L’acquario modenese visto da dietro la vetrina

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La sala del barbiere come centro del mondo? Forse. Per prudenza diciamo la sala del barbiere come centro di Modena. Carlo Mazzoli ci lavora dal 1958. Un po’ in Canalchiaro, da decenni in via Canalino, “comunque mai molto lontano dalla Ghirlandina” spiega. Ogni mattina arriva alle 7.30 e va via la sera alle 19. Nella sua bottega sono passati e passano ancora molti modenesi doc – su tutti Enzo Ferrari, il leggendario Drake – ed è da sempre un testimone silenzioso dei tanti cambiamenti che ha subito il centro della sua città. Lui e i suoi clienti, ormai sempre gli stessi da decenni, qui discutono di calcio, clima e l’altro argomento preferito dai maschi italiani dai 12 ai 99 anni. Ma anche di malattie, barzellette, gossip cittadino: in poche parole della vita. Di politica quasi mai “Quando taglio i capelli a qualcuno non so come la pensa, quindi non si parla di politica”. Dopotutto anche secondo la geometria il centro è un punto particolare ben distinto dai suoi estremi. E così è Carlo: “Alle pareti ci sono i gagliardetti di tutte le squadre, così non scontento nessuno”.

La concorrenza straniera

“Non mi farei lavare i capelli da Carlo, figuriamoci da un pakistano… con tutto il rispetto per il pakistano. Da una pakistana forse sì” dice un cliente che viene qui da quando era un bambino. “I barbieri pakistani o cinesi non mi hanno portato via clienti” spiega Carlo. “Abbiamo clientele di tipo diverso”. La sensazione è che a soffrire siano state soprattutto le parrucchiere per signore, ma chi è abituato da sempre a farsi fare barba e capelli, a discutere della partita di domenica o della notizia del giorno, non ha cambiato posto per qualche euro in meno.

Come un acquario

“Qui non si viene solo per i capelli. E’ anche un posto di ritrovo” spiega uno dei clienti storici. C’è chi entra per leggere i giornali, salutare qualche amico e poi va via. Si commenta il fatto del giorno, come al bar, con la differenza che non si è obbligati a consumare. E’ una di quelle sale da barbiere antiche, dove si osserva il mondo là fuori, quello dietro la vetrina. Un po’ come un acquario al contrario, dove i pesci sono all’esterno, per strada. “Un tempo in questa via c’era un continuo viavai, molte attività, c’era gente tutti i pomeriggi” racconta Carlo. E ora?

Il centro pedonale

E ora le cose sono un po’ diverse. Così dicono. “Il problema sono i parcheggi. Il centro dovrebbe essere tutto pedonale”, ripetono tutti, ma quasi nessuno è d’accordo con la pedonalizzazione di piazza Roma, non senza garanzie: “Il rischio è che si crei una piazza bella ma vuota” spiegano. Però c’è anche chi il centro con fiumane di persone non se lo ricorda proprio e sostiene che semplicemente non c’è mai stato, se non – forse – 50 anni fa. E se una delle caratteristiche di Modena fossero proprio i lunghi portici vuoti e silenziosi da quando fa buio fino alla mattina? “E’ una città difficile da scoprire, ha delle bellezze nascoste” spiega un signore che in centro ci lavora da 20 anni.

Perché non vivere in centro

C’è poi chi il centro lo lascia o non lo sopporta. A Modena come in altre città. Non c’è bisogno di essere sociologi o urbanisti: basta fare due passi per accorgersi dello strano mix di boutique e alimentari pakistani, gioielliere e bigiotterie indiane, bar carissimi e bar economici, vecchie impellicciate dirimpettaie di studenti ed extracomunitari. Pochissimi e molto piccoli i pochi supermercati. I parcheggi, un miraggio. Ma forse è sbagliato anche ridurre tutto a un problema di comodità del consumatore, vedendo nel centro della città una ragnatela che deve attrarre e catturare le persone per consumare, spendere e tornare a casa. Forse dovrebbe essere altro. Ma cosa?

Non c’è niente

E’ un ritornello tipico di tutte le province: “Qui la sera non c’è niente”. L’impressione è che il centro storico delle città sia lo specchio dell’insoddisfazione dei cittadini. E ogni cittadino ci vede quello che non vuole. Tutti sanno cosa non vogliono e nessuno sa cosa vuole. Chi si lamenta del fatto che la sera non c’è niente, poi però non vuole il pub sotto casa con i giovani che fanno casino. Chi si lamenta delle vie solo per ricchi con boutique e negozi di scarpe da mille euro, allo stesso tempo non vuole sentire puzza di kebab o vedere ambulanti sui marciapiedi. E allora forse il centro è come la parete dove Carlo ha appeso tutti i gagliardetti delle squadre: accontenta tutti, per non accontentare nessuno.

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