E siccome che l’unico che faceva i miracoli era Gesù…

Marcello D’Orta, nato a Napoli nel 1953, è un maestro di scuola elementare. Insegna prima a Secondigliano, un quartiere difficile dell’hinterland napoletano, e poi in altre scuole di periferia. Arriva ad Arzano, dove gli viene la brillante idea di raccogliere e pubblicare i migliori temi dei suoi alunni. Dopo diversi rifiuti, trova finalmente una casa editrice interessata a pubblicarlo. È il 1990 e il libro esce con il titolo Io speriamo che me la cavo.
Marcello D’Orta, da qualche giorno non è più quaggiù insieme a noi, ma la sua lezione rimane ancora viva ed urgente più che mai: ascoltare i bambini.

Il maestro-scrittore napoletano, il maestro sgarrupato, come lo chiamavano i suoi allievi, parte e riparte sempre nei i suoi libri dalle parole dei bambini, mettendo in evidenza non tanto i loro errori grammaticali, densi di un’eccezionale ironia, e neppure il loro continuo ricorso al dialetto, usato comunque con grande maestria, quanto piuttosto la loro stra-ordinaria saggezza; una saggezza profonda e vera che diventa scanzonata allegria anche di fronte ai drammi della vita.

Nel suo Io speriamo che me la cavo, i bambini salgono in cattedra e si mettono saggiamente a raccontare la loro realtà rispetto a temi realmente drammatici come la camorra e la prostituzione, il contrabbando e la povertà. In Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso, i bambini raccontano con saggezza adulta cosa ne pensano del divorzio e della verginità, dell’Aids e della violenza sessuale. E anche dell’amore. Ne Il maestro sgarrupato, ancora, i bambini raccontano la loro idea della scuola e dell’educazione, degli adulti e dei desideri. In Dio ci ha creato gratis, poi, quegli stessi bambini si cimentano a modo loro con i grandi temi esistenziali della vita e del creato. E uno di loro arriva a scrivere: Ma se ci ha creati Dio perché a mio fratello l’hanno messo in collegio?

Il maestro D’Orta – che da questo punto di vista ricorda un altro grande maestro del secolo scorso come don Lorenzo Milani, che col suo Lettera ad una Professoressa dà voce all’atto di accusa che i giovani muovono rispetto all’inadeguatezza della scuola di allora – ci insegna che i bambini possono tranquillamente spiegare agli adulti il loro stupore di fronte al mondo, insegnando a leggere anche le più drammatiche vicende della vita con ironico realismo. Il maestro ci fa capire che i bambini possono vedere le cose del mondo con occhi diversi, facendole diventare cose dell’altro mondo.

Si chiama saggezza quella cosa che aiuta a stupirsi del mondo e della realtà. Una saggezza che nelle persone semplici si riscontra all’inizio del processo mentale di comprensione della realtà, mentre nelle persone complesse si manifesta solamente alla fine di quello stesso processo mentale, e spesso solamente dopo un faticoso lavoro.
Per le persone complesse, per la gran parte degli adulti, ascoltare i bambini è un lavoro molto faticoso, essendo essi abituati ad essere ascoltati piuttosto che ad ascoltare, a comunicare piuttosto che ad essere comunicati. Il tema dei canali di comunicazione che si vengono ad accendere nel rapporto bambini-adulti è oggi un problema sempre più dirompente. Spesso gli adulti attivano canali di comunicazione-ascolto tipografici, one-way, mono-direzionali e mono-sensoriali. Essi pretendono di comunicare cose giuste ai bambini, e forse in un certo senso potrebbe anche essere così, senza preoccuparsi però a sufficienza di ascoltare quanto quei bambini stanno comunicando loro in modo pluri-direzionale e pluri-sensoriale.
Per le persone complesse ascoltare i bambini è un lavoro; ma un lavoro che può aiutarli a riscoprire quell’istinto naturale che ha la pretesa di diventare, in definitiva, saggezza-sgarruppata, come dimostrano le rappresentazioni cristallizzate dei bambini del maestro D’orta tra cui, in suo omaggio, vogliamo ricordare questa: E siccome che l’unico che faceva i miracoli era Gesù…

Compendio. Pillole di saggezza degli alunni del maestro Marcello D’Orta
Che ne saccio io di come si sono conosciuti i miei genitori, che non ero ancora nato? Maestro, certe volte voi date dei temi antiscolastici!
La fame nel mondo brulica come i vermi, come i lombrichi. Ci sono popoli ricchissimi, che non sanno neanche dove sta di casa la fame, ma c’è l’India, l’Africa e la Basilicata che lo sanno dove sta di casa, la fame!
La fame nel mondo è assai
Ad Arzano meno male che siamo tutti poveri
Mia mamma non produce latte
In India ci sono molte mucche
Se gli animali parlassero, chi sa quanti chi t’è muort ci menassero
Se mio padre facesse la caccia, vorrei bene solo a mia madre
I leoni non si fidano di noi, ma noi dei leoni non ci fidiamo il doppio
La Rivoluzione francese vide che c’era stata la Rivoluzione americana e fece la Rivoluzione francese
Maestro, come si dice sesso in Vaticano?

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