Il meglio deve ancora venire

«Essere maturi significa saper fare ciò che è giusto anche se sono i genitori che te lo hanno consigliato»

Istruzioni per rendersi infelici, P. Watzlawick

 

Barack Obama, il candidato Democratico alle ultime elezioni americane, nel discorso tenuto a Chicago in occasione della celebrazione della sua vittoria, ha lanciato agli americani e al mondo il seguente messaggio: “Il meglio deve ancora venire”.

A cosa intende riferirsi il neo-confermato Presidente americano? Si riferisce alla decisa certezza di vedere l’America uscire dalla crisi economica nella quale si è impantanata? Alla certezza di diminuire significativamente gli elevati livelli di disoccupazione presente sul territorio nazionale? O, ancora, all’impegno e quindi alla certezza di completare il cantiere del sistema sanitarioamericano e dare quindi garanzie e tutele certe a tutti i cittadini americani?

Se da una parte il neo-Presidente Obama avrà pensato a tutti questi aspetti tecnici mentre pronunciava quella frase, dall’altra è bello immaginare che “il meglio deve ancora venire” annunciato da Obama si riferisca, molto più semplicemente, all’auspicato aumento del livello di felicità di tutti i cittadini americani. L’America è uno dei pochi Paesi al mondo ad avere nei propri documenti fondativi il diritto alla felicità, ed è sperabile che il neo-Presidente abbia voluto con quella dichiarazione aprire nel sistema di aspettative degli americani un eccezionale pertugio di ottimismo, prospettando a loro la certezza di ricevere in futuro non solo un lavoro sicuro, non solo migliori standard economici, non solo maggiori tutele, ma – soprattutto – la possibilità di posizionarsi su un gradino superiore della scala della felicità. Da questo punto di vista, la frase di Obama è servita per riaccendere l’infinita speranza del Sogno Americano, facendo leva sia sulla grande retorica americana di cui il Presidente Obama è maestro, sia sulla concretezza di quattro anni di atti e di impegni concreti realizzati. Il futuro comunque dirà se Barack Obama aveva ragione.

A noi italiani rimane capire se mai saremo in grado di coniugare retorica e azione e ri-accendere in questo modo il desiderio infinito di felicità presente in ognuno di noi o se, piuttosto, continueremo a farci condannare ancora o ostinatamente dall’idea dell’eterna infelicità?

Se per la ricerca della felicità servono nuova cultura, nuova mente e nuove relazioni al potere, per quanto riguarda la possibilità di garantirci l’eterna infelicità è sufficiente prendere in mano e leggere un buon libro: Istruzioni per rendesi infelici di Paul Watzlawick. Buona lettura.

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