Modena, abbiamo un problema: si chiama “indirizzi” al PSC

pscCome è accaduto sempre più spesso di recente, a Modena si torna a parlare di urbanistica. Portando avanti la discussione sul Piano Strutturale Comunale (PSC) e abbattendo ogni speranza di apertura partecipativa, come sarebbe stato auspicabile dopo le dimissioni del super-assessore Sitta e il boom dei grillini alle elezioni politiche, il sindaco Pighi ha mostrato di voler adottarlo entro la fine del suo mandato, per poterlo lasciare come “eredità” al suo successore. In circa un anno intende avviare e concludere l’iter di adozione del PSC, che in altri comuni è durato anche 3-4 anni.

Un’ambizione notevole che lo costringe ad accelerare i tempi e comprimere la discussione. 
Per far ciò, il Comune di Modena ha deciso di chiedere al consiglio comunale un voto preliminare, per approvare il “documento di indirizzi” del PSC, aprendo intense polemiche, sia sullo strumento utilizzato che sul contenuto.
Alcuni hanno sottolineato che si tratta di un documento non previsto dalla legge, e che invece di essere occasione per aprire una discussione cittadina in merito alla “vision” di città, appare come lo “scheletro” di un vecchio PRG, volto a “blindare” fin da ora il PSC, azzerando ogni speranza di un confronto proficuo con la città. 
Ne esce, così, un’idea paternalista (e vecchia) di politica, che non reputa la cittadinanza all’altezza della discussione, una politica che si considera l’unica a conoscere lo stato delle cose. 
La risposta a questa idea è concreta, ed è rappresentata dai numerosi gruppi privati e pubblici che si incontrano a discutere di questo tema che sta molto a cuore, perché rappresenta il futuro della città.

Ultimo esempio è il laboratorio organizzato da Sel, la sera del 13 marzo alla palazzina Pucci, che ha trovato grande partecipazione, divenendo un momento di vero confronto, nel quale esperti e cittadini avevano a disposizione lo stesso tempo (5 minuti) per esporre le loro riflessioni e proposte.
Altri hanno poi sottolineato che il documento proposto dalla Giunta contiene obiettivi discutibili, e non pochi aspetti che prima di essere votati dovrebbero essere ampiamente analizzati, discussi e verificati. 
Discutibile è l’analisi sul centro storico, la cui ripresa è certamente in via di involuzione.
 Manca poi un adeguato approfondimento su temi strategici e generali come la sostenibilità economica del piano; non si indicano se e quali incentivi si vogliono introdurre per sostenere gli investimenti dei privati sulle riqualificazioni energetica ed edilizia; manca ogni riferimento  ai luoghi di relazione, all’edilizia di culto o all’integrazione della programmazione urbanistica con il welfare; non vengono affrontati temi oggi imprescindibili come l’impatto del terremoto sulla città.

Il documento, emendato a più riprese mano a mano che si manifestavano i “mal di pancia” sopra menzionati, si limita ad enunciare altri temi, che restano però privi di qualsiasi contenuto. E’ il caso di “recupero e riqualificazione”, “città polifunzionale”, “mobilità ciclopedonale”, “abbattimento delle barriere architettoniche” solo per dirne alcuni: questi temi dovranno essere riempiti di contenuti nei prossimi mesi, ammesso che ve ne sia il tempo.

Paradossalmente, il documento perde la genericità per divenire puntiglioso e dettagliatissimo nel paragrafo dedicato a «le famiglie ed il bisogno di case», dove si prevede la costruzione di 700 nuovi alloggi ogni anno per i prossimi dieci anni, ed anche di più nel successivo decennio.
 In un altro passaggio, tuttavia, il medesimo documento afferma che «siamo però ormai tutti consapevoli che l’espansione edilizia di per sé non garantisce risultati a lungo termine, ma anzi può generare costi generali crescenti». Ci si chiede allora perché si debbano costruire 7.000 nuovi alloggi, se non portano risultati a lungo termine?
E’ questo, in sintesi, il documento – che la Giunta ha condiviso all’unanimità – che è stato approvato, di stretta misura e con molti rattoppi e mal di pancia, dal consiglio comunale.
Questa è la Visione di Modena.

Francesco Barbari

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