Matti, poveri e depressi: anche questa è Modena

Màt, ovvero matti. Ci sono ancora: a volte invisibili, a volte dimenticati, ma sono sempre lì, nascosti tra le pieghe della città. Eppure oggi la guarigione è possibile. Pochi lo sanno, ma in caso di intervento precoce, la percentuale di guarigione dalle malattie mentali è del 100%. E questo vale anche per le patologie più gravi, come ha ricordato Fabrizio Starace – il direttore del Dipartimento di salute mentale di Modena – nel suo intervento di apertura di Màt – Settimana della salute mentale.

Sono in aumento i giovani depressi

C’è una Modena che si vede e un’altra che si può solo immaginare, come capita sempre in tutte le città, piccole, grandi, ricche o povere che siano: la Modena dei giovani che passeggiano in via Emilia o in zona Pomposa il sabato sera, guidano macchine costose, hanno l’orlo dei pantaloni arrotolato alla caviglia, scarpe costose e sorrisi imperturbabili mentre eseguono diligenti il rito serale dell’aperitivo apparentemente al riparo da abissi di ogni genere.

E poi c’è un’altra Modena, che in alcuni casi forse è la stessa, quella rappresentata dai dati diffusi durante la relazione del dott. Starace, dati che parlano di una Modena dove la depressione giovanile è aumentata, non poco, e quasi sempre di pari passo con la povertà.

Ed eccoli questi dati: l’11% dei giovani modenesi nella fascia tra i 18 e i 24 anni accusa sintomi depressivi.

Un numero alto, che supera sia la percentuale della regione Emilia-Romagna (7%) sia quella nazionale (5%). Sintomi di un disagio che spesso, se non curato in tempo e con la dovuta attenzione, può portare a conseguenze tragiche: nel 2010 l’Emilia-Romagna ci sono stati più suicidi che in Lombardia e Lazio, e Modena veniva subito dopo Bologna in questa triste classifica.

Un problema sanitario e sociale, ma non solo: è anche un problema economico. Le tendenze cambiano e le spiegazioni – soprattutto nel caso dei suicidi – sono sempre molto complesse: inutile bollarli tutti, in modo semplicistico, come “vittime della crisi”. Ma il legame con le condizioni economiche è ormai provato scientificamente.

E non solo nel senso, apparentemente ovvio, che il disagio economico favorisce il disagio personale e dunque psichico. Il problema è anche un altro, a cui si pensa meno spesso, e cioè che un cittadino malato è un cittadino costoso.

I costi sociali dei disagi psichici

La crisi economica aumenta il numero dei cittadini con disagi mentali, ma allo stesso tempo questi cittadini sono anche quelli a maggior rischio povertà. E’ un cane che si morde la coda, e la povertà finisce per colpire chi è già stato colpito.

E’ soprattutto sui giovani che si gioca questa partita così difficile: perché sono loro che una volta adulti diventano – per usare un’espressione brutta, tra il pragmatico e il cinico – “cittadini non produttivi”.

Questo significa che hanno difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro, e se ci riescono hanno difficoltà a restarci, per assenze, problemi con i colleghi o con le regole di convivenza. Una volta perso, il lavoro, è difficile riacchiapparlo, vuoi anche per una tendenza nazionale che vede l’Italia con un alto numero di disoccupati sul lungo termine, cioè quelli senza lavoro da più di 12 mesi: sono il 56,4% del totale dei disoccupati, e la media europea è del 35,3%.

Dunque se  si finisce fuori dalla categoria dei lavoratori, diventa sempre più difficile rientrarci, e questo discorso vale soprattutto per quei cittadini che soffrono di malattie mentali. A volte poi finiscono per delinquere (è il caso tipico di chi soffre di dipendenze), rappresentando  anche un costo giudiziario, oltre che sanitario e sociale.

In soli cinque anni – dal 2001 al 2006 – a Modena i giovani “severamente poveri” sono passati da 2mila a 10mila. E se questo succede in una città ricca di una regione ricca in uno dei paesi più industrializzati del pianeta, figuriamoci altrove.

(immagine in evidenza: photo credit: [phil h] via photopin cc)

(nelle foto, una delle manifestazioni del Màt – Settimana della salute mentale: “Spiàazzati! – Laboratorio aperto di Freak Bikes”)

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