Frediano Manzi si dà fuoco

Marinus van Reymerswaele, Gli usurai, 1540
Marinus van Reymerswaele, Gli usurai, 1540

È martedì 5 febbraio quando, prima di rilasciare un’intervista sui temi dell’usura e della mafia, Frediano Manzi, presidente dell’Associazione SOS Racket e Usura, si dà fuoco. Sono le 20,30. Entra deciso nella sede Rai di Milano e, invece di rilasciare l’intervista, smolla nell’ingresso una lettera che inizia così: «Ho deciso di darmi fuoco per portare l’attenzione delle istituzioni su tutte le vittime dell’usura». Depositata la lettera, Manzi decide di mettere in atto il suo piano letteralmente diabolico. Esce dalla sede Rai, si imbratta accuratamente di un liquido infiammabile da giorni custodito, come un tesoro, nella propria borsa, tira fuori dalla tasca l’accendino, si guarda attorno e senza pensarci due volte si dà fuoco; trasformandosi in-men-che-non-si-dica in una torcia umana.

A quel punto, probabilmente, a causa del dolore insopportabile che invade il suo corpo, il povero Frediano si pente di quello che ha fatto, ma l’unica cosa che può fare è correre da tutte le parti e urlare come un disperato. Si butta a terra e inizia a divincolarsi sofferente come una serpe che scappa dal suo carnefice. Tenta, strofinandosi, di allontanare da sé quel fuoco che gli provoca un dolore lancinante e che lo consuma lentamente al pari di una sigaretta. Fortuna vuole che in quel frangente passi da quelle parti un autobus guidato da un conducente intelligente che, vedendo del fuoco, si ferma per capire la situazione. Capisce immediatamente che si tratta di un uomo in fiamme, prende l’estintore e si precipita a spegnere il fuoco, non senza gustarsi il puzzo della carne bruciata e la bruttura lebbrotica di ciò che resta della pelle dell’uomo.
Questa la storia. E questa invece la domanda. Perché un’attivista impegnato come il Manzi, uno che ne ha combinate di tutti i colori tra suicidi dimostrativi e atti di denuncia, decide di darsi fuoco per richiamare l’attenzione sull’usura? Perché scegliere un metodo così spettacolare e doloroso?

Il motivo di tale scelta è legato all’obiettivo simbolico del Manzi, che non è solo quello di attaccare il racket dell’usura, i mafiosi corrotti o le cancrene insite nel nostro sistema sociale, quanto piuttosto quello di attaccare l’uso improprio del vil denaro. È il denaro il problema che vuole mettere in evidenza il buon Manzi. Non il denaro come mezzo o come simbolo, non il denaro come bene o come valore di scambio, ma il denaro come fuga dalla realtà. Il denaro non è altro che carta e ferro, quella carta e quel ferro che Frediano ha voluto simbolicamente bruciare e sciogliere con quel suo gesto clamoroso di darsi fuoco. Il denaro è una convenzione sociale che serve per comperare cose, per ‘comparare’ cose, per paragonare qualcosa con qualcosa altro.
Ma se, a livello empirico, il paragone avviene tra il denaro e la funzionalità di un oggetto che si vuole acquistare (una macchina, un accendino o un paio di scarpe), a livello virtuale quello stesso paragone si manifesta tra l’idea del denaro e il valore simbolico dato all’oggetto acquistabile. È in questo secondo caso che il paragone viene elevato al livello rappresentativo e diventa negativo se rinchiuso ermeticamente nell’alveo della virtualità. Si rischia, secondo il dettato socioterapeutico, di incorrere nella fungibilità simbolica secondo cui il denaro non serve più per comperare cose con cui sopperire alle esigenze della vita quotidiana, ma viene usato per comperare sogni con cui sopperire alle carenze dell’identità della persona. Per chi ha debiti, rivolgersi agli usurai diventa il modo per tentare di risolvere – ovviamente senza riuscire – il problema dei soldi, nascondendo tuttavia il vero problema: quello dell’identità. Bisogna risolvere il problema identitario per gestire bene i soldi, e per trovare il coraggio di chiederli, in caso di bisogno, a chi li può prestare onestamente e in base ad un progetto preciso. L’alternativa è quella di farsi bruciare a fuoco lento da chi, sui buchi d’identità, vuole fare business.
Per la cronaca, Frediano Manzi è vivo, seppur con ustioni diffuse su gran parte del corpo. A prescindere da tutto, a lui un grazie di cuore.

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