La democrazia alla prova delle disuguaglianze

Voce e voto, diffusione e non concentrazione del potere politico, tutela delle diverse opinioni: la democrazia, come sostiene la professoressa Nadia Urbinati, protagonista dell’ottava edizione della Lettura Gorrieri tenutasi a Modena lo scorso 10 giugno, si fonda sul principio di inclusione del diverso ed è la migliore forma di governo per navigare, senza affondare, fra le incertezze del sistema in cui viviamo.

Come rilevò a suo tempo Ermanno Gorrieri, per la democrazia il problema non nasce dalla ricchezza ma dalla concentrazione di essa, che crea impoverimento tra i cittadini delegittimando la democrazia nella sua essenza.
«Oggi la democrazia è messa a dura prova dall’incremento vertiginoso delle disuguaglianze e dall’inadeguatezza del sistema nel fornire risposte opportune. L’agenda politica continua ad escludere il tema delle disuguaglianze dalle priorità, con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi» ha esordito Luciano Guerzoni, presidente della Fondazione Ermanno Gorrieri per gli Studi sociali, promotrice dell’evento.
«Con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione la democrazia cambia di segno: si è venuta a creare una democrazia diretta in diretta che impone al democratico di farsi delle domande precise – ha affermato Urbinati – Come sarà questa democrazia rappresentativa in diretta?  Come essere certi che la maggioranza sarà ancora il centro propulsore della democrazia? Come scongiurare il rischio che il popolo sovrano venga ad identificarsi con la massa indistinta dei più rumorosi? E ancora: come proteggere la democrazia dalle disuguaglianze politiche che nascono da chi ha più dimestichezza, tempo, risorse per usare i nuovi strumenti, da chi urla più forte o clicca più velocemente?».

Centrale nell’intervento della Urbinati “La democrazia alla prova delle disuguaglianze” è stato il richiamo a Beppe Grillo e alla piazza mediatica che con successo è riuscito a sostituire a quella fisica, alimentando il mito della trasparenza che è diventata una vera e propria industria, produttrice di una propaganda falsata che arriva a sfiorare l’ipocrisia. «La democrazia rappresentativa diretta rifiuta la mediazione dei partiti e si avvale dell’assenza di qualsiasi tipo di controllo concessa dalla rete, e vede i cittadini (Grillo non parla mai di popolo ma di cittadini) lontani dal rivendicare una maggiore partecipazione alla vita pubblica come accadeva negli anni Sessanta e Settanta, ma fermi nel pretendere una trasparenza, di intenti e di azioni, la cui garanzia, come tutti sanno, è affidata a professionisti della comunicazione che fanno della trasparenza l’ennesimo strumento mediatico, i cui effetti, per definizione, sono pilotati».

La docente di Teoria Politica alla Columbia University di New York, tra i 35 saggi nominati dal Governo Letta alla Commissione per le Riforme Costituzionali, ha parlato di un processo di mutazione molecolare per descrivere i cambiamenti che stanno attraversando oggi la democrazia, di cui  non riusciamo ancora a cogliere la direzione.
«Tali cambiamenti riguardano la concezione dei diritti e dei doveri, il rapporto tra le classi e il governo della cosa pubblica. Si tratta di una mutazione culturale e ideale che sfocia in un’appropriazione dei diritti non più considerati come universali, che determina la conseguente crescita di pregiudizi identitari e della distanza tra le persone.
Occorre però comprendere le mutazioni attuali con mente aperta, recuperando il valore e la promessa fondamentale della democrazia, grandissima conquista che ci offre, per ogni decisione presa, la possibilità di ritornare sui nostri passi per rivederla, cambiarla, migliorarla – ha concluso la Urbinati – ricordando che l’uguaglianza risiede nel potere di darsi delle leggi e anche se gli effetti delle attuali mutazioni non sono sempre soddisfacenti, dobbiamo saperli interpretare nella consapevolezza che tra tutte le forme di governo, la democrazia è quella che meglio accoglie e promuove l’idea di estraneità tra individui, facendo della diversità una risorsa, inno alla libertà di ognuno».

Una risposta a “La democrazia alla prova delle disuguaglianze”

  1. Il problema forse è anche più semplice. Come diceva Bernard Show:” la Democrazia è la meno peggio di tutte le forme di Governo esistenti. Il guaio èche per essere tale deve essere in mano a UNA MAGGIORANZA. E se la maggioranza è FATTA DI IMBECILLI…..”

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