Danzare in una grande città: l’Europa

mariannamiozzoL’Europa è un’entità discussa e opaca per molti dei suoi cittadini, bisogna però riconoscere che negli ultimi dieci anni i ragazzi europei si muovono sempre di più, in lungo e in largo, sulla superficie di questa entità discussa, che è l’Europa. Forse le politiche di mobilità giovanile promosse da Unione Europea, Regioni, Province, Assessorati, hanno raggiunto il proprio obiettivo. Forse la precarietà nel mondo del lavoro offre un motivo in più per viaggiare in cerca di esperienze. Oppure la nuova generazione di venti-trentenni, grazie a nuovi mezzi a loro disposizione, trovano più naturale spostarsi da un Paese all’altro…
Marianna Miozzo, danzatrice ventisettenne, è una perfetta rappresentante di questa nuova specie di cittadini europei sempre in viaggio in cerca di formazione, di esperienze, di lavoro, di amore.

Marianna, qual è stata la tua prima esperienza di Europa?
A 15 anni andai a trovare mia sorella a Londra. Non sapevo una parola di inglese ma sono riuscita a trovare il negozio in cui lavorava! Quello fu il mio primo viaggio da sola, ma non ero molto consapevole di star sperimentando l’Europa. Due anni dopo, invece, feci una precisa scelta: avevo 17 anni e voler fare un’esperienza all’estero che avesse a che fare con danza e teatro. Partii per la Spagna, dove rimasi per quattro mesi, senza un vero scopo. Convinta che quel Paese poteva offrirmi molto, tornai in Italia per lavorare e ripartire con un po’ di budget e un’idea. Riuscii ad aderire a un progetto di servizio civile internazionale di dieci mesi a Madrid. Lavorai con un’associazione culturale che organizzava attività extrascolastiche per bambini e ragazzi e che realizzava interscambi culturali e artistici a livello europeo, soprattutto nell’ambito del teatro e del circo. Lì ho imparato lo spagnolo, e anche a insegnare e a capire cosa potevo offrire. Una volta terminati i dieci mesi riuscii ad aderire per altri sei mesi allo stesso progetto, questa volta promosso dal servizio volontario europeo. Mi sentivo completamente a casa, non avevo nessuna intenzione di tornare a Modena. Così entrai al Real Conservatorio Profesional De Danza Mariemma di Madrid, dove ho studiato per 5 anni.

Una volta terminato il conservatorio che direzione hai preso?
Beh avevo deciso che la Spagna era la mia nuova casa, quindi rimasi lì. Per le vacanze tornavo a Maranello dove la mia famiglia ha un agriturismo. Lì ho conosciuto il mio attuale marito, Jonathan, il quale lavorava come agricoltore in cambio di vitto e alloggio, grazie al Progetto Internazionale Wwoof*. Jonathan, americano, non parlava italiano e io non sapevo l’inglese ma ci siamo innamorati subito. Abbiamo provato a vivere insieme a Madrid ma lui non si trova bene nelle grandi città, preferisce la campagna. Così siamo tornati in Italia e ci siamo sposati. Ogni inverno Jonathan va in Antartide a lavorare e io ne approfitto per fare workshop, ovunque siano, sia come docente che come allieva. Sono stata due mesi e mezzo in Germania, poi in Austria, in Belgio, negli Stati Uniti. Questa primavera andrò in Svizzera. Per me non è concepibile rimanere chiusi in una città o in uno Stato. Il mio orizzonte va sempre oltre i confini. Per me la ricerca nella danza è: ho bisogno di vedere toccare tantissime prospettive prima di poter creare il mio personale punto di vista.

Il tuo modo di guardare fuori dall’Italia è molto naturale, tant’è che quando hai deciso di dare vita a un Festival di danza, gli hai dato una connotazione internazionale.
Certo! Non ho avuto dubbi sul fatto che Dancewoods Workshops Festival (www.dancewoods.com) dovesse essere internazionale. I docenti provengono da fuori e anche la maggior parte dei danzatori che raggiungono l’Italia per imparare. Il coinvolgimento degli italiani e soprattutto dei modenesi è la parte più difficile e faccio solo piccoli progressi di anno in anno.

Però in questo modo tu stai promuovendo il territorio modenese all’estero.
Sì, questa è una consapevolezza che ho raggiunto con il tempo e, infatti, con l’edizione di quest’anno, che si terrà dal 26 agosto al 1 settembre a Gombola di Polinago, cercherò di collaborare con le realtà del territorio, in modo di far incontrare locale e internazionale. Mi piace pensare che ragazzi provenienti da Argentina, Polonia, Malesia, Hong Kong, Israele, Lettonia, Spagna, Messico, Irlanda, California, Grecia possano vedere le nostre montagne e campagne. E non vedo l’ora di esserci anche io sulle nostre montagne!

Ora dove sei Marianna?
Ora vivo a Nizza con mio marito, da pochi giorni. Lui ha trovato lavoro in una fattoria qui. Io organizzerò il Festival dalla Francia, niente di speciale… una volta l’ho organizzato da Madrid!

 

 


* Il Progetto Wwoof crea rete tra aziende agricole e giovani volenterosi di tutto il mondo che vogliano imparare a lavorare nel settore dell’agricoltura biologica: www.wwoof.org

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