Francesco è davvero un papa nuovo?

Se lo è chiesto Giovanni Maria Vian, direttore de “L’Osservatore Romano”, intervenendo ad un incontro al Palazzo Europa dal titolo “Osservando Francesco”. Ecco il suo ritratto del papa venuto dalla fine del mondo

 

frans1«Il nuovo papa è un papa nuovo, ma le sue novità sono relative». Sono parole di Giovanni Maria Vian, direttore de “L’Osservatore Romano”, intervenuto all’incontro organizzato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Modena-Nonantola e dal settimanale diocesano Nostro Tempo, dal titolo “Osservando Francesco”. Nel corso dell’incontro, introdotto dalle parole dell’arcivescovo di Modena-Nonantola mons. Antonio Lanfranchi, Vian ha toccato vari aspetti del pontificato di Francesco, dalla sua straordinaria capacità di comunicare con i fedeli alle tante scelte che lo rendono diverso, forse unico, certamente popolare.

Oltre Porta Pia. «Da un punto di vista storico – spiega Vian – si può dire che con papa Francesco si è superato definitivamente il trauma di Porta Pia del 1870. Dopo il 1870 e per quasi un settantennio i papi non hanno messo fuori il naso non solo da Roma, ma dai giardini vaticani. Pio X non è mai uscito dal Vaticano, lo stesso ha fatto Pio XI, che cercava continue occasioni di incontro. Queste udienze interminabili di papa Francesco, in cui parla per una ventina di minuti, poi passa due o tre ore a salutare malati, bambini e anziani, sono annunciate negli anni Venti e negli anni Trenta da Pio XI, che aveva fatto costruire degli enormi armadi per conservare i regali portati dai fedeli».

papa-timeCome Giovanni Paolo II. «Solo con Paolo VI – spiega Vian –, pontefice che ritengo decisivo per il secolo scorso, il papa inizia a viaggiare. Per la prima volta con Montini il papa torna in Terra Santa e tocca tutti i continenti, in viaggi semplici e rapidissimi, concentrati in sette anni. Il pontificato di Luciani, anche se durato solo 33 giorni, ricorda molto quello di Francesco, proprio per la comunicazione straordinariamente efficace, anche se non così spontanea. Giovanni Paolo II, come novità, è quello che si avvicina di più a Francesco. In epoca recente, dopo l’annuncio, i papi uscivano, benedicevano e rientravano. Già Giovanni Paolo I avrebbe voluto pronunciare qualche parola dopo la benedizione, ma gli dissero che non usava. Probabilmente lo stesso venne detto a Giovanni Paolo II, ma fece di testa sua».

Uniti, ma distanti. Dopo Giovanni Paolo, ecco Benedetto, il papa che non voleva fare il papa, secondo Vian. «Benedetto XVI ha una personalità radicalmente diversa da quella di Francesco, ma a mio parere c’è una continuità di fondo. Benedetto e Francesco sono uniti da molto, anche se sono distanti. Il bavarese viene da una famiglia modesta, ma è nato intellettuale, ha passato trent’anni all’Università, abituandosi al confronto col mondo laico. Con l’elezione di Bergoglio per la prima volta si oltrepassa l’oceano, il vescovo di Roma è preso alla fine del mondo, una scelta sorprendente, perché è la prima volta che si esce dal mondo mediterraneo. Questo significa un cambio di prospettiva decisivo».

frans2Meglio Santa Marta. Bergoglio è il primo pontefice gesuita, altra grande novità secondo Vian, e la sua formazione incide profondamente nelle scelte che sta compiendo. «Anche quando era vescovo ha sempre compiuto scelte anticonformiste: rinunciare a vivere nell’arcivescovado di Buenos Aires, non avere segretari, viaggiare senza autisti e usare i mezzi pubblici. Tutto questo lo ritroviamo oggi con coerenza nella scelta di non lasciare Santa Marta, residenza predisposta per i cardinali durante il conclave e per il nuovo pontefice finché non è pronto l’appartamento papale. Papa Francesco sa perfettamente che non avrebbe potuto continuare la vita che faceva a Buenos Aires, quindi ha scelto di stare a contatto con la gente in questo modo».

“Miserando atque eligendo”. Il direttore de “L’Osservatore Romano” ha poi rivelato alcune abitudini dell’uomo Bergoglio, come quella di arrivare sempre in anticipo. «Si sveglia prima delle cinque, medita, prega e poco prima delle sette scende nella cappella di Santa Marta per prepararsi a celebrare la messa. Una volta finita, saluta tutti, anche se non sempre è possibile. Francesco anticipa sempre, e questo ha causato anche dei disguidi in Vaticano. Inoltre ci ha abituati ad una predicazione quotidiana, con omelie straordinariamente efficaci, su temi centrali come la misericordia. Nella visione papale, Dio prende l’iniziativa, ma si aspetta una risposta dell’uomo. Lo stesso motto di papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, tratto dalle omelie di san Beda, vuole avere questo significato». E Francesco, con i suoi gesti e con le sue parole, chiede una risposta a tutti i cattolici.

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