La carità non è una mensa

«Nella mensa della Caritas di Firenze non ci sono più gli extracomunitari, perché se ne sono andati via. Ormai vanno a mangiare là solo gli italiani. Ci sono in fila con il vassoio le famiglie con lo sguardo basso perché si vergognano». La frase che Beppe Grillo va ripetendo da alcune settimane nel tour della sua campagna elettorale, serve per scaldare la platea su uno dei punti del programma elettorale del Movimento 5 stelle: un piano di emergenza immediato per contrastare la crisi, mettendo al primo posto la creazione di un fondo destinato al reddito di cittadinanza per soddisfare i bisogni primari, dalla casa alla spesa. Sensibilizzare la gente sul tema delle povertà è positivo, ma il dato che l’ex comico presenta è falso.

Da anni si registra un aumento delle famiglie italiane in “zona povertà”, con un incremento delle richieste di servizi assistenziali. Ma questo “sorpasso” di cui si parla non si è ancora registrato. A Modena, per esempio, su 1.667 che si sono rivolte ai Centri di ascolto della Caritas diocesana nel 2012, soltanto 268 sono italiani. A livello nazionale gli utenti sono nel 70% dei casi stranieri. E’ vero che una quota di stranieri ha lasciato l’Italia (anche se al momento non esistono stime ufficiali), ma si tratta di quelle persone arrivate nel nostro paese da pochi mesi, che non hanno fatto in tempo a trovare un lavoro a causa della crisi economia, a ricongiungersi con la propria famiglia e quindi a integrarsi pienamente.

«Ci sono famiglie modenesi che con un aiuto possono arrivare meglio a fine mese, ma non si mettono in fila con gli extracomunitari per ritirare la sportina con generi alimentari». Secondo Federica Zironi, responsabile del Centro di ascolto della parrocchia di Fiorano, gli italiani bisognosi sono per lo più i «recidivi», quei nuclei familiari «da anni seguiti dai servizi sociali, spesso non pienamente inseriti nella società che in qualche modo li ha esclusi». Anche se ogni comune e ogni quartiere fa caso a sé, nella nostra provincia nessuno muore di fame e la povertà più grave è l’esclusione sociale: «Casi veramente difficili non ce ne sono – come spiega Zironi -; certo, ci sono famiglie che hanno bisogno di un aiuto per pagare la bolletta alla fine del mese, ma preferiscono rivolgersi direttamente al parroco, anche per un senso di vergogna, prima di passare dal Centro d’ascolto».

Il linguaggio dei politici, soprattutto in campagna elettorale, crea soltanto confusione e non consente di affrontare in modo serio gli effetti della crisi economia sui cittadini, oltre a ridurre maldestramente la funzione dei servizi di assistenza. Le “mense delle Caritas”, come sbrigativamente le chiama Grillo, sono una cosa diversa dai “Centri di ascolto” aderenti alla rete nazionale degli Osservatori sulle povertà. Il disagio non lo si conosce (e tanto meno lo si risolve) allungando un pacco di pasta e con qualche vestito di seconda mano. «Ogni sabato mattina consegnamo a circa 40/50 famiglie la sportina con generi alimentari – spiega ancora la volontaria di Fiorano -, si tratta di un aiuto a quelle persone segnalate anche attraverso una convenzione con il Comune. Ma l’attività più consistente è quella dell’ascolto delle esigenze delle famiglie, circa 20 ogni settimana».

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Immagine in licenza CC: “Soup Kitchen” di DiAnn

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