Francesco, l’ossimoro che sale in cattedra

IMG_7235 Un papa che indica la vocazione a una Chiesa viva, incrociando l’umanità del suo tempo. Con queste parole Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, tratteggia la figura di papa Francesco. Accattoli è stato ospite alla Pasqua del Giornalista, evento organizzato dall’Ucsi e dall’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali del’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, e ha spiegato in tre passaggi la svolta del vescovo di Roma preso dalla fine del mondo.

La rinuncia di Benedetto. «In uno dei miei articoli – racconta Accattoli – ho scritto che la rinuncia di papa Benedetto è un fatto di Vangelo. Con questa espressione indico le testimonianze cristiane più pure, credibili, convincenti. Con questa rinuncia il papa ha compiuto una spoliazione di se stesso, contro la tradizione e la spiritualità della figura papale. Benedetto ha preso una decisione sanguinosa; ha svuotato se stesso non soltanto perché ha rinunciato alla più alta dignità che può essere conferita sulla terra a un cristiano, ma soprattutto perché è andato contro l’aspettativa, il convincimento e la spiritualità nella considerazione della figura papale, che era affermata da secoli e si credeva insuperabile. Si affermava come dottrina che il papa non si poteva dimettere. Ma un papa moderno – sottolinea il vaticanista – non può vivere nell’invalidità gli ultimi anni del proprio pontificato, come accadeva in passato. Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, tutti uomini straordinari e padroni della funzione papale, si sono posti il problema della rinuncia perché arrivati a malattie invalidanti e tutti sono arrivati alla conclusione che non si potevano dimettere, dopo aver consultato canonisti, teologi e collaboratori. Giovanni Paolo II disse che non c’era posto nella Chiesa per un papa emerito, mentre Benedetto ha stabilito che il suo titolo sarà proprio papa emerito. Questo svuotamento di sé è un atto di Vangelo, una dimostrazione di umiltà contro le aspettative della maggioranza del popolo di Dio, tutti convinti che non potesse avvenire».


IMG_7246La novità della scelta.
«Il giorno che si apriva il conclave – racconta Accattoli – ho fatto un elenco di sedici cardinali, che reputavo papabili, per preparami alla diretta della fumata dal sito del Corriere della Sera. Tra questi c’era anche cardinal Bergoglio. Ma quando il Corriere mi ha chiesto dieci profili non l’ho inserito, perché nel 2005, lo sappiamo con esattezza dal diario di uno dei conclavisti, Bergoglio era stato il più votato dopo Ratzinger sia al primo che all’ultimo scrutinio e dicevano che lui stesso aveva chiesto di non essere votato, perché non si sentiva all’altezza. In più era vecchio e già aveva rinunciato a Buenos Aires. Non era previsto per questi motivi, ma era prevedibile l’America Latina. Il “balzo nelle Americhe” mi era abbastanza chiaro, non solo perché è diventata l’area continentale con il maggior numero di cattolici, dove la gente continua ad andare a messa e invocare Dio nel dolore e nel ringraziamento, ma perché in Europa stiamo vivendo una crisi della Fede, come ha spiegato lo stesso papa Benedetto. È drammatica la rinuncia del papa e il motivo per cui rinuncia è che non sente più le forze per compiere l’impresa di rivitalizzare la fede in Europa. Allora si va a prendere il papa dove ci può essere l’antidoto alla crisi e lo si va a prendere nel continente dove il cristianesimo è buona notizia per i poveri, visto che la crisi della fede in Europa è il benessere e non può più essere presentato come tradizione, la cui forza oggi è molto indebolita».

IMG_7227Il nome Francesco. «Papa Francesco è un ossimoro. Questo ossimoro è definibile con l’incontro tra Francesco d’Assisi e Innocenzo III, avvenuto 800 anni fa. La Chiesa ha impiegato otto secoli per mettere un Francesco sulla cattedra di Pietro, per otto secoli c’è Francesco e c’è il papa, solo adesso si sono uniti. Papa vuol dire l’istituzione, il governo, la suprema autorità della Chiesa. Francesco vuol dire radicalità evangelica. Papa Francesco non prende le scarpe rosse e la mozzetta rossa, tiene solo la veste bianca, raccordo simbolico con i papi precedenti. Toglie quello che non è necessario, perché vuole togliere quello che si è aggiunto. Tiene la croce e la mitria di quando era vescovo, fa tutto ciò di francescano che si può fare nella condizione di papa. Un esempio è ciò che è accaduto il Giovedì Santo. I cultori della tradizione e del sistema tridentino dicono che il vescovo deve celebrare la messa In Coena Domini nella cattedrale, perché non può essere una celebrazione privata, e che si devono avere dodici uomini scelti. Papa Francesco invece va dai carcerati, tra cui c’erano due musulmani e due donne. Francesco va a vivere tra i lebbrosi e quando incontra papa Innocenzo III odora ancora di porcile, suo alloggio romano. Papa Francesco non celebra nella cattedrale di Roma con dodici uomini scelti, ma va in carcere, dove sono gli emarginati, nella periferia delle periferie. Non gli interessa che siano uomini scelti – conclude Accattoli –, gli interessa che sia l’umanità di oggi, alla quale portare la buona novella del Vangelo».

 

 

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