Moderate il traffico!

Dopo l’incontro organizzato all’inizio di marzo dall’Associazione Ingegneri Senza Frontiere di Modena sul tema della mobilità sostenibile, abbiamo richiamato i temi principali emersi con uno dei relatori invitati, l’architetto Matteo Dondè, esperto in pianificazione della mobilità ciclistica.

Cosa si intende per mobilità sostenibe quali sono i benefici che apporta?
Forse l’immagine vale più di tante parole
bici

 

Dal Piano urbano della mobilità di Modena emerge che in città il 77% degli spostamenti avviene in auto, il 4,3 in moto, il 6,1 con mezzi pubblici, il 12% con la bicicletta. Che margini di miglioramento ci sono verso una mobilità sostenibile e sulla base delle caratteristiche che questa città ha?
Modena è una città completamente in piano e con un raggio massimo di 5 Km, distanza su cui la bicicletta è concorrenziale rispetto ad altri mezzi di spostamento. Eppure, nelle nostre città gran parte degli spostamenti inferiori ai 3 Km avviene in auto.
Come emerso dalle migliori esperienze europee, per portare più persone in bicicletta è necessaria una visione chiara della mobilità e l’attuazione integrata di differenti strumenti: moderazione del traffico motorizzato, realizzazione di corsie ciclabili in carreggiata, disincentivo dell’auto privata, promozione del bike sharing, dell’intermodalità e del trasporto pubblico, campagne di sensibilizzazione sull’uso della bicicletta e sulla sicurezza in strada, facilities per i ciclisti, … Bisogna inoltre sottolineare che nelle città che più hanno ridotto l’uso del mezzo privato la tariffazione della sosta (e quindi dell’occupazione di spazio pubblico) è stato uno degli strumenti più importanti.
L’immagine seguente mostra il modal split nelle principali città europee: per Modena si può puntare tranquillamente ad un 30% di spostamenti in bicicletta.

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Quali sono le strategie ormai assodate in altre realtà che potrebbero rendere Modena una città più sostenibile e quale ruolo hanno i percorsi partecipativi nel garantire i risultati che si intendono raggiungere?
Oltre agli esempi già citati, strumenti fondamentali sono l’adozione del Biciplan, con percorsi lungo le radiali di penetrazione in direzione del centro, e l’istituzione di Zone 30 in tutte le zone residenziali della città. I vantaggi della creazione delle zone 30 sono ormai assodati nelle varie esperienze ventennali delle città europee più avanzate. Inoltre è indispensabile promuovere la riduzione delle velocità per ridurre l’incidentalità. Per quanto riguarda la partecipazione, come già detto, sono fondamentali le campagne di sensibilizzazione sulla convenienza dell’uso della bicicletta e sulla sicurezza in strada. E come evidenziato nella manualistica europea, il coinvolgimento della cittadinanza è fondamentale per realizzare progetti realmente condivisi, non calati dall’alto, per creare una cultura differente e quindi più sostenibile. Ad esempio, nel 1962 numerosi cittadini olandesi bloccarono le strade delle proprie città chiedendo più sicurezza e di rendere più vivibili le strade residenziali; da quella esperienza nacquero alcune tra le migliori esperienze di moderazione del traffico, tra cui il woonerf. Da quel momento in poi non è più stato possibile per le amministrazioni olandesi non considerare come fondamentali le tematiche riguardanti la mobilità sostenibile.


Ritiene possibile trasformare una città in cui il 77% degli spostamenti avviene in auto in una città in cui almeno il 50% degli spostamenti avviene in bicicletta? La percentuale è troppo ambiziosa?

Il 50% è forse ambizioso, ma si può pensare tranquillamente ad un 50% tra bici e pedoni.

a cura di
Agnese Barbieri

Foto copertina: rielaborazione scatto di OeWF/Katja Zanella-Kux/handout

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