E’ in arrivo il Gam-Bergoglio Style!

Oppa! Il Gam-Bergoglio Style è arrivato ed è in distribuzione, dal 13 di marzo, in tutte le parrocchie del mondo. Il nuovo Papa ha classe, ha classe da vendere, non c’è che dire. Papa Francesco in-men-che-non-si-dica ha infatti creato uno stil novo unico e memorabile, un modo di essere e di fare che gli analisti delle cose profane tendono ad attribuire (a mio parere sbagliando) alle sole sue abilità comunicative.
bp22Sono bastati alcuni incredibili e iniziali coup de théatre (il più clamoroso sicuramente quello di aver introdotto il suo primo discorso con un imprevedibile “Buonasera”), alcune mosse a sorpresa (stravagante che un Papa al debutto chieda al mondo di recitare un Pater-Ave-Gloria), alcune comparsate televisive con discorsi mirabolanti (fuori da ogni logica l’affermazione papale pronunciata nell’omelia per l’inizio del suo ministero petrino “non abbiate paura della tenerezza”) per diffondere in tutto il globo terracqueo il GBS, il Gam-Bergoglio-Style, una sorta di sistema di geo-refenziazione globale con cui fedeli e infedeli possono orientare il proprio comportamento e valutare quello altrui; uno standard di riferimento di livello mondiale di cui, comunque, c’era bisogno.
Il GBS si manifesta secondo caratteristiche estrinseche che fioriscono dalle profondità cavernose del cuore, ma (ed è questa la vera novità) hanno origine nelle interconnessioni cerebrali di cui è dotata quella sofisticatissima strumentazione cranio-sacrale chiamata mente.
La prima caratteristica estrinseca del GBS è sicuramente quella della bontà. Papa Francesco richiama alla memoria, infatti, uno dei suoi recenti predecessori, Papa Roncalli, noto al mondo per quel suo modo di fare dolce ed accogliente. Papa Bergoglio ricorda per certi versi il Papa Buono superandolo in bontà, se-così-si-può-dire, nel momento in cui incarna, con quel suo modo domestico di fare, la figura del padre sempre buono e misericordioso (ricordiamo il jingle del suo primo Angelus “Dio è il Padre amoroso che sempre perdona”). La definizione più efficace su questa caratteristica del new-Pope è stata sicuramente espressa dal Cardinale di New York Timoty Michael Dolan che, a Conclave chiuso, ha cinguettato così: “Abbiamo un nuovo Papa e ne abbiamo uno dannatamente buono”.
La seconda caratteristica del GBS è quello della semplicità. Papa Francesco è una persona che non ama le cerimonie e preferisce la normalità della vita quotidiana. Un Papa che sembra studiarsi i rituali solamente per distruggerli: niente scorta, utilizzo diffuso dei mezzi pubblici, passeggiate a piedi per le parrocchie romane ed altre innumerevoli diavolerie tra cui la più clamorosa rimane l’albergo-me-lo-pago-io. Roba da far rabbrividire la masnada di politicanti che bazzica spensierata per la capitale. Il bello della sua semplicità è il fatto di ricercare l’essenzialità e di andare in fondo ad ogni desiderio. Egli ci fa desiderare di essere semplici e belli come lui, in base al principio psicologico di Hannibal Lecter secondo cui: “noi desideriamo le cose che vediamo!”.
Bontà e Semplicità, tuttavia, non sono la vera novità portata da Francesco, ma sono solo i meccanismi di comunicazione di quell’involucro papale che ha nella fede la propria origine. Ciò che muove il Papa, infatti, è una fede-fiducia che – oralmente intesa – non mette al centro sé (io posso fidarmi di te?), ma mette al centro l’altro (tu puoi fidarti di me, perché io opero per il tuo bene!). In quest’ottica, il carisma di Francesco sgombra il campo da ogni dubbio nel momento in cui, superando il rischio di una comunicazione-intesa-come-promozione-di-sé, abbraccia una comunicazione-intesa-come-dono-di-sé. Quello che fa oggi Francesco non è di interpretare un’efficace strategia di comunicazione, quanto di rendersi protagonista di una comunicazione-straordinaria tesa a raccontare e a testimoniare (non sé, ma) la vita di un Altro: l’ordinaria presenza di Cristo risorto nel mondo. E non è solo una questione di stile.

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