Nelle tasche delle segreterie

Politica, quanto mi costi! Negli ultimi cinque anni, dalla celebre inchiesta di Stella e Rizzo del 2007 fino allo scandalo della Regione Lazio delle ultime settimane, i costi della politica sono stati uno degli argomenti centrali del dibattito pubblico. Spesso le situazioni sotto analisi (e sotto accusa) si sono concentrate nel contesto nazionale e regionale, ma cosa succede in provincia, ed in particolare a Modena?

Il caso PD

Valter Reggiani, presidente della Partecipanza e per 15 anni sindaco di Nonantola, è il tesoriere del Partito Democratico. Dalla scrivania della sede di via Scaglia prova a far tornare i conti del partito più strutturato del territorio modenese. Un incarico di responsabilità, che presta gratuitamente.

“Quest’anno, per quanto riguarda le uscite, il peso maggiore riguarda il personale, che incide per 600 mila euro. Servizi vari come telefonia, propaganda, rimborsi spese ed iniziative pubbliche incidono per 150 mila euro, mentre la sede ci costa 130 mila euro. Poi ci sono i 50 mila euro di contributi ai circoli, i 40 mila per sondaggi e pubblicazioni, i 30 mila per il pagamento delle imposte e i 70 mila di immobilizzazioni, per un totale di un milione e 70 mila euro. È nostra intenzione ridurre questa cifra, intervenendo sulla spesa per il personale e per la sede”.

C’è chi vive di politica all’interno del PD?
“Il Partito ha 41 dipendenti – spiega Reggiani – più due contratti a tempo determinato, ovvero quello del segretario provinciale di Modena Davide Baruffi e del segretario di Carpi Davide Dalle Ave. In media un nostro dipendente prende 1390 euro netti al mese, mentre il segretario guadagna circa 2500 euro al mese per 12 mensilità”.

E le entrate?
“La maggiore riguarda l’utile della Festa del Pd, che oscilla di anno in anno. Due anni fa abbiamo chiuso a 460 mila euro, lo scorso anno abbiamo raggiunto l’irripetibile cifra di 610 mila euro, mentre quest’anno ancora non abbiamo dati definitivi, ma ci attestiamo sui 450 mila euro. Un’altra voce riguarda il tesseramento, che ci porta 380 mila euro. Poi ci sono i contributi degli eletti per 120 mila euro e altri 130 mila euro provenienti dalle feste più importanti della provincia. La nostra necessità di risparmiare è dovuta anche al fatto che il Partito Democratico ha ereditato dalla fusione tra DS e Margherita un debito di quasi 1,3 milioni di euro, passato in due anni a 900 mila euro”.

E la trasparenza?
“Il bilancio, dopo essere stato visionato da tre revisori esterni, viene inviato a tutti gli iscritti e i dati aggregati del bilancio vengono comunicati ogni anno nel corso di una conferenza stampa. Anche sul sito è possibile trovare il comunicato stampa con i dati del bilancio”.

Cambia qualcosa negli anni delle elezioni?
“Cambia in peggio, perché i costi sono maggiori e dalla sede centrale non arriva molto. Il partito nazionale versa 100 mila euro dei rimborsi elettorali alla sede regionale, che a sua volta ne versa la metà alle sezioni provinciali. Il dimezzamento dei contributi ha diminuito ulteriormente la quota a nostra disposizione, ma noi sappiamo che dobbiamo essere autonomi, a Roma hanno già i loro problemi”.

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