Di cultura si può vivere

In dieci anni la disponibilità economica delle 46 biblioteche statali ha subito una contrazione di circa il 60%, mentre il numero dei lettori annui delle biblioteche del ministero dei Beni culturali (Mibac), di poco inferiore ai 2 milioni e mezzo nel 1996, è sceso lo scorso anno a meno di un milione e mezzo. Si parla sempre e solo di finanza, lavoro e potere d’acquisto. Ma la crisi culturale fa ancora più danni.

Luca Bellingeri, direttore della Biblioteca Estense Universitaria di Modena ha di recente espresso la sua preoccupazione di fronte a questi dati, che prospettano una crisi non solo economica delle biblioteche statali, ma anche di identità. Nei loro volumi sono custoditi interi secoli di storia e di cultura. In particolare la Biblioteca Estense – che affonda le proprie radici nel collezionismo dei signori d’Este e risulta esistente già nel XIV secolo, come istituto di carattere storico e ben radicato nella società – ha la missione di raccogliere, accrescere e salvaguardare le proprie collezioni.
Il problema dei beni culturali rientra nella cornice di quello più ampio della spesa pubblica. «Una parte dei tagli era giustificata, in quanto in passato sono stati fatti sprechi, ma i fondi stanziati di fatto riescono a malapena a garantire la copertura delle spese necessarie per tenere aperto. Non ci sono risorse per ulteriori investimenti, o per nuovi acquisti. Mancano in particolar modo gli investimenti straordinari, come ad esempio quelli per far fronte alla necessità di riconvertire i cataloghi cartacei in elettronici» spiega Bellingeri.

Un tentativo per arginare questa crisi verrà realizzato proprio a Modena: il progetto di riqualificazione dell’ex Ospedale Sant’Agostino finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio porta la firma di Gae Aulenti, e Biblioteca Estense vi sarà trasferita assieme alla Biblioteca comunale Poletti. Vi troveranno posto anche Fondazione Fotografia con la scuola per giovani artisti, il centro linguistico universitario, un auditorium da 180 posti oltre a bar, ristorante, negozi, e alloggi. L’ospedale settecentesco si trasformerà in un grande Polo della Cultura di 23 mila metri quadrati. L’inizio dei lavori è previsto per la fine di quest’anno, l’inaugurazione nel 2017. Il progetto da oltre 60 milioni di euro prevede, tra l’altro, la copertura del Gran Cortile per la realizzazione di una piazza coperta che sarà anche l’atrio del complesso e la costruzione di due “Lame librarie”, torri meccanizzate dove troveranno posto gli oltre 800 mila volumi delle biblioteche. Ciascuna lama si estenderà per circa 7 metri sotto il livello del terreno, e per 23 metri sopra.

In risposta alle preoccupazioni che sono state espresse riguardo all’intervento così massiccio della Fondazione, il direttore di Biblioteca Estense puntualizza che non ci si sta muovendo verso una privatizzazione delle biblioteche statali. «Le fondazioni non sono da demonizzare – dice – ma bisogna mantenere ognuno le proprie prerogative, preservare la propria specificità. La Fondazione mette a disposizione una struttura adeguata all’esigenza di sviluppo della Biblioteca, che nella sede attuale ha spazi insufficienti. In più trovarsi in un polo culturale con attività commerciali non può che essere un vantaggio per una biblioteca statale, che si vede in una certa parte delle sue funzioni, come ad esempio la ricerca di fonti storiche o giuridiche, sempre più rimpiazzata dalla rete».
Per salvare la cultura dalla crisi, le si può restituire il ruolo di punto di riferimento anche ridandole, e ridandoci, uno spazio vivo, popolato, fruibile.

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