La cattiva informazione forma pessime opinioni

Paiono dettagli a confronto di una vicenda orribile e tragica, e invece non lo sono. Mai. Raccontare i fatti come sono andati davvero è essenziale. Non solo per il giornalismo, ma per la democrazia. Che ha bisogno di una opinione pubblica informata puntualmente e correttamente. E in Italia, da questo punto di vista, siamo messi davvero male.

La vicenda che fa da spunto a questa mia riflessione è  oggi sui giornali di tutto il mondo. Due ragazzi, di 20 e 23 anni, sono stati impiccati in una pubblica piazza domenica scorsa a Teheran per aver compiuto una rapina in strada, il 1° dicembre scorso, ai danni di un passante. A dire il vero in Iran ne sono state impiccate sei di persone nei giorni scorsi, ma a regalare una miriade di articoli sui giornali occidentali ai due ragazzi è la drammatica foto che vedete qui sotto (fonte: Photoblog). Uno dei due, disperato poco prima di venire assassinato, si appoggia alla spalla di uno dei suoi boia che sembra, in qualche modo, consolarlo.

iran_condanna_a_morte

Questa la storia. Terribile. Raccontata dettagliatamente ieri dal New York Times. Da noi ne circola però una un po’ diversa. Stamattina sul Corriere lo scrittore Mauro Covacich commenta la vicenda con delle riflessioni assolutamente condivisibili. Solo che nel titolo del Corriere, il ragazzo impiccato insieme al complice davanti a centinaia di persone, diventa minorenne. Un sedicenne per la precisione. Tanto da farci un bel titolo acchiappalettori:

sedicenne

Un dettaglio? Non proprio. Anche perché in Iran, se non impossibile, è diventato più difficile essere condannati a morte dopo che nel febbraio 2012 il Consiglio dei Guardiani dell’Iran, il corpo di religiosi e avvocati che controlla l’attività parlamentare e certifica la conformità alla Sharia, la legge islamica, ha approvato un nuovo emendamento al codice penale che vieterebbe la pena di morte per i minorenni. Un emendamento con parecchie ombre, come ha riportato il Guardian, perché  la sentenza di morte sarebbe stata rimossa per i minori solo nel caso di reati la cui pena può essere inflitta a discrezione del giudice (ad esempio, per reati di droga). Ma senza entrare nel merito della giurisprudenza iraniana, resta il fatto che l’informazione data dal Corriere è sbagliata, e incide in maniera diversa sulla nostra sensibilità. La pena di morte è orribile comunque, ma lo è in maniera esponenziale se inflitta a un minorenne.

Fa ancora peggio Linkiesta che, in un commento ancora una volta condivisibile, si inventa letteralmente una notizia: i due sarebbero stati condannati a morte per aver compiuto una rapina ai danni di una donna a colpi di machete. Completamente falso. Il rapinato era un uomo, come si vede dal video pubblicato su YouTube, aggredito con un coltellaccio da cucina. L’uomo per altro non è stato nemmeno ferito, cosa che non impedito a un giudice di condannare a morte i due ragazzi (diversi anni di prigione sono stati invece inflitti ai due complici, riporta sempre il NYT).

Ancora dettagli? Forse. Ma le conseguenze di notizie raccontate un po’ come ci pare, dettaglio dopo dettaglio, si vedono bene nel commento di un lettore, sempre su Linkiesta, per niente colpito dalla tragicità della foto del ragazzo piangente sulla spalla del boia: “E per la donna ammazzata a colpi di machete, che cosa bisogna provare? Non è stata forse anche lei brutalmente assassinata e senza nessuna spalla su cui piangere?”.

Come volevasi dimostrare.

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