I progetti degli altri eroi / 3

modena candidato UDC torrini davide candidato sindaco MOCon il suo terzo posto nella lista della Camera, il segretario regionale dell’Udc Davide Torrini ha ottime opportunità di entrare in Parlamento.

Torrini, insieme all’ex sindaco di Finale Emilia Raimondo Soragni (quarto nella lista unica Udc-Monti al Senato), è il rappresentante del Centro all’ombra della Ghirlandina. Fisco, spesa pubblica, lavoro e legge elettorale tra i temi affrontati dal segretario Udc, che anche sulle alleanze ha le idee chiare.

Una volta eletto, quale nuova legge vorrebbe proporre in Parlamento? A quale proposta di legge vorrebbe lavorare direttamente?

Il Paese ha bisogno oggi di molti ed articolati interventi di riforma legislativa, anche a causa della colpevole latitanza dei Governi Prodi e Berlusconi. Tra i più urgenti ritengo che ci sia quello di una rimodulazione del carico fiscale che consenta di ridurre le imposte sul lavoro e sulla famiglia, al fine di agevolare, da un lato, la nascita di nuove opportunità di lavoro e la stabilizzazione di rapporti precari e, dall’altro, favorire una ripresa dei consumi delle famiglie che inneschi una spirale positiva sulla produzione.

Tutte le proposte che prevedono nuove spese o riduzione di imposte devono, però, essere accompagnate da provvedimenti che ne garantiscano la sostenibilità economica, al fine di evitare che la campagna elettorale si trasformi nel trionfo della demagogia e del populismo che hanno già pesantemente impoverito il Paese in questi ultimi anni.

In questo senso sarà necessario mettere mano da subito ad una grande revisione, riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica, oggi vista come la grande zavorra che blocca l’Italia, affinché torni invece ad essere il motore dell’equità e dello sviluppo: ridurre i livelli istituzionali (eliminare le Province e procedere alla fusione dei comuni oggi raggruppati nelle unioni), razionalizzare quelli che restano (ridurre Regioni e Comuni) insieme a tutti gli enti di riferimento (prefetture, questure, camere di commercio, ecc.) è la prima grande riforma istituzionale su cui procedere da subito.

Parallelamente, e su questo mi piacerebbe impegnarmi direttamente per sfruttare la mia esperienza da consigliere comunale, è urgente mettere mano alla gestione dei servizi pubblici (sanità, sociale, istruzione, ecc.): occorre, da un lato, liberalizzare i servizi favorendo competizione e concorrenza e, dall’altro, bloccare il turn over e trasferire personale che esegue attività indirette (pianificazione, formazione, controllo, ecc.) verso la gestione diretta dei servizi, ampliando la capacità di risposta e riducendo la pesante burocrazia che grava su famiglie e imprese.

Da neo-parlamentare, quale legge vorrebbe vedere abrogata?

La legge elettorale. È assolutamente necessario ridare ai cittadini il potere di scegliersi i propri rappresentanti, reintroducendo le preferenze: questo riavvicinerebbe la politica alla gente, toglierebbe ai partiti questo potere smisurato sul Parlamento che ha pesantemente indebolito la nostra democrazia negli ultimi anni, esponendola ai facili attacchi dell’antipolitica e del populismo.

Adombrare sospetti sulla corruzione e sul voto di scambio, che vanno prevenuti e perseguiti con la legge, è solo una scusa per conservare questo sistema feudale che ci impedisce l’esercizio della buona politica che trova le sue radici in mezzo al popolo.

Come ha recentemente spiegato la Banca d’Italia in un suo bollettino, la metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco detiene il 45,9% della ricchezza complessiva. A suo parere, quali misure il Parlamento potrebbe adottare nei prossimi mesi per rendere più equo il sistema della redistribuzione dei redditi?

La prima mossa che ritengo assolutamente indispensabile è l’introduzione del quoziente famigliare: solo passando la tassazione dai singoli individui alla famiglia nel suo complesso si può iniziare un percorso che renda più equa la distribuzione delle ricchezza nel nostro Paese. A partire da questa necessaria rivoluzione fiscale si possono individuare aliquote e sgravi che non colpevolizzino i grandi redditi ma che consentano di ridurre drasticamente il numero delle famiglie che oggi vivono sotto la soglia di povertà.

Quali alleanze devono (o possono) essere fatte dall’UDC, dopo l’entrata in politica del premier “tecnico”?

Solo quelle e tutte quelle che consentono il perseguimento di un programma innovativo e riformista, capace di superare corporativismi e rendite di posizione, elementi che hanno frenato e stanno facendo sprofondare il nostro Paese: in questo senso temo poche o, forse, nessuna, considerando le posizioni di Sel e della Lega, di una parte del Pd a trazione Cgil e del PdL demagogo e populista che Berlusconi ci sta riproponendo.

Auguriamoci invece che dopo le elezioni qualcuno torni a guardare con realismo alle difficoltà e ai bisogni dell’Italia e non vanifichi i pesanti sacrifici che i cittadini hanno fatto per evitare di finire come Spagna e Grecia.

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