Idea batte forbice

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Tagliati 2/3 dei fondi in cinque anni e volontari in calo, ma il terzo settore resiste a suon di nuove idee. E Angelo Morselli, presidente CSV, avverte: “Solo un welfare locale, col contributo dei privati, può salvarci”.

Contributi crollati da 900 a 300 mila euro, meno personale a disposizione e una sempre maggiore richiesta di servizi. Nemmeno il mondo del volontariato è riuscito a scampare ai colpi della crisi economica e ai tagli che ne sono derivati. Il terzo settore ha dovuto rivedere i suoi conti, facendo anche scelte dolorose, per continuare a garantire il maggior numero di servizi e ad essere ancora un importante alleato per le Pubbliche amministrazioni.

«In cinque anni – spiega Angelo Morselli, presidente del Centro di Servizi per il Volontariato di Modena – abbiamo perso 2/3 delle risorse, un calo vertiginoso, che ha costretto il CSV e le associazioni di volontariato a rivedere le proprie strategie. Durante i periodi di crisi si verifica un calo dei volontari, perché le persone faticano a trovare tempo per gli altri quando devono far fronte ai problemi propri o della propria famiglia. In più, negli ultimi anni, l’aumento dell’età pensionabile ha penalizzato il terzo settore in termini di numero di volontari. Solitamente si diventa volontari una volta usciti dal mondo del lavoro, ma una cosa è uscire a 52 anni un’altra a 65: le forze sono minori e una persona è meno incentivata. Anche per questo come CSV abbiamo pensato di rivolgerci ad altre categorie, per sensibilizzare, attraverso progetti mirati, i più giovani. Dalle scuole elementari all’università, ragazze e ragazzi possono essere risorse importanti per il mondo del volontariato».

Le sforbiciate maggiori, secondo quanto riferito dal presidente Morselli, hanno riguardato i servizi alla persona e in particolare il settore sociosanitario: «La crisi ha reso ancora più difficile la condizione di chi già non se la passava bene. Chi già stava male ora sta peggio, i tagli colpiscono duro chi ha più bisogno e chi è solo: così uno è penalizzato due volte. Il problema principale riguarda i trasporti, per noi è aumentata la richiesta da parte dei Comuni e proviamo a fare il possibile per venire incontro a questa emergenza. Sempre minori contributi – precisa Morselli – arrivano anche dal “5 per 1.000”, una quota che ogni anno viene inserita all’interno della Legge Finanziaria e per cui negli ultimi anni c’è una concorrenza spietata da parte delle associazioni. La mancanza di risorse ha però il suo lato positivo della medaglia». Quale? «Quello di sviluppare l’ingegno. Il volontariato è una fucina di innovazioni, ogni anno incontriamo le associazioni e sviluppiamo una sola idea delle tante che escono da questi incontri. L’ultimo è stato il social market Portobello, ma per il prossimo anno abbiamo già in cantiere un nuovo progetto di cohousing sociale, per venire incontro alle esigenze dei più anziani. Si tratta – precisa Morselli – di una microresidenza la cui gestione è affidata a volontari e ai familiari degli ospiti. La nostra idea è quella di ospitare le persone anziane in una casa privata, nella quale i parenti possono accedere liberamente e in qualunque orario, possono rimanere a dormire e passare del tempo col proprio caro. La sostenibilità economica? È garantita dal fatto che i familiari si impegnano a prestare servizio una volta a settimana o ogni quindici giorni e ad aiutare i volontari nel gestire la struttura. L’obiettivo del progetto è quello di dare dignità alla persona. In alcuni paesi europei queste strutture sono già presenti, ma si è sempre scelto di posizionarle su strade vicine, disincentivando l’integrazione. Noi vogliamo fare l’esatto opposto: aiutare le persone ad integrarsi».

Tante idee, poche risorse e richieste di aiuto in aumento: il volontariato può trovare una via di fuga dalla crisi e dai suoi tagli? «L’unica possibile soluzione è andare oltre il welfare pubblico e costituire un welfare locale, sostenuto da tre pilastri: pubblico, privato e volontariato. Quando ci sono idee interessanti i privati attenti alla “responsabilità sociale d’impresa” partecipano con entusiasmo, Portobello ne è un esempio. In questa fase è necessario coinvolgere anche i privati in azioni concrete di volontariato, da loro possono arrivare al terzo settore quelle risorse che le Amministrazioni pubbliche non riescono più a garantire».

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Giornalista in costruzione da dieci anni, dal primo passo nella redazione di TeleRadioCittà nel 2003, collaboro da cinque anni con La Nuova Gazzetta di Modena e da tre con il settimanale diocesano Nostro Tempo.

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