Giovane è la notte

filippoL’appuntamento per l’intervista è alle nove e mezza di mattina. Un orario d’ufficio assolutamente normale per quasi tutte le persone. Meno, per chi è abituato ad invertire il ritmo notte/giorno: ad esempio per un “imprenditore nato all’interno del mondo della notte“. E’ così che si definisce Filippo Bottura, ventitreenne modenese. Deejay con un curriculum ormai sostanzioso alle spalle ma, soprattutto, titolare di un locale molto “trendy” delle notti cittadine. E ancora: promoter di eventi musicali e socio di un’agenzia di import-export di energy drink. Basta? “Non esattamente” sorride lui, “sto anche laureandomi in Giurisprudenza“. Un’anomalia nell’Italia  in piena recessione con una disoccupazione giovanile che arriva a sfiorare il 39%. Un caso, che merita di essere approfondito. E non solo per le indubbie capacità imprenditoriali di Filippo.

Ho voluto conoscerlo dopo aver assistito – anzi, resistito – per una mezz’ora alla serata in fiera dell’8 giugno scorso Modena Music Village. Una notte dance organizzata da Filippo che ha visto protagonista il deejay internazionale Steve Aoki, famoso perché ama lanciare torte in faccia al pubblico in estasi. Pubblico composto da migliaia e migliaia di ragazzi tra i 16 e i 25 anni. Si parla 4/5 mila per l’evento del Modena Music Village. Qualcuno con indosso la maglietta con una bella scritta in evidenza: CAKE ME! Insomma: “sbattimela addosso quella torta, Steve“. Dall’alto di un palco sovrastante la folla di tre o quattro metri, i deejay che si sono succeduti (uno di questi, Filippo) per fare da apripista ad Aoki, sparavano a volume altissimo la loro musica chiamata progressive house,  un genere dalle ” forti influenze techno e trance, con impronte tribal” spiega Wikipedia. E, in effetti, sotto il palco, la moltitudine sembrava in trance: una massa informe che si muoveva in sincrono seguendo i beat sempre uguali della progressive  con gli occhi incollati su un grande display piazzato tra pista e palco dove i nomi dei deejay si alternavano a dei frattali. Ai miei occhi, uno scenario da inferno dantesco. Per le migliaia assiepati sulla pista, un divertimento pazzesco. Immagino.

E’ proprio per comprendere – e forse assottigliare – questa distanza apparentemente abissale tra me e loro che ho voluto incontrare Filippo. Uno che la notte, quel genere di notte, la vive come i migliaia di ragazzi che vi prendono parte, a Modena e in tutto il mondo, ma che insieme, la governa.  Se per ragioni anagrafiche e culturali il mio sguardo è incapace di andare oltre una visione dantesca, avevo bisogno di trovare il mio Virgilio: Filippo. Una guida esperta per condurmi in un mondo che, da solo, sarei incapace di comprendere. E che, invece, richiede tutta l’attenzione possibile. Se non altro per ragioni quantitative: migliaia, centinaia di migliaia, di ragazzi chiamano “svago e divertimento” questo modo di stare insieme, di passare così lunghe notti che terminano solo all’alba del giorno dopo. Meritano qualcosa di più, molto di più, di un atteggiamento di compassata sufficienza.

Qualcosa di più anche dei facili luoghi comuni in cui giornali e giornalisti amano sguazzare per incasellare certi fenomeni nei binari tranquilli del conosciuto, quand’anche questo sia del tutto deprecabile. Ad esempio, riguardo a quell’automatismo: il binomio tra dance & droga. Che, naturalmente, girerebbe a pacchi  in simili serate. Filippo nega decisamente: “Non che il problema non esista – afferma – ma è chiaro che come promoter e gestore di locali è mio assoluto interesse stroncare alla radice la questione. Per questo, nella serata del Modena Music Village, ho chiesto la totale collaborazione delle forze dell’ordine per bloccare all’ingresso chiunque cercasse di introdurre all’interno della fiera sostanze proibite. Credo di esserci riuscito. O comunque, ho fatto tutto quello che era in mio potere“. Non esito a credergli. Il ragazzo sa bene che lo spaccio fa di certo l’interesse di qualcuno, ma non il suo. Così come, mi pare, da osservatore disincantato, che un contesto come quello – una specie di rito tribale con la musica che picchia ossessiva e i corpi sudati che si muovono incollati l’uno all’altro come un’onda – sia più che sufficiente per raggiungere uno stato di estraneazione dalla realtà senza l’aiuto di ulteriori additivi chimici. Infine, perché buttarla sempre sul facile binomio di cui sopra, e liquidare così la questione, significa guardare il dito e non la luna.

Una luna che, secondo Filippo, racconta di una gioventù che vuole dimenticare, perdendosi nella notte, una realtà fatta di crisi, di disoccupazione, di sfiducia assoluta nel futuro. Di disinteresse totale per forme tradizionali di aggregazione come la politica (“Non interessa, il massimo dell’informazione la ricevono guardando la sera a cena coi genitori il telegiornale. E bevendosi tutto perché altre forme di approfondimento non le hanno“) o la parrocchia (“La Chiesa? non esiste...”). Un distacco abissale, esponenziale rispetto a quello che viene già universalmente riconosciuto tra “politica e società”. “La politica – mi spiega Filippo – tende a stare molto lontano da questo mondo, forse perché ritiene che possa danneggiarla in qualche modo, invece, dovrebbe capire che i ragazzi hanno bisogno di svago“. Ed ecco il nodo: “Io credo che sfogare la propria rabbia con cose sane come il divertimento, il ballo, l’unione tra ragazzi della stessa età, sia sicuramente meglio che creare problematiche alle città…“.  Un ribaltamento di 180 gradi. Gioventù bruciata? Tutt’altro: bravi ragazzi. Che a parte le serate in disco, studiano, lavorano (o almeno ci provano), amano (“il 90 per cento delle coppie che conosco si sono incontrate la prima volta in discoteca“) , tentano di divertirsi, cercano un futuro che non si vede. Bravi ragazzi, appunto. Anche troppo. E ascoltandolo, mi son fatto una domanda per il momento senza risposta: e se invece di incanalare la loro rabbia in questo modo un giorno si trasformassero in “cattivi ragazzi”, quelli che fan casino non nel chiuso di una discoteca, ma fuori, dove qualcuno può e deve ascoltarli e cambiare le regole di un gioco che li vede vittime di colpe non loro, protagonisti di un presente che è quello che è, rispetto al quale è sano e giusto essere incazzati? Una domanda che non ho fatto a Filippo mentre lo intervistavo. Gliela faccio adesso, qui.

L’appuntamento per l’intervista è alle nove e mezza di mattina. Cinque minuti prima ricevo un sms da Filippo: “Sto volando lì. Scusami, ho avuto un problema con la nonna. Tra dieci minuti son lì”. Un messaggio che mi strappa un sorriso: forse, anche un “imprenditore nato all’interno del mondo della notte“, se fa troppo tardi, capace che si becchi una tirata d’orecchi dalla nonna.

 

Una risposta a “Giovane è la notte”

  1. a quattordici anni, più di cinquant’anni fa, mi capitava di saltare nella neve del cortile dal davanzale della finestra con già gli sci nei piedi … ed ho un sospetto : questi sono meglio di noi e quel cesso di mondo in cui sono costretti a galleggiare pieni di rabbia e sfiducia è anche colpa nostra

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