiamo molto bene che proveranno a giustificare l’uso eccessivo del potere da parte delle forze dell’ordine elencando i danni fatti dai provocatori.Sinceramente in questi giorni ognuno di noi ha la sensazione di essere un piccolo “supereroe”, un po’ come Clark Kent: di giorno facciamo un lavoro normale, ma di sera combattiamo la buona battaglia contro i cattivi.

Il vice primo ministro Bülent Arinç ha chiesto scusa a nome dell’esecutivo per l’eccessiva violenza usata in piazza. Come giudica questo suo intervento? E’ sufficiente?
No. il suo discorso non può essere nemmeno considerato come una scusa. Era debole, senza un contesto, mancavano i punti cruciali. Ha semplicemente ripetuto le cose dette da Erdogan con le parole meno arrabbiate e con un tono di voce più dolce.

Dall’Italia come è possibile sostenere il popolo turco?
L’immagine che gli altri paesi hanno di Erdogan è sbagliata. Spesso viene considerato un “modello” rispetto agli altri paesi del Medio Oriente. Abbiamo bisogno di un po’ di risveglio internazionale su questo problema. La sua “ingegneria sociale” è diventata una dittatura post-moderna e la dittatura è un problema endemico: tende a diffondersi.

Non abbiate paura a venire qui perché in realtà stiamo facendo qualcosa di molto buono. Il risveglio sociale della generazione più apolitica di questi ultimi anni è davvero edificante. Uno che guarda la televisione negli ultimi giorni può vedere solo rabbia e confusione perché purtroppo questa é la immagine che “fa audience”. Ma se uno guarda più da vicino la situazione, si accorge di persone che hanno preso gli animali randagi nella propria casa dopo l’attacco di gas lacrimogeni; vede i bambini di 5 anni che ripuliscono le strade con i loro genitori dopo le proteste; può notare che i tifosi delle squadre rivali cantano e protestano tutti insieme, uno accanto all’altro.

Diffondete le nostre parole. Finalmente abbiamo perso la paura e questo è qualcosa di molto bello.

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