Il futuro è “casa insieme”

Paolo Negro 1L’Azienda di Servizi alla Persona Comuni Modenesi Area Nord, per reagire all’emergenza terremoto, ha ripensato alcuni importanti servizi alla persona, in particolare alle strutture per anziani, sviluppando un progetto innovativo che ha trovato numerosi sponsor privati. Recentemente e a prosecuzione di tale esperienza, ha anche presentato un progetto europeo, in collaborazione al Centro Servizi di Volontariato di Modena, l’Ausl, Regione Emilia-Romagna, Aretès, l’Università di Venezia. Ne abbiamo parlato con il presidente Paolo Negro di raccontarci questi progetti, proseguendo così la riflessione sul percorso avviato dal Comune di Modena per la definizione del PSC, il piano strutturale comunale.

Può raccontarci il valore aggiunto che caratterizza questi progetti?
L’iniziativa, che stavamo immaginando ed elaborando in termini generali già prima del sisma, si muove nel solco del cosiddetto housing sociale e parte dalla nostra esperienza di gestione dei servizi per anziani. Abbiamo accelerato la messa in campo del progetto, constatando il fatto che sono stati proprio gli anziani la parte più colpita dal terremoto, sul piano psicologico oltre che su quello materiale. E’ difficile che una coppia di ottantenni si metta a ricostruire la propria casa o non facile tornare nella propria casa al quinto piano se già prima del sisma quella condizione abitativa non era ottimale sul piano dei propri bisogni assistenziali quotidiani.

In cosa consiste?
Il progetto, che abbiamo chiamato “Casa Insieme”, prevede la realizzazione di microcomunità di anziani, o disabili, che abitino insieme, ognuno con il proprio mini appartamento che assicuri l’autonomia della persona, ma vivano anche la dimensione di comunità in spazi diurni condivisibili e condivisi. Ciascuna comunità sarà formata da sei mini appartamenti e da un settimo appartamento per l’assistente. A ciascuna comunità, integrata con l’assistenza domiciliare e il telesoccorso, sarà assicurata una risposta graduale e flessibile di servizi assistenziali in base alla domanda della persona e della comunità, fino ad arrivare se necessario ad un’assistenza h24. Saranno comunità costruite ad un piano, in legno, adottando le più avanzate soluzioni di ecosostenibilità ed il più possibile integrate con la vita dei quartieri in cui saranno collocate.

Come pensate di finanziarie questo progetto?
Abbiamo lanciato una gara di solidarietà, il sogno di realizzarne una per ognuno dei novi comuni dell’Unione, facendo conoscere il progetto, con tanto di disegno e costi, poche settimane dopo il sisma. Abbiamo già raccolto oltre 3 milioni di euro, da soggetti privati donatori, che renderanno possibile sei comunità a: Medolla, Mirandola, San Felice, Cavezzo, Finale Emilia, San Prospero. Mancano le risorse per realizzare le ultime tre per: Concordia sulla Secchia, San Possidonio e Camposanto. La spinta alla solidarietà della prima fase post terremoto si va esaurendo, ma rimango ottimista: troveremo anche le risorse per le ultime tre. Abbiamo candidato questo progetto sulla linea di bando comunitario, programma Progress, per mettere in relazione questo modello di intervento con altre esperienze avanzate analoghe a livello europeo, nel campo dell’housing sociale. Lo scopo è scambiare buone prassi, arricchire la nostra esperienza e le nostre competenze ed offrirle al sistema di welfare regionale e nazionale, guardando all’Europa.

Il PSC, grazie alle novità introdotte dalla Legge Regionale n. 20/2000, può tradursi in una straordinaria occasione di confronto con la comunità, per condividere gli obiettivi strategici della città e per partecipare alle decisioni programmatiche che ne devono conseguire. Pensa che in tale contesto debba essere valutati anche il sistema del welfare e dei servizi locali, come peraltro è stato fatto in altre città, anche della nostra provincia?
Si, la valutazione delle domande e di forme di risposta del sistema di welfare deve essere parte integrante della programmazione di sviluppo anche urbanistico di una comunità: la nuova programmazione urbanistica proietta una sguardo molto lungo, sui prossimi venti anni e più dello sviluppo e della crescita urbana di una comunità, e di questo sviluppo non può non far parte la domanda di welfare.

IL PSC e il suo documento di indirizzi dovrebbe anche affrontare il tema della sostenibilità dei servizi e le modalità di finanziamento del Piano? Come pensa che dovrà finanziarsi, in futuro, il welfare locale?
E’ molto difficile dare una risposta. Prima occorrerebbe rispondere a questa domanda: come sarà il sistema di welfare fra vent’anni? quali saranno le domande? Certamente servirà molta più flessibilità rispetto al passato nell’immaginare le risposte. Con ogni probabilità dovremo fare i conti stabilmente, oltre che con un minor gettito da oneri di urbanizzazione, con minori risorse pubbliche che garantiscano, oltre alla costruzione, la gestione dei servizi. A livello di sostenibilità finanziaria, credo dovrebbero essere utili sistemi premianti a favore di quei privati che assumano iniziative dirette e autonome di risposta alle domande di welfare. Dovremo immaginare più in generale risposte che si fondino molto meno sul finanziamento pubblico e molto più sulla solidarietà di comunità e sulla contribuzione dei cittadini. Mi rendo conto che il propellente sia stato del tutto eccezionale, il sisma, ma il progetto Casa Insieme sarà realizzato con la sola solidarietà di privati e le micro comunità, salvo casi particolari, la gestione si reggerà in equilibrio fra costi dei servizi personalizzarti e le rette versate dagli anziani ospiti.

a cura di
Luca Barbari

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