I due papi

Francesco I, duca o Papa? Da questo interrogativo, comprensibile solo da chi vive a Modena e ne conosce la storia, ha preso il via l’incontro al Centro culturale Francesco Luigi Ferrari con padre Lorenzo Prezzi, direttore di Settimana, che ha raccontato il breve ma intenso periodo di transizione che ha portato all’elezione del nuovo pontefice.

Tutto ha avuto inizio a partire dalle dimissioni di Benedetto XVI, la più importante decisione del suo pontificato e quella con cui verrà maggiormente ricordato. Anche i precedenti papi avevano affrontato l’ipotesi della possibile rinuncia, ma nessuno l’aveva mai messo in pratica: come disse Wojtyla “non si scende dalla croce”, scegliendo la sua stessa consunzione come ultima testimonianza da offrire al popolo di Dio.
Benedetto XVI ha invece deciso di concludere il ministero petrino nella preghiera e nel silenzio, per evitare che altri gli prendessero la mano nel governare la vita della Chiesa, come ad esempio avvenuto con i 40 vescovi nominati da Giovanni Paolo II negli ultimi giorni di vita.
Una scelta, quella dei 115 cardinali elettori per il cardinale Bergoglio, che è risultata del tutto inaspettata sia per i suoi 76 anni di età, sia per essere già stato il più votato tra i non eletti al precedente conclave. Ed invece fra i due principali papabili, il cardinale di Milano Scola e il cardinale di San Paolo Schrerer, un terzo prelato proveniente dalla “fine del mondo” acquistava consensi scrutinio dopo scrutinio, fino a raggiungere un probabile plebiscito.
Una decisione che rivela lo spostamento del cattolicesimo verso il sud del mondo: oggi ormai due terzi dei cattolici vivono in Paesi del sud del mondo, spesso nella povertà delle immense megalopoli urbane.
Un’immagine, quella del nuovo Papa, che ha fatto irruzione nella storia con la più assoluta semplicità di un discorso partito dal saluto «Fratelli e sorelle, buona sera» e proseguito parlando di sé come vescovo di Roma valorizzando la collegialità episcopale, quasi mettendo da parte la sua investitura papale, recitando con la folla le preghiere più popolari e chiedendo su di sé un momento di preghiera silente, quasi una benedizione dal popolo.

Uno stile nuovo che dimostra l’animo del pastore che sente il desiderio di rivolgersi alle persone con un linguaggio vicino e comprensibile.
Ma al di là delle semplificazioni dei media, che difficilmente escono dalla logica “destra sinistra”, “conservatore e progressista”, chi è veramente il primo cardinale latino americano salito sul soglio pontificio?
È uomo di spirito ma non è spiritualista, la sua lettura della realtà sociale, storico culturale e politica è lucida e acuta, non lesina le accuse alle forme di sfruttamento, al narcotraffico, alle situazioni che generano povertà ed emarginazione e alle deviazioni provocate dagli eccessi dell’economia speculativa .
È uomo di Chiesa e assolutamente rispettoso dell’ortodossia dottrinale e della disciplina ecclesiastica, ma non è clericale, la sua attenzione al popolo e ai “suoi” poveri è continua ed incessante.
Insomma, è un pastore semplice, dal tratto umile, attento al suo interlocutore, vicino a tutti. Ha fatto per sé la scelta di una povertà personale e di una solidarietà di vita che lo avvicina a tutti e lo rende profondamente empatico.

In ultima analisi, Francesco I non è soltanto il nome di una persona ma un progetto di Chiesa povera, semplice e più evangelica, che rinuncia ai simboli del potere e a quei fasti secolari che tanto ostacolano la credibilità del suo messaggio. Soltanto il tempo ci dirà se quel progetto verrà realizzato.

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