L’autogestione dei partiti

Fallito il tentativo di riforma, in Italia tra poche settimane si tornerà alle urne con il solito (vecchio) sistema elettorale. Tra primarie, congressi, assemblee e autogestioni, anche a Modena i maggiori partiti politici cercano di declinare sul territorio le indicazioni nazionali. Ne abbiamo parlato con i referenti locali. 

 

Il principale compito di una persona impegnata in politica è o dovrebbe essere quello di prendere delle decisioni. Prese di posizione che avranno ricadute sulla vita quotidiana di tutti e che incideranno sullo sviluppo di un territorio. Ma chi decide chi deciderà? La costruzione dell’organigramma e la scelta dei candidati in occasione dell’andata alle urne non avviene nelle stesse modalità e cambia da partito a partito. Punti di vista diversi ci sono anche sullo strumento delle primarie: per taluni fondamentale nella scelta del candidato, per altri legato alla situazione contingente. Ecco chi e come sceglie il proprio personale politico a Modena.

Il vicesindaco di Soliera, Roberto Solomita, è anche responsabile organizzativo del Partito Democratico. La struttura del partito nato dalla fusione di Ds e Margherita è complessa e a carattere territoriale, come spiega lo stesso Solomita: «L’unità organizzativa di base è il circolo. A Modena sono 86 per 150 mila iscritti. Il numero medio di tesserati per circolo è 200, ma si va da realtà molto piccole come Montese, che ha un decina di tesserati, ad altre come Carpi Ovest con circa 600 tesserati. In ogni circolo l’assemblea degli iscritti elegge il comitato direttivo e il segretario, che a sua volta nomina la propria segreteria, uno staff di circa cinque persone con funzioni esecutive. Nei comuni con più di un circolo l’assemblea comunale, rappresentativa dei circoli del Pd del territorio, elegge il segretario comunale, mentre il segretario provinciale viene eletto in fase congressuale dai delegati. Non sono previste primarie per le cariche del partito, ma solo per cariche monocratiche (il candidato sindaco, ad esempio). Negli unici due casi di elezione del segretario provinciale, le primarie non si sono rese necessarie, essendo le candidature di Bonaccini e Baruffi le uniche pervenute. Il segretario provinciale rimane in carica quattro anni, salvo nuovo congresso».

In sintesi, un’organizzazione a piramide, con alla base i circoli e al vertice il segretario provinciale. La scelta delle persone segue sempre la direzionalità dal basso verso l’alto o ci sono delle influenze? «Gli scenari politici locali e nazionali influenzano le candidature, ma in senso stretto interventi dall’alto non ci sono. Esiste uno scambio su vari ambiti, dal coordinamento ai singoli temi come la scuola, il lavoro o l’ambiente. Un partito grande come il Pd ha tra i suoi obiettivi quello di mantenere la democrazia interna ed essere il raccordo tra le istituzioni. A livello nazionale tracciano le linee guida, che noi seguiamo mantenendo una certa autonomia. Lo stesso vale per il programma e per le alleanze. Per quanto riguarda il programma, il Partito Democratico organizza dei forum, una forma più leggera dei vecchi dipartimenti, che riunisce gruppi di lavoro non solo riservati ai tesserati ma aperti agli interessati, per sviluppare varie tematiche e dare una direzione su un argomento specifico. In tema di alleanze l’influenza del partito nazionale è maggiore, ma non vincolante: di volta in volta si scelgono gli schieramenti più adatti per ottenere il principale obiettivo, ovvero la stabilità governativa, e in alcuni casi a prevalere sono questioni locali, per non dire personali».

I processi decisionali del Popolo della Libertà hanno un centro ben determinato: il congresso. Gian Paolo Lenzini, responsabile organizzativo del Pdl, riassume così le modalità di scelta programmatiche e dei candidati del suo partito: «I nostri leader sono espressione di un congresso, l’ultimo ha avuto luogo nella primavera di quest’anno (2012, ndr). In occasione del congresso, gli iscritti votano per le varie liste. Il candidato della lista vincente viene designato alla carica di coordinatore provinciale. Nell’ultimo congresso sono state presentate due liste, con Aimi che ha avuto la meglio su Barcaiuolo. Anche il comitato provinciale viene eletto, con sistema proporzionale, dal congresso. Il comitato provinciale è costituito da un gruppo di 25 persone, che ha il compito di coordinare l’attività, all’interno dei rispettivi settori. Si tratta del fulcro decisionale del partito. Telefonate da Roma? Non ne riceviamo. All’interno del Pdl c’è grande autonomia: sia del locale nei confronti del nazionale, sia viceversa. Anche in occasione delle elezioni la scelta dei candidati viene fatta dal comitato provinciale. La decisione se fare o meno le primarie è presa dalla segreteria nazionale ed è legata alla legge elettorale, ma per il momento la linea del partito è di non fare le primarie. Per quanto riguarda il programma, si costituisce una commissione a livello provinciale formata da otto dirigenti locali, che stabilisce i contenuti della proposta elettorale».

Un’organizzazione simile, fortemente incentrata sul congresso, è quella che si è data l’Unione di CentroFabio Vicenzi, segretario provinciale dell’Udc, spiega che «nel partito ci sono due segreterie, una economico-amministrativa e una politica, con funzioni del tutto separate. Il congresso riunisce tutti i tesserati, a Modena sono poco meno di 700, per eleggere segretario e comitato provinciale, formato da 80 persone. Il comitato provinciale vuole essere una rappresentanza del territorio, ed è quello che decide programmi e alleanze, con gruppi di lavoro su specifiche aree tematiche. Il segretario provinciale viene poi affiancato da una direzione provinciale, formata da 16 membri proposti dallo stesso segretario, con funzioni esecutive. Le nostre campagne di tesseramento sono invece organizzate dividendo il territorio in aree omogenee, con un referente per ogni area. Interferenze di Roma sui candidati? No, siamo autonomi. Certo, la specificità locale viene declinata all’interno di un quadro complessivo, ma direttamente non siamo influenzati. Non si arriva a stare in un partito se non si vive la realtà quotidiana del partito stesso; pensiamo sia fondamentale la partecipazione: se manca impegno politico, a tutti i livelli, è difficile rappresentare la propria parte politica. Questo è uno dei motivi che ci rende scettici in tema di preferenze».

Fonte immagine in evidenza: Politifake.org.

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