Mef, una mano aperta per proteggere avventure future

Vignocchi_135x210Il Museo Casa Natale Enzo Ferrari, inaugurato un anno fa, è uno dei luoghi simbolo di Modena. Per capire se e in che modo il Mef può aiutare a delineare le linee di sviluppo della città, abbiamo intervistato l’imprenditore Rodolfo Vignocchi che viene da una storia di successo nel settore ICT ed oggi è impegnato nel campo della efficienza energetica. E’ anche Direttore Generale di T3Lab, il consorzio creato da Università e Confindustria Bologna per favorire il trasferimento tecnologico.

Il Museo Casa Natale Enzo Ferrari è stato oggetto di grandi polemiche in città. Dobbiamo rassegnarci all’idea che si sia trattato di un progetto sbagliato?
Premesso che sono un entusiasta fin dalla prima ora del Museo, parto ad analizzarlo sotto il profilo della realizzazione architettonica. Il progetto di Jan Kaplicky (il grande cofano giallo) è senza dubbio molto affascinante e rappresenta per la nostra città un segno distintivo e un unicum assoluto. Per la prima volta possiamo vantare la presenza di una indiscussa opera d’arte di architettura contemporanea. Noi modenesi siamo sempre stati molto orgogliosi del nostro Duomo, indubbio capolavoro del romanico, riconosciuto come “Patrimonio dell’Umanità”. Dobbiamo però riconoscere che è un orgoglio che dobbiamo al lascito dei nostri antenati di quasi mille anni fa. L’edificio di Kaplicky rappresenta finalmente un “oggetto” degno dell’orgoglio cittadino e in grado di per sé di fare affluire visitatori e turisti. Opere di questa natura, in altri paesi, hanno contribuito in modo decisivo al cambiamento o al rafforzamento del profilo economico di una città.
Un po’ di rammarico a questo proposito semmai per il fatto che non ci sia posti il problema di lasciare più spazio fisico per una maggiore valorizzazione dell’edificio di Kaplicky, un po’ soffocato a mio parere da costruzioni che potevano essere evitate.

Dal contenitore veniamo al contenuto. Cosa pensa della crisi di identità del Museo, dovuto alla sovrapposizione con lo storico museo del Cavallino a Maranello?
Credo che questa sovrapposizione, che in realtà è solo parziale, possa rappresentare una opportunità per il Mef. Due sono le qualità che potrebbero essere valorizzate. La prima è quella dell’edificio moderno e consiste nella presentazione delle vetture, qui assurte, nella visione dell’architetto, ad autentiche opere d’arte. Se esiste un luogo al mondo che può far trascendere l’automobile ad opera d’arte, questo non può essere altro che la nostra terra. Questa visione estende la possibilità espositiva del Museo che può andare molto al di là di quanto rappresentato dai marchi storici che ci hanno reso famosi nel mondo (in particolare Ferrari e Maserati) e fare di questo luogo un vero “tempio” dei capolavori mondiali del settore dell’automobile. Per questo motivo non vedo rivalità e antagonismi col museo Ferrari di Maranello. Sono anzi convinto che i due musei possano dialogare in modo sinergico e virtuoso. La seconda valenza è quanto esposto nell’altra metà del Museo: la Casa Natale di Enzo Ferrari, il cuore del Museo, quello che dà il senso a tutta l’operazione. Oltre al valore intrinseco (la storia di Enzo Ferrari, il nostro concittadino più illustre) sono convinto che questo contenuto possegga un valore fortemente simbolico che, se colto e valorizzato, potrebbe costituire il principale punto di forza del Mef.

In che senso?
Il cuore del Museo è la presentazione di una grande storia imprenditoriale che esprime la forza della passione, del mettersi in gioco, della caparbietà, del fare squadra. Ci dice che si può partire da un insuccesso (Enzo Ferrari voleva diventare pilota e ha “ripiegato” sulla realizzazione di una Scuderia). Ci dice quanto è importante fare tesoro degli sbagli. Il Mef è un luogo da cui raccogliere energie positive, è l’insieme del vecchio e del nuovo edificio che rappresenta una metafora potentissima. Si può immaginare che quella “avventura” possa essere presa a simbolo di quello che il nostro Paese dovrebbe avere come stella cometa e vocazione: l’affermazione in tutti i campi del “Made in Italy di eccellenza”. Non ci sono dubbi che questo è quello che l’Italia dovrebbe e potrebbe fare in quasi tutti campi soddisfacendo la crescente domanda mondiale di prodotti e stile di vita di qualità. Non ci sono dubbi che questa vocazione ci venga già riconosciuta nel mondo e che costituisca la chiave di volta per il rilancio del nostro paese, ma è necessario fare molto di più per convogliare le energie in questa direzione. E non ci sono dubbi che il nome di Enzo Ferrari rappresenti senza possibili smentite la massima espressione a livello mondiale di questo concetto. La nostra città in altre parole può mettere a disposizione il Mef e il suo valore simbolico per un progetto nazionale di grande respiro.

Dunque, secondo lei il Mef, come “catalizzatore” di energie positive, sarebbe una risorsa cui potrebbero attingere anche altre esperienze oltre a quelle locali?
Il Museo è una mano aperta che potrebbe “proteggere” altre avventure imprenditoriali che anche in altri campi perseguano lo stesso sogno: l’affermazione nel mondo di prodotti di assoluta eccellenza.
Oltre alle iniziative più tradizionali per valorizzare un contenitore museale di grande pregio, potrebbe pertanto nascere un progetto parallelo che porti all’interno del Mef iniziative sulla valorizzazione della creatività italiana. Si potrebbe dialogare con grandi brand che in vari campi, dal design, alla moda, all’alimentare sono già bandiere riconosciute del modello “Industria Italiana di Eccellenza”.
Si potrebbero tenere a battesimo all’interno del Mef nuove aziende e nuovi prodotti ispirati a quella filosofia. Si potrebbero fare iniziative culturali su queste tematiche, raccontare storie di successo, istituire premi per giovani imprenditori e molto altro ancora. E il Mef, con la notorietà del nome che rappresenta e la potenza della sua metafora, potrebbe facilmente diventare un “ombrello protettivo” e un moltiplicatore di notorietà per tante iniziative italiane.
Si tratta di un progetto ambizioso e affascinante da portare avanti con un respiro extracittadino e in sintonia con i soggetti privati e le istituzioni che credono al potenziale che il Paese può esprimere in questa direzione.
Modena potrebbe averne un grande beneficio. L’Italia creativa e volonterosa si gioverebbe di un supporto importante. Credo che Enzo Ferrari ne sarebbe felice.

Filippo Rossi

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