Fenomenopatologia della campagna elettorale: come decomporre lʼopinione pubblica (parte 3)

votantonioSecondo alcuni e sopratutto secondo lʼautorappresentazione dei politici, le campagne elettorali dovrebbero servire a presentare, spiegare e giustificare pubblicamente i programmi e le visioni per il futuro del Pese. Nulla di più falso. Servono invece a compiere due precise, ma ben diverse, operazioni: attribuire colpe e fare promesse.

attribuzione di colpa serve per ricostruire in modo semplice e auto-interessato il passato. Questo è riprodotto non per capire cosa non ha funzionato in termini politici – e quindi come ripensare il futuro – bensì in quanto serie concatenata di “colpe” altrui. La storia politica del passato recente è semplicemente un elenco di fallimenti e sbagli, naturalmente compiuti dagli altri. Se si era allʼopposizione, il passato è concepito semplicemente come uno sbaglio generalizzato; se si era al governo come attribuzione di colpa a qualcuno che non ha lasciato “lavorare” per il bene del Paese (il “nemico“ interno o estero che sia). Mai capita che qualcuno riconosca le sue colpe e deficienze o, addirittura, che riconosca che gli altri avevano messo in atto qualcosa di buono. La campagna elettorale fa sempre tabula rasa delle politiche positive e istituisce i “tempi nuovi” delle rivoluzioni e, naturalmente, dei cambiamenti “strutturali”. Da ciò lʼimpossibilità di accumulare buone pratiche e buone politiche da cui ricominciare un percorso innovativo, sfruttando quello che ha funzionato per bene. Da qui lo zelo “riformista” di ogni nuovo governo che da tempo mette in fibrillazione le istituzioni: riformiamo le riforme delle riforme… tutto deve cambiare affinché nulla cambi…

Il correlato di questa prima operazione cognitiva di ricostruzione del passato è quello della promessa. Il promettere apre le porte del futuro e quindi del poter avere il tempo a portata di mano. Decine di pensatori hanno riflettuto sulla fondamentalità del promettere: dallʼalleanza tra Dio e il suo popolo, al contratto sociale, solo per limitarci alle cose più semplici! In entrambi i casi la promessa va rispettata: pacta sunt servanda! In campagna elettorale la promessa si presenta, invece, con le vesti cenciose della disillusione. Si promette ciò che tutti sanno non verrà mai mantenuto. Lo certifica il Sole 24 Ore con il suo rating24 sulle proposte dei partiti. Nellʼedizione di Domenica 13 gennaio, per esempio, troviamo che tra le proposte di politica economica dei cinque partiti esaminati, almeno tre riportano più volte o due semafori rossi (sia efficacia che realizzabilità della promessa molto basse: a dire “fregnacce”), sia un semaforo verde e uno rosso (a dire che lʼefficacia sarebbe alta, ma la realizzabilità è quasi nulla). Tre su cinque! La domanda a questo punto è: perché gli elettori lasciano che qualcuno chieda loro il voto promettendo cose irrealizzabili? Come è possibile che qualcuno possa prometterci qualcosa che sappiamo già non si realizzerà mai? Se venisse a bussare un venditore di gelati e ci promettesse un gelato che non si scioglie mai, lo compreremmo? o una macchina a benzina che non consuma benzina? o di tornare alla lira? o di abbassare le tasse il giorno dopo essere stati eletti? Lo accetteremmo? Perchè in campagna elettorale tutto ciò è invece possibile. La risposta alla prossima puntata. Vi prometto che ve la darò!

Prima puntata. Seconda puntata.

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