Luci e ombre sul PSC

Quando si inizia un percorso per la definizione del Piano strutturale comunale (PSC), che caratterizzerà il futuro di Modena è importante partire col piede giusto. Dentro le Linee di indirizzo presentate in Consiglio comunale ci sono ancora luci e ombre, sia di metodo che di merito, che vanno chiarite. Ne abbiamo discusso con Eriuccio Nora, già direttore del Coordinamento delle Agende 21 locali italiane.

eriuccio_noraCome giudica il percorso intrapreso dal Comune di Modena per la definizione del PSC?
Innanzitutto credo che il Comune abbia fatto bene a procedere alla redazione di un nuovo PSC, perché quello vigente non è altro che lo spacchettamento urbanistico del Piano regolatore precedente che risale al 1989 mentre nel frattempo si sono registrati importanti cambiamenti economici, sociali e ambientali.

Dal punto di vista del merito?
E’ positivo l’aver deciso di dettare Linee di indirizzo pur non previste dalla legge regionale. In tal modo il Consiglio comunale in quanto massimo organo rappresentativo della comunità ha potuto partecipare alla redazione del Piano fin dalla sua nascita.

Per quanto riguarda invece l’aspetto metodologico del percorso?
Considero inadeguato l’ambito territoriale di riferimento che è sostanzialmente il “Comune di Modena”. Sarebbe stato meglio affrontare il tema del futuro della città intendendola non nel suo aspetto amministrativo, ma un soggetto più vasto, considerando come minimo i comuni della cintura e con un approccio di piano urbanistico sovracomunale. Vorrei che si parlasse del Piano del “Sistema urbano di Modena”.

Nelle Linee di indirizzo non se ne parla?
Se ne parla rispetto a specifici problemi e non in termini strutturali. Prendiamo per esempio il tema degli alloggi: con la mobilità che c’è oggi, è impensabile che la gente viva dove lavora, pertanto dobbiamo piuttosto migliorare il sistema della mobilità pubblica e occuparci di come sostenere con una buona urbanistica la ripresa economica. Il tema del ridimensionamento degli alloggi è diverso se lo affrontiamo in termini strettamente comunali o intercomunali. Credo che il documento nasconda anche un’altra mancanza.

Quale?
La visione della città c’è ma è frantumata in tante parti. Questa fa venire meno una vision vera e propria. Non c’è un capitolo che dica in dieci parole qual è la visione di Modena fra dieci o vent’anni. E’ una debolezza perché fa perdere di incisività il documento e può rendere incerte le scelte successive mentre abbiamo bisogno di scelte radicali e forti.

C’è ancora modo di modificare le Linee?
Nel documento di indirizzo sono state anticipate molte azioni e obiettivi specifici tipici del documento di programmazione vero e proprio. Se sono già state scritti nella prima versione più di 88 obiettivi e 66 azioni concrete si toglie molto spazio alla partecipazione che ha invece bisogno di essere libera. Non ci si deve esprimere su proposte preconfezionate, ma lavorare su una pagina bianca, sulla base di indirizzi precisi che mi dà il Consiglio comunale, ma con ampi spazi per essere innovativo e propositivo. Al momento questo problema è stato in parte risolto il quanto il documento di indirizzi è stato depurato da indicazioni operative anche se ci sono ancora delle scelte puntali che andrebbero rimosse.

Può fare qualche esempio?
C’è un dimensionamento del numero di alloggi atteso senza sapere quanti sono gli alloggi vuoti oppure si dice di confermare le scelte fatte con una variante del Psc vigente, come nel caso delle zone F, in quanto si è in presenza di diritti consolidati. queste scelte andrebbero rimosse perché condizionano fortemente il nuovo Piano.

Su cosa dovrebbe puntare il nuovo PSC?
Innanzitutto deve dire che Modena è una città a consumo di suolo zero. Questa sarebbe una di quelle cose da inserire nel capitolo delle strategie perché diventano messaggi forti per la città, che tranquillizzano i suoi abitanti e nello stesso tempo comunica al sistema delle imprese che il futuro dell’edilizia sta nella riqualificazione e nella rigenerazione dell’esistente ed anche demolire e ricostruire più che nell’espansione e nella costruzione di nuovi edifici in aree rurali o non edificate.

3 risposte a “Luci e ombre sul PSC”

  1. Giusto, il piano PSC dovrebbe avere un respiro più ampio e provare a rivedere alcune delle brutture di vent’anni fa, ad esempio; l’inizio della cosiddetta tangenziale, il raccordo Carpi- Campogalliano verso Modena .
    Il passaggio sul Secchia a tre sole corsie e ancor prima le due corsie (una per senso di marcia) per arrivare al ponte rappresentano credo il più grande obbrobrio strutturale degli ultimi anni.
    Ogni mattina ingorghi e rallentamenti corposi verso Modena ed ogni sera altrettanti per uscire da Modena.
    Abbiamo il bel da dire sulla ipotesi di fusione Modena Reggio, ma loro, i reggiani su questo versante negli ultimi anni ci sono passati avanti e di molto .

  2. I dati del Quadro conoscitivo dovrebbero essere consegnati al Consiglio Comunale prima di chiedere il voto sugli indirizzi. Per fare un esempio: come si fa a votare “un dimensionamento del numero di alloggi atteso senza sapere quanti sono gli alloggi vuoti”?

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