Consigli utili per salvare il mondo

lombrosoSalvati dai Maya, ma non da noi stessi? Non servono profezie per sapere che l’uomo si sta costruendo da solo la fine del mondo.

Luca Lombroso, meteorologo dell’Osservatorio Geofisico di Modena e volto noto della tv grazie a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, presenta nel suo ultimo libro (“Apocalypse now? Clima, ambiente, cataclismi. Possiamo salvare il mondo. Ora”, edito da Artestampa) alcune ricette per rallentare il declino ambientale e rendere più sostenibile la società. Basteranno?

Da più parti si sente dire che stiamo esaurendo in fretta le nostre risorse. È vero? Quanto è peggiorata la situazione rispetto al passato e quali sono le prospettive future?

Si, é vero. Le risorse del pianeta terra, che non è ovviamente illimitato, sono limitate e molte sono in via di esaurimento. La crisi economica é stata almeno in parte innescata anche da questo, in particolare da quelle energetiche. La nostra fortuna é che le risorse non finisco di colpo. Il petrolio, per esempio, non finisce come se si chiudesse un rubinetto. Quasi tutte seguono una curva, detta curva di Hubbert (dal nome di un geologo americano che la ipotizzò negli anni 1950), a campana: per un po’ di tempo la produzione cresce rispondendo alla domanda di crescita economica, energetica e di consumi, poi raggiungono un picco e da qui inizia un declino lento ma inesorabile. Questo da un lato ci da’ tempo per prepararci, ma dall’altro è un fenomeno subdolo ed inesorabile. Le prospettive future sono quindi di un mondo con meno risorse ed energia a disposizione, ma con più abitanti e fame di energia. È un esperimento nuovo e unico nella storia dell’umanità di cui noi siamo cavie.

Come evitare l’apocalisse prospettata dal titolo del suo libro? Quali buone pratiche possono essere adottate nella vita di tutti i giorni?

Diciamo che più che soluzioni ci sono processi da seguire e regole da rispettare ad ogni costo. In sintesi dobbiamo licenziare i combustibili fossili, assumere fonti rinnovabili, tutelare i diritti delle foreste e non buttare via niente. Ci sono tante buone pratiche al proposito, ma non c’è la soluzione magica e soprattutto le azioni individuali sono un punto di partenza e non di arrivo. Occorre molto di più, soprattutto da parte di governi, industrie e pubbliche amministrazioni che spesso con un gesto o un’opera vanificano milioni di piccole buone azioni.

Un ufficio, ad esempio, cosa può fare per essere più sostenibile?

Tanto si può fare ed è proprio qui che bisogna intervenire. Diciamo che, oltre a quello che è ovvio come fonti rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica, riduzione e riciclo rifiuti, bisogna uscire dall’idea stessa di crescita economica e dei consumi. Insomma la green economy va bene come passaggio verso una blu economy.

E le amministrazioni quali provvedimenti dovrebbero prendere per diminuire l’inquinamento?

Sono due i filoni principali di intervento: riqualificazione energetica degli edifici esistenti al posto di costruire del nuovo e mobilità sostenibile vera, con più mezzi pubblici e uso della bicicletta e meno auto. Per far questo però occorrerebbe anche agire al contrario di ciò che si fa, decentralizzando i servizi vicino all’utenza, con meno grandi centri commerciali, compreso lo stop alle aperture domenicali, anche per ragioni ambientali e di salute.

Parlando di Modena, qual è lo stato dell’aria?

Pessimo. Viviamo in una delle zone più inquinate del mondo e la qualità dell’aria invece di migliorare negli ultimi anni è peggiorata. Occorrono provvedimenti seri, strutturali e a vasto raggio. Nel mio libro faccio proprio alcune proposte con una apposita carta di intenti. Noto con piacere che alcune cose, come il limite a 30 km/h in centro, sono state fatte, ma non mi sembra che stiamo ancora andando nella giusta direzione, perché manca la visione d’insieme.

Quale effetto ha un’aria come quella modenese sui cittadini?

Per farla breve, perdiamo tre anni di aspettativa di vita. E i costi sanitari in Italia sono dell’ordine di una manovra finanziaria.

Nel libro si parla anche di terremoto.

Sì, affronto il tema con riflessioni sulla preparazione per affrontare le catastrofi, sulle leggende da terremoto e catastrofi, su “percezione politica e scientifica” ed infine, soprattutto, sulle proposte per ricostruire per il futuro in vista dei cambiamenti climatici.

Il sisma dà la possibilità di ripartire da zero. Come costruire per non sprecare l’occasione data dal drammatico evento?

Evitando di rifare gli errori del passato e di dimenticare troppo in fretta che viviamo in zona sismica e a rischio climatico. Questo significa ricostruire antisismico e anti cambiamenti climatici.

Fonti immagini: Ribarnica e ParcoAppennino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *