La creatività plasma il lavoro

teapot 3Sentire continuamente parlare di “non-lavoro” spesso porta a dimenticarci cosa vuol dire parlare di “lavoro”. Eppure, vedere cosa succede quando si prova, con pazienza e dedizione, a forzare i confini entro cui è articolata una professione unendo competenze e passioni, resta una materia interessante. L’importante il più delle volte è avere un’idea. Elisa Paganelli ne sa qualcosa: ha 28 anni, è grafica, illustratrice e imprenditrice; la sua idea si chiama Teapot Graphic Design e ha preso forma in quell’angolo di Largo Sant’Eufemia dove tra un palazzo e l’altro fa capolino il Duomo.

«Teapot è un negozio di assortimento misto – spiega Elisa -. Si va dagli oggetti per la casa al vestiario. Il tratto comune è selezionare prodotti di brand specifici con un design moderno e un prezzo accessibile, che siano funzionali e, quando possibile, rispettino l’ambiente». Lo ha aperto nel 2008 dopo un anno presso un’agenzia di comunicazione che avrebbe potuto darle un lavoro sicuro, in barba alla crisi incipiente e superando una triade di scogli ben nota: essere donna, giovane e imprenditrice.

Elisa, da dove è nata l’idea di Teapot e come si è sviluppata?
«Con Teapot ho voluto fare uscire la grafica dal back-office, renderla qualcosa di diverso da un lavoro dietro una scrivania: ho cercato di dare vita ad una contaminazione tra grafica e design. Alla base c’è l’idea del grafico che consiglia al cliente i prodotti di design e il negozio che diventa al tempo stesso una vetrina per il grafico. Il sogno sarebbe arrivare a commercializzare anche una linea tutta nostra».

teapot 2 Teapot è un negozio particolare, si è inserito bene nel tessuto modenese oppure hai avuto qualche problema?
«Il punto di partenza di Teapot è il “concept store” in stile Nord Europa. Quindi ero terrorizzata dall’idea che in una realtà più piccola e provinciale come Modena non fosse recepito. Invece ho scoperto che il modenese medio viaggia molto, legge, si informa ed è curioso. Pochissimi ormai si stupiscono nel trovare lo scolapasta di fianco al vestito. I clienti, infatti, sono un altro ingrediente fondamentale di Teapot. Il lavoro, in un certo senso, entra dalla porta, poiché il contatto costante con le persone aiuta a capire la tendenza e a seguire i segmenti di mercato giusti».

Inoltre Teapot, come già accennato, è anche una vetrina e ha aiutato Elisa nelle sue attività parallele legate alla grafica e all’illustrazione per ragazzi: tra queste, diverse pubblicazioni con Giunti, De Agostini e Lisciani Giochi, nonché la realizzazione della campagna nazionale per Telefono Azzurro. Le difficoltà incontrate, a conti fatti, restano annidate nelle pecche che in generale sono imputate al sistema-Italia: pochi incentivi all’imprenditoria, mancanza di un dialogo proficuo tra imprenditori e politica, un mercato del lavoro farraginoso, tasse proibitive e l’assenza di programmi a lungo termine. Pur avendo le sue soddisfazioni, Elisa ammette di non escludere un giorno di espatriare, magari in Germania dove è stata di recente in vacanza e dove “si vede immediatamente che la gente è più rilassata, che vive e non sopravvive.” Un’ultima domanda, a questo punto, è d’obbligo.

Da imprenditrice, come vedi la situazione oggi, ai tempi della crisi, delle professioni come la tua, molto legate alla creatività personale?
«Da un certo punto di vista il momento di crisi ha giocato a favore di queste professioni. Molte persone rimaste con nulla da fare hanno trovato lo stimolo per seguire la propria creatività e hanno fatto di necessità virtù. Le idee in Italia ci sono e sono tante, specialmente tra i giovani. L’ingegno italiano esiste e paga. La parte difficile con la situazione attuale, poi, è riuscire a rimanere in piedi».

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