Deficit di attenzione

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Non siamo per niente concentrati sulla crisi e sugli effetti che sta provocando anche nel nostro paese. Chi dovrebbe aiutarci a uscire da questa situazione (la politica, i governanti, i “poteri influenti”) fa di tutto per distrarci. Non dico che l’attenzione è l’unico efficace strumento a nostra disposizione per tornare a crescere, per creare posti di lavoro, per garantire un futuro alle prossime generazione e per riprendere a sperare. Ma è una condizione importante per diversi motivi.
Prima di tutto perché nessuno, al momento, almeno in Italia, è in grado di capire veramente l’entità del fenomeno per i prossimi mesi. Ogni settimana siamo bombardati soltanto da numeri. Ieri i sindacati: per la Cisl ci sono 148.000 occupati in meno tra quarto trimestre 2011 e quarto trimestre 2012, circa 600.000 lavoratori equivalenti attualmente in cassa integrazione, dei quali 178.000 a rischio di perdita di lavoro nei prossimi mesi; per la Cgil oltre 365 milioni di ore di cassa integrazione, 530mila lavoratori coinvolti a zero ore, una perdita di reddito per 1,4 miliardi di euro. L’ultima rilevazione dell’Istat si sofferma sull’inflazione che in sette anni ha massacrato le famiglie più povere: +20,2% rispetto al +16,3% di quelle più abbienti. I numeri sono pericolosi per due ragioni: la prima perché fotografano un fenomeno e non indicano le soluzioni; la seconda perché – ancora una volta – distolgono l’attenzione.

I professori Simons e Chabris hanno fatto un esperimento sul disturbo da deficit attentivo.

Se non siamo in grado – noi cittadini – di accorgerci della presenza del “gorilla”, sicuramente fatichiamo a percepire i “tranelli” nelle ricette di chi annuncia la crisi ormai alla fine.

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Credo che gli italiani non possano più confidare in “interventi dall’alto” e debbano cominciare a muovere i primi passi da soli. Ecco perché questa insistenza sull’attenzione.
Condivido, a mo’ di flash, alcuni episodi che hanno attirato la mia attenzione nelle ultime ore. Come al solito sono soltanto “spunti” di riflessione, nulla di più.
1. Il primo riguarda la foto sopra: 49.835.341.381 (circa 50 miliardi). “Grazie a voi, stiamo per arrivare a 50 miliardi di app scaricate”. E’ il messaggio in home su sito di Apple che precisa: “Con 50 miliardi di passi puoi fare il giro del mondo più di 800 volte. 50 miliari di mattoni basterebbero a costruire 12 Grandi Muraglie cinesi. Per contare fino a 50 miliardi ci vorrebbero 1600 anni”. Insomma, un sacco di persone nel mondo hanno spinto il dito indice sullo schermo dell’iPhone o iPad per scaricare giochi, mappe, musichette, aggeggi per fare i colori “seppia” nelle foto… Se ogni giorno circa 50 miliardi di indici toccassero il telecomando per spegnere la tv e lo usassero per sfogliare qualche giornale o qualche libro, risolveremmo in buona parte quel bel deficit tutto italiano che riguarda l’analfabetismo (6 milioni di persone!?!?).
2. L’operatore ecologico che raccoglie la carta nel palazzo in cui vivo, l’altra mattina ha rovesciato il bidone dentro il furgoncino e poi ha separato con le proprie mani (e guanti) la monnezza di plastica che un idiota-ignorante ha infilato nel posto sbagliato. Io ho spiato lo spazzino, ma se il coinquilino si fosse sentito spiato al momento giusto, avrebbe evitato di fare il gesto incivile? Se invece di parlare di Imu si promuovesse uno sconto delle tasse in chi fa “realmente” la raccolta differenziata, tutti ne potrebbero beneficiare (non solo i proprietari di una, due o tre case) e tutti si sentirebbero responsabili.
3. Questa sera nella mia città (Modena), una fantastica compagnia teatrale ha danzato appesa alla Ghirlandina, la torre della fine del 1.100, bene protetto dall’Unesco. I cittadini sono usciti di casa e hanno alzato la testa per guardare il “loro” patrimonio artistico-culturale.
4. Dopo aver raggiunto il record dei 50 miliardi di click sul sito della Apple, fissiamo altri obiettivi: ridurre la quota degli astenuti (o aumentare quella dei votanti) alle prossime elezioni; svuotare le strade e “imbottigliare” di biciclette le piste ciclabili; imporre il ricambio a tutti tutti tutti i livelli, dalla scuola ai partiti, dal volontariato alle imprese. A breve, tanto per cominciare, il Parlamento dovrà trovare un sostituto alla guida dell’Istat, dopo l’incarico di ministro al Lavoro affidato a Giovannini: ci vanno bene tutti (ci mancherebbe!!), ma se fosse giovane, sconosciuto nei palazzi e non usasse i numeri come si fa col pallottoliere gradiremmo ancora di più.

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