I progetti degli altri eroi

Cosa promettono gli altri eroi? Dopo le risposte dei candidati democratici, abbiamo posto le stesse quattro domande ai prossimi deputati e senatori modenesi in lista per Sel, Pdl e Udc.

Si parte con Massimo Mezzetti, 1357 preferenze raccolte in Regione (637 a Modena e provincia) nelle primarie di Sel, capolista emiliano al Senato.

Una volta eletto, quale nuova legge vorrebbe proporre in Parlamento? A quale proposta di legge vorrebbe lavorare direttamente?

Sono evidentemente tante le cose a cui vorrei contribuire per poter cambiare l’attuale stato di cose in tanti campi. Mi concentro su due in particolare: la prima, che è più nelle mie corde per l’attuale ruolo istituzionale che ricopro, subito una legge nazionale per lo spettacolo dal vivo che chieda a Stato e Regioni di collaborare per investire in un’ottica triennale sulle strutture e sui progetti più qualificati e innovativi. Il sistema dello spettacolo dal vivo (teatro, danza, musica) attende da decenni una legge nazionale. Mancano una visione del futuro e gli strumenti adeguati ai mutamenti che da tempo hanno interessato la creazione artistica e l’offerta culturale. La seconda, che avrebbe una ricaduta favorevole anche per i lavoratori in campo culturale, una misura legislativa per combattere la precarietà quando si esce dal lavoro, attraverso l’estensione in senso universale degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie dei rapporti di lavoro.

Da neo-parlamentare, quale legge vorrebbe vedere abrogata?

Sempre rimanendo in tema e sempre per combattere la precarietà, questa volta durante il lavoro, l’abrogazione della norma (articolo 8 della Legge 138 del luglio 2011) che consente la deroga ai contratti sulla base di accordi locali e determina quindi lo svuotamento del contratto nazionale e dello Statuto dei Lavoratori.

Non di meno vorrei abrogare leggi come la Bossi-Fini e la legge Giovanardi, che hanno imposto un modello discriminante di giustizia: tollerante sino all’impunità per i potenti e i privilegiati e spietato e razzista verso gli stranieri e gli emarginati. La spaventosa condizione delle carceri italiane è figlia di questa politica, classista e securitaria, che ha prodotto il degrado degli istituti di pena, con la reclusione dei migranti nei centro di espulsione e la persecuzione dei tossicodipendenti, con la mortificazione dei richiedenti asilo.

Come ha recentemente spiegato la Banca d’Italia in un suo bollettino, la metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco detiene il 45,9% della ricchezza complessiva. A suo parere, quali misure il Parlamento potrebbe adottare nei prossimi mesi per rendere più equo il sistema della redistribuzione dei redditi?

È chiaro che il tema della redistribuzione delle ricchezze e di un’equa partecipazione al risanamento del Paese è ormai il tema dei temi. La via d’uscita è una riforma del sistema che allarghi la base imponibile e riduca la pressione fiscale sui soggetti che oggi contribuiscono onestamente. La pressione fiscale va ridotta anche per le imprese, attraverso un sistema premiale.

Occorre intervenire per rendere il prelievo fiscale uno strumento giusto e la prima riforma dovrà essere quella di rendere efficienti i metodi di riscossione, a partire da una integrazione tecnologica di tutte le banche dati che possono incrociarsi per accertare l’entità effettiva dei redditi e dei patrimoni.

La vera rivoluzione fiscale sarà quella che consentirà alla maggioranza degli italiani di pagare meno imposte grazie alle risorse prelevate da chi non ha mai pagato quanto avrebbe dovuto.

A tal fine penso all’introduzione di un’imposta patrimoniale che gravi sugli attivi finanziari, essendo quelli reali, le abitazioni, già colpiti dall’IMU. Vanno esonerati totalmente il 50% più povero della popolazione, va assoggettato all’aliquota massima ipotizzata il 10% più ricco e va individuata un’aliquota agevolata per il rimanente. Risulteranno esenti i patrimoni al di sotto dei 700 mila euro. I grandi patrimoni dovrebbero essere tassati all’1,5% e quelli meno cospicui a due aliquote agevolate alternative tra loro: lo 0,15% e lo 0,30. In questa ipotesi il gettito si attesta intorno ai 20 miliardi di euro annui. Insomma deve essere praticato un sostanziale riequilibrio del prelievo in favore delle classi meno abbienti.
Famiglie ed imprese meritano dal punto di vista fiscale una maggiore attenzione. Per le famiglie si può prevedere la creazione di una “no tax area” che cresca in funzione dei carichi familiari, in luogo dell’area “no tax” prevista attualmente dalla struttura Irpef che non ha nessuna relazione con i carichi familiari. Per le imprese va presa in considerazione la drastica diminuzione dell’aliquota dell’Ires, in particolare per chi assume, per chi investe in innovazione di prodotto e di processo e per lo startup, spostando invece la tassazione sui dividendi e sui capital gains.

Quali alleanze devono (o possono) essere fatte da Sel, dopo l’entrata in politica del premier “tecnico”?

SEL è alleata con il PD e con il Centro Democratico di Tabacci per ottenere la maggioranza dei voti e dare al Paese un governo stabile. Questo è il nostro obiettivo. Ovvio che sulle grandi riforme di carattere istituzionale ed europeo il confronto dovrà essere aperto a tutte le forze non populiste e antieuropeiste presenti in Parlamento e nel Paese.

Kaptain Mezzetti

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