E’ morto un eroe

E’ morto Pistorius!!! L’eroe senza macchia, che, punito dalla natura, ha trovato nella stessa vita e nell’aiuto dell’intelligenza tecnologica la forza e i mezzi per risollevarsi, non è più un eroe. Prima era un eroe, adesso è un mostro, che nasconde in casa steroidi, mazze insanguinate e con un curriculum da sparatore esperto.

Prima era un eroe, adesso un non-eroe. Il term602-408-20130222_161109_4FF13A4Cine di paragone è comunque “eroe”.
La sua parabola, ascendente o discendente che sia, è esemplare del bisogno che esiste di avere sempre eroi (o non-eroi) protagonisti di una qualsiasi storia. Così è nello sport, nello spettacolo, nella politica, in ogni contesto possibile. L’eroe deve fornire prestazioni perfette e su di lui vengono riversate aspettative altissime, spesso inarrivabili. E’ per questo motivo che l’ascesa è sempre rapida e inarrestabile e la discesa termina con un tonfo pazzesco.

Davanti agli eroi ci sono gli illusi, che nel loro eroe ripongono ogni aspettativa e questa non può essere smentita neanche dai risultati evidenti. Gli illusi tengono il loro eroe anche fin dopo la sua stessa morte. Perché all’eroe avevano chiesto di risolvere ogni situazione da solo, senza chiedere l’aiuto di alcuno, nemmeno quello dell’illuso stesso, il quale aveva firmato una cambiale in cambio della scomparsa di ogni preoccupazione.

Oppure ci sono i super realisti, coloro che cercano un eroe un po’ più normale che guidi una qualsiasi situazione da gestire, che lo faccia con un minimo onestà, un po’ di capacità. Il realista chiede all’eroe di non essere inarrivabile e raccontare qualcosa ogni tanto. Ma deve, comunque essere un po’ eroe.

Infine, il terzo gruppo: gli arrabbiatissimi. Questi sono coloro che non trovano più nessuno degno di fiducia, perché irrimediabilmente traditi dal loro eroe. E gli arrabbiatissimi potrebbero fare o non fare qualsiasi cosa
Così quando l’eroe cade, o è semplicemente assente, restano la rabbia, lo scoramento o l’illusione irriducibile. Da quel momento la colpa è dell’eroe assente, cioè dell’uomo che da solo risolve.

Nessuno tra illusi, realisti e arrabbiatissimi, forse, ha mai chiesto nulla alla comunità di cui fa parte, comunità che potrebbe pensare ed agire, senza bisogno dell’eroe, ma “solo” del degno rappresentante disponibile in quel momento, da formare e sostenere finché non lascerà spazio a quello successivo. Pistorius ha lasciato una pista d’atletica terribilmente vuota, togliendo la voglia di correre a molti e la passione di tifare a moltissimi.

Nella comunità in cui si vive esistono cento Pistorius, ma avevano sospeso gli allenamenti perchè l’eroe Pistorius occupava da solo otto corsie. Oddio, ho scritto comunità? Scusate, la disillusione non mi ha generato rabbia feroce né mi ha smontato una speranza oltre l’apparente realismo. Forse c’è un quarto gruppo, sperando che si rianimi, che io lo aiuti a rianimarsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *