“Ho perso il controllo”. Ma non è vero!

“Dopo l’ennesimo litigio, la mia mano non si è fermata così come non si erano fermate le parole e le spinte. Poi le botte, le urla e il sangue. Già, il sangue” racconta Mauro (nome di fantasia), che negli ultimi mesi si è rivolto a Ldv (Liberiamoci dalla violenza – Centro di accompagnamento al cambiamento per uomini di Modena).

«Non esiste espressione più inappropriata (e paradossalmente più usata) di ho perso il controllo per esplicitare la commissione di una violenza, perché compiere una violenza non è perdere il controllo, ma è indirizzare consapevolmente e volontariamente la propria energia, la propria forza, il proprio comportamento, verso un’azione violenta» spiega Monica Dotti, sociologa sanitaria e coordinatrice del progetto Ldv, l’unico esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti, centro gestito dall’Azienda Usl di Modena, ad accesso gratuito, che dal 2 dicembre 2011 (quando è stato aperto) al 30 aprile 2013 è stato contattato da 181 persone. Attualmente sono in trattamento individuale 28 uomini di cui 4 stranieri, di età compresa tra i 27 e i 65 anni (professione: operai, artigiani, piccoli imprenditori, bancari, insegnanti, dirigenti, rappresentanti, impiegati, pensionati, disoccupati).

L’indagine Istat, relativa al 2006, (l’ultima a disposizione) sulla sicurezza delle donne identifica tre diversi tipi di violenza contro le donne: fisica, sessuale e psicologica. Dentro la famiglia (da partner o ex partner) e fuori dalla famiglia (da sconosciuto, conoscente, amico, collega, amico di famiglia, parente etc). Sono 6 milioni e 743mila le donne, tra i 16 e i 70 anni, vittime di violenza fisica o sessuale in Italia. Almeno 5 milioni ha subito, almeno una volta nella vita, una violenza di tipo sessuale (il 23,7% del campione intervistato) mentre 3 milioni e 961mila donne (18,8%) ha subito violenze fisiche. Nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate e i partner sono, statisticamente, i principali responsabili delle violenze fisiche e degli stupri.

«Nella nostra città, nel 2012 sono state 268 (155 italiane e 113 straniere) le donne accolte dal nostro centro, di cui una quarantina ha continuato il percorso iniziato nel 2011 mentre le restanti sono nuovi contatti» spiega Barbara Bertolani, referente del Centro Antiviolenza di Modena, che insieme a Ldv, associazione Gruppo donne e giustizia di Modena, Vivere donna onlus di Carpi e il Centro di ascolto per donne in difficoltà del comune di Sassuolo, rappresentano nella nostra provincia le principali realtà che si occupano di questo tema.

«Quello della violenza sulle donne è un fenomeno trasversale, che tocca tutte le classi sociali e non ha confini geografici – affermano Dotti e Bertolani –. Si tratta di un problema sociale scaturente da una radicata cultura maschilista (ricordiamoci che fino al 1981 in Italia esistevano le attenuanti per il delitto d’onore) che impone, per essere attenuato, di lavorare sulla questione culturale nel lungo periodo, facendo azione di prevenzione sull’identità di genere».

La normativa recepisce sempre quella che è la cultura di una società e a tal proposito, si ricorda che nel giro di 40 giorni sono più di 10mila le firme raccolte in Emilia-Romagna a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare Norme per la creazione della Rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della cultura dell’inviolabilità, del rispetto e della libertà delle donne voluta e costruita dalle donne della Conferenza regionale delle Democratiche. Dal 14 maggio è iniziato il giro di raccolta firme nelle polisportive modenesi e anche Arci Modena ha aderito all’iniziativa: sul sito www.arcimodena.org si trova l’elenco completo e aggiornato dei banchetti già organizzati presso le polisportive in cui i volontari saranno presenti per raccogliere firme.

«Sfatiamo l’opinione diffusa che la crisi economica abbia acuito l’insorgere di questi fenomeni di violenza, perché non è così – precisa Alessandro De Rosa, psicologo, collaboratore del centro Ldv –. Si tratta di un fenomeno sommerso, che è sempre esistito nelle proporzioni che oggi ci sembrano maggiori rispetto a un tempo, solo perché i media vi riservano più spazio che in passato ma la crisi economica non incide, anche se ovviamente appesantisce situazioni già di per sé assai critiche».

«I bambini? Sì, hanno assistito, qualche volta, a scene di violenze. Ma non penso che li influenzi molto» è un’altra delle frasi raccolte durante i colloqui con alcuni utenti di Ldv.

«Non è da trascurare il tema della violenza assistita che concerne i figli delle donne che subiscono violenza e che vivono nell’ambiente in cui viene esercitata – conclude Dotti –. Degli uomini che Ldv segue, nessuno è affetto da una patologia psichiatrica o da dipendenze: si tratta di uomini che hanno difficoltà nella gestione delle proprie emozioni, su cui lavoriamo per proteggere le donne e i minori con cui sono in contatto. La guarigione per noi è una parola grossa perché qui non c’è alcuna malattia, non c’è patologia: la violenza è un comportamento e noi lavoriamo per la cessazione di un comportamento sbagliato».

Il Centro Ldv ha sede presso il Consultorio Familiare di via Don Minzoni 121 a Modena, è aperto tutti i venerdì pomeriggio, dalle ore 13.30 alle 17.30 ed è contattabile sia al numero telefonico 366-5711079 che alla mail ldv@ausl.mo.it (www.ausl.mo.it/ldv)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *