La nuova fotografia della sanità della bassa

201208111450-800-croppeddsc1199La vocazione del distretto mirandolese del biomedicale alla ricerca scientifica e tecnologica applicata alla salute, dovrebbe essere un’argomentazione esaustiva per tenere lontano l’approccio ragionieristico della sanità nazionale, dall’ospedale di Mirandola. Non fosse altro per la portata economica sul Pil e per il tema dell’approvvigionamento di mezzo mondo dei prodotti per l’emodialisi, cardiochirurgia, anestesia e rianimazione, aferesi e plasmaferesi, trasfusione, nutrizione, ginecologia. Basterebbe questa argomentazione, ma ne aggiungo un’altra.

La sanità dell’area nord prima del sisma registrava un incremento della popolazione derivata soprattutto dall’aumento della aspettativa di vita (con conseguenti patologie croniche) e a seguito dei flussi migratori dalle altre regioni e dall’estero (con conseguenti nuclei familiari piccoli). Una fotografia tutto sommato simile al resto del Paese, che si poneva di fronte alla preoccupazione della tenuta dei servizi dedicati alla non-autosufficienza, in particolare dopo l’azzeramento dei fondi statali su quel capitolo di spesa, puntellati invece con coraggio e con quote consistenti (430 milioni) dalla Regione.

Dopo il sisma: l’ospedale, così prontamente ricostruito tanto che a giorni finiranno i lavori di ristrutturazione, è diventato il collante sociale di un territorio che ha visto crollare tutti i suoi punti di riferimento.

Oggi ci troviamo di fronte ad una fotografia nuova. E di conseguenza va verificato se quel sistema di risposte riorganizzative dell’ospedale e dell’intera area nord, programmato con attenzione e professionalità prima del sisma, è ancora valido o necessita di essere aggiornato.

Questa discussione si può fare solo se: 1) reperiamo i dati sulla salute della popolazione sufficienti per l’analisi del presente; 2) liberiamo il tema dalle umane ambizioni e aspirazioni di carriera in questo settore; 3) costruiamo con la cittadinanza un patto di fiducia nella costruzione di un percorso di cambiamento adeguato alla nuova situazione che si è prodotta dopo il sisma.

Per passare dalle parole ai fatti, attendo la risposta alle interrogazioni presentate a inizio novembre nei Consigli di Mirandola e dell’Unione. Nello specifico abbiamo chiesto: la situazione esistente il 19 maggio 2012 per quanto riguarda reparti, funzioni specialistiche e posti letto; le indicazioni precise (con tempi e modi) relativamente alla riorganizzazione dell’ospedale di Mirandola; uno schema di confronto tra i due punti precedenti e i contenuti del PAL; situazione aggiornata e puntuale del servizio di emergenza-urgenza di tutta l’Area Nord; tempi, modi e contenuti per la realizzazione della Casa della Salute di Finale Emilia; tabella degli spostamenti dei pazienti della bassa modenese in altri  presidi ospedalieri in questi mesi post-sisma, divisi per patologia o reparto; conoscere se l’Usl sta facendo o intende fare un’indagine sull’aumento della mortalità, dei casi di suicidio o tentato suicidio, dei casi di patologie legate all’evento traumatico del terremoto nel territorio della bassa modenese.

Le risposte costituiranno i pixel della nuova fotografia. Da quell’immagine si potrà costruire una discussione franca con il territorio, i cui abitanti sono aperti ai cambiamenti purché le loro preoccupazioni vengano ascoltate (non solo udite) e ben comprese.

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