Libera, amore mio…

LiberaCi sono più idee nel fucile di un brigante che nella testa di un democratico”. Ora, immaginate che vostro padre vi cresca con frasi come questa e che abbia la faccia, la voce e la presenza di Adolfo Celi. Immaginate anche che vi abbia chiamato Libera, anzi nome completo: Libera Amore Anarchia. Così, tanto per essere chiari. Infine, immaginate che, cresciute così, vi ritroviate in pieno ventennio fascista, con squadre di picchiatori che girano la mattina del primo maggio, gente vestita tutta uguale, saluti romani e bambini che a scuola studiano la biografia di Mussolini.

Libera amore mio” è un film di Mauro Bolognini del 1975 che racconta la storia di una giovane anarchica, interpretata dalla bellissima Claudia Cardinale. Figlia di un anarchico che ha passato metà vita in galera e l’altra metà al confino, Libera è cresciuta come una rivoluzionaria, anche se cerca di condurre una vita che per comodità definiremo normale. Cioè fa la mamma, la moglie e la casalinga. “Ma come posso fare la casalinga quando fuori c’è la gente che combatte?” si chiede.

Tutto il film ruota attorno a questa difficoltà: come può una rivoluzionaria avere una famiglia? Come si può coniugare l’amore e la rivoluzione? Perché se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, anche il rapporto di coppia non è mica una passeggiata.

In un certo senso il vero protagonista della storia è suo marito Matteo, che la ama incondizionatamente. Non a caso il titolo è “Libera amore mio”, una frase che il bravissimo Bruno Cirino – che interpreta il marito di Libera – ripete più volte durante il film. A causa delle sue idee infatti Libera e famiglia vengono cacciati di città in città, finché non si fermano a Modena.

Ma anche nella tranquilla e sonnecchiante Modena (fino a un certo punto: assistiamo a una fucilazione in piazza Grande), Libera si scontra con i fascisti e viene mandata al confino. Il marito più volte dice “basta, non ne posso più” ma i due ritornano sempre insieme. Lui la raggiungerà perfino su un terreno di battaglia tra partigiani e nazisti, senza nemmeno accorgersi delle pallottole, accecato com’è dall’amore. Quando tutto sembra finito, colpo di scena.

Il film venne girato nel 1973 ma uscì solo due anni dopo per problemi con la censura. Ovviamente problemi di tipo politico. Non piaceva a destra, ma nemmeno tanto a sinistra, visto che metteva in luce le contraddizioni di entrambe le parti. Tutto da vedere al proposito, lo spezzone finale che proponiamo qui sotto:

Le precedenti puntate della serie “Il cinema a Modena”:
Bolidi sull’asfalto a tutta birra,
Quelle lacrime che tornano a scorrere dopo secoli. 

Immagine di copertina: elaborazione grafica da un’immagine in Licenza CC di Striatic.

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