La rivoluzione della mobilità parte dal basso

Paolo Levoni è Amministratore di Mimesis, società di ingegneria nata come spin-off del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” (Dief). Opera nei settori della fluidodinamica e dell’energia e vanta tra i suoi progetti, lo studio e l’ottimizzazione dei sistemi di ventilazione del Traforo del Monte Bianco.
Mimesis collabora inoltre con diversi enti locali per lo sviluppo di applicazioni per il risparmio e il monitoraggio energetico e per lo sviluppo di forme sostenibili di mobilità. Ed è proprio rispetto alla tecnologia ed alle soluzioni “smart” applicate all’ambito urbano che lo abbiamo interpellato. «Smart cities è una definizione piuttosto inflazionata, spesso associata a progetti che di smart hanno poco, talvolta fumosi o che puntano più all’apparenza che alla sostanza – spiega -. Noi siamo ingegneri, prevalentemente di estrazione accademica, e siamo abituati a sviluppare idee e concetti precisi, di indiscussa applicabilità e interesse pratico».

La prima vostra applicazione è “Wecity”, un progetto di mobilità sostenibile promosso dalla Provincia di Modena con il patrocinio dell’Università di Modena e dell’Ordine degli Ingegneri. Si tratta di una app per smart phone. Come funziona esattamente?
E’ ormai assodato che la mobilità urbana sarà elettrica, indipendentemente dall’ottuso ostruzionismo che si oppone da diversi fronti. Le reti elettriche di domani (non di un ipotetico lontano futuro!) già prevedono l’accumulo distribuito costituito dal parco veicoli collegati alla rete; è solo una questione di tempo. WeCity è la nostra risposta operativa alla domanda “cosa si può iniziare a fare per rendere la mobilità più sostenibile?” WeCity vuole promuovere “dal basso” la rivoluzione della mobilità facendo leva sugli aspetti di condivisione e di comunicazione che i social network consentono. Un parco veicoli completamente elettrico è l’obiettivo finale ma già diverse azioni possono essere intraprese per rendere la mobilità almeno meno insostenibile, come usare mezzi pubblici o cercare di riempire con altri passeggeri le auto con le quali oggi ci muoviamo, solitamente da soli. Tramite una l’app, WeCity permette di cercare e offrire passaggi sulle tue tratte quotidiane per risparmiare tonnellate di CO2, soldi e trasformare una routinaria necessità in un’esperienza sociale; ciò funziona solo se scegli con chi condividere il passaggio, via Facebook o Twitter, oltrepassando così i limiti del car pooling tradizionale. La app inoltre contabilizza, tramite GPS, i chilometri effettivamente condivisi – in auto o con qualsiasi altro mezzo – e assegna dei punti agli utenti, direttamente correlati ai grammi di CO2 (e agli euro) risparmiati.
Il circolo virtuoso si chiude con il gioco: i punti sono le tue fiches, da utilizzare per puntare sui premi “green” disponibili, consultabili nell’apposita sezione della app. I premi sono test drive di veicoli elettrici, ma non il solito test drive di 5 minuti intorno al concessionario, bensì più estesi, di qualche giorno, che ti permettano non solo capire che fino al giorno prima ti muovevi con un rottame preistorico, ma anche di provarne gli aspetti pratici, la ricarica e di fare due conti sul risparmio 1/10 della tua mobilità.

Quanto manca per l’ultimazione della fase di testing? E a che tipo di persone si rivolge la app?
Fortunatamente poco. I tempi di sviluppo sono stati più lunghi del previsto non tanto per gli aspetti tecnici, peraltro non trascurabili, quanto più per gli aspetti legati all’usabilità e comprensibilità del funzionamento. Il successo di una app dipende anche dalla facilità di utilizzo e lo spazio a disposizione, poche schermate delle dimensioni del display di uno smart phone, non è molto. Lo sviluppo ormai è terminato; ora inizia la fase di debugging vero e proprio e contiamo di sottoporla agli store verso l’ultima settimana di maggio.

L’atro progetto, EnergyCity, pare ancora più interessante. Alcuni Comuni della provincia di Reggio Emilia si sono rivolti a voi per ridurre le spese di gas, luce, acqua. In tempi di grande attenzione sui costi della pubblica amministrazione e della politica, la vostra soluzione sembrerebbe promettere risparmi di tutto rispetto, se confrontati ai costi di implementazione, che a prima vista sembrano non molto alti.
E infatti è così; si parla tanto di soluzioni e interventi per il risparmio energetico ma molto spesso neanche si conoscono i propri consumi. Riteniamo che partire dal monitoraggio dei consumi energetici sia la strada più conveniente; spesso basta modificare di poco le proprie abitudini per ottenere risparmi sensibili a costo zero. Analizzare i flussi energetici permette di individuare sprechi inutili, di ottimizzare i consumi e mette in luce ove convenga concentrare le risorse per eventuali interventi.

Le stesse soluzioni potrebbero essere estese alle anche ad aziende e privati?
Assolutamente sì e, talvolta, con benefici anche maggiori. Molti settori produttivi sono energivori e spesso l’energia rappresenta una voce di spesa importante. Quanto detto per il settore pubblico vale anche per il privato con l’aggiunta che la pianificazione oculata dei fondi destinati al risparmio energetico risulta spesso un proficuo investimento per l’azienda.

Crede che per innovazioni in tema di mobilità e di efficienza energetica siano necessari grandi investimenti infrastrutturali? In tempi di crisi un nodo chiave è rappresentato dalla difficoltà di reperire le risorse.
Concetti come “sostenibilità ambientale” ed “efficienza energetica” sono appena nati e la mobilità solo da ieri è visto come un problema invece che come il pilastro principale delle nostre poco lungimiranti economie. Siamo ancora ampiamente in una fase in cui si butta indegnamente l’energia, basti pensare che il rendimento medio di un’auto in ciclo urbano è inferiore al 5% (il che equivale a dire che di 100 euro spesi al distributore 95 li sprechiamo per inquinare e scaldare l’aria circostante); dico questo per sottolineare che, allo stato attuale, con poco sforzo si può ottenere molto su temi come energia e mobilità. Deve però essere chiaro che si sta parlando delle sfide principali di questi secoli, di temi che hanno conseguenze universali per l’uomo e il pianeta e che quindi comportano infrastrutture e grossi investimenti. Ritengo comunque che un’evoluzione culturale in favore di una maggiore sensibilità ambientale sia l’ingrediente imprescindibile.

Avete nuovi progetti in cantiere?
Non so se per fortuna o purtroppo, abbiamo sempre progetti in cantiere e se non ci sforziamo di contenerci, spesso abbiamo anche l’incoscienza di provare a metterli in pratica. Scherzi a parte, sui progetti citati c’è ancora molto da fare quindi, pur essendo tutti partiti di buon passo, li consideriamo ancora in cantiere. Le nostre risorse sono molto limitate quindi ora cerchiamo di concentraci su quelli… è chiaro che in pentola bolle sempre qualcosa.

a cura di
Filippo Rossi

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