Confessioni impudiche di una blogger

Confessioni impudiche di una blogger

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marlene-portraitTe sta dentro che qua fuori è un brutto mondo” grida in una famosa scena di Radiofreccia, film del ’98 di Luciano Ligabue, Ivan Benassi detto Freccia all’anziana che, sentendo dei rumori fuori casa, apre la finestra per vedere che succede all’esterno. Ordine prontamente eseguito. Che qua fuori, se non proprio brutto, il mondo è certamente complicato. Di sicuro molto di più di quell’universo parallelo abitato da centinaia di milioni di persone, Internet nella sua versione social, dove ciascuno mette in scena sul palcoscenico del web una sorta di doppio della propria vita reale. In termine tecnico si chiama identità digitale. Non una fotocopia di quella “reale” ma, molto più spesso, una versione migliorata di sé. Un’identità solo in parte rappresentativa “di quello che sono” ma, molto più spesso, “di quello che vorrei essere”. E’ questa la confessione teneramente impudica di Marcella, conosciutissima blogger modenese col nickname di Marlene, autrice del local blog della rete di Virgilio, del blog personale La stanza di Marlene, e titolare di un’altra decina di account sempre targati “Marlene” sui social network più in voga, da Facebook a Twitter, da Instagram a Flickr, passando per Google+ e Anobii. Quasi un lavoro, gestire online tutti questi segmenti di di sé che si incrociano con centinaia, migliaia di analoghi frammenti di altrettante persone.

Ci passo mediamente sei ore al giorno” confessa Marcella. Che poi sospira: “E’ che vorrei essere lei, Marlene…”. Ma come? Se siete la stessa persona! “Non proprio – spiega – nella quotidianità io non posso fare come Marlene che, protetta dalla sua dimensione esclusivamente digitale, può dire sempre quello che pensa, senza vergognarsi. Dire quello che vuole, quando vuole, non costretta ai continui compromessi imposti dalla vita reale. Marlene può lasciarsi andare ed essere sempre se stessa. Come Marcella invece, non sono capace…”. E giù un altro sospirone. “Una specie di Second Life, migliore della vita che ci tocca ogni giorno?” chiedo. “Un po’ sì” ammette lei.

Niente giudizi però, rispetto alla confessione di Marlene/Marcella. Lo sciocco che pensa di avere completamente emendato la propria esistenza da tassi più o meno elevati di ipocrisia, finzione e falsità, compromessi e umane miserie, starà sogghignando a questo punto per la pagliuzza di Marlene, senza accorgersi della trave piantata nel proprio occhio. E’ che lei, da blogger professionista & appassionata al tempo stesso, figlia di un tempo di crisi e trasformazione, porta alle estreme conseguenze tendenze che sono di tutti noi. Un po’ il meccanismo, pienamente simbolico, per cui su Facebook o Instagram è raro postare una foto di sé col doppio mento o lo sguardo lesso appena alzati dal letto. Meglio evitare di mostrare certe parti di sé (decisamente più facile da farsi in Internet) e, alla peggio, affidarsi a Photoshop.

La mia esistenza online come Marlene è cominciata nel 2006 – spiega Marcella – quando creai il mio primo blog, No interinal. All’epoca lavoravo come impiegata in un’agenzia di lavoro interinale. Vedevo il disagio profondo delle persone che vi si rivolgevano. Un disagio che era anche mio però, pur seduta dall’altra parte della scrivania. Anch’io, come loro, ero sottoposta a ogni genere di vessazioni: costretta a lavorare anche se ero malata, ferie col contagocce e il senso di colpa addosso, le ridicole riunioni motivazionali a cui ero obbligata a partecipare, e tanto altro… Nel blog volevo raccontare tutto questo. Di come fossimo tutti nella stessa barca. Ma fu tutto inutile. Io, in qualche modo, ero comunque vista come ‘l’Agenzia’. Erano talmente incazzate le persone che mi leggevano e commentavano che nulla poteva fermarle. Inutile spiegar loro che quello schifo non era colpa mia. Che io non c’entravo niente. Un giorno lessi due commenti che mi fecero piangere. Chiusi il blog. Non ero più in grado di tollerare tutto quel malessere. Mio e loro. Con l’esperienza di oggi gestirei meglio la situazione. Per citare Victoria Cabello, ‘ Twitter è la zona franca dei coglioni’. Concetto che estendo a Internet nel suo insieme. Nascosti dietro un monitor siamo tutti bravi e coraggiosi… i commenti feroci fanno parte del gioco”.

Nel 2007 Marcella apre “La stanza di Marlene”, il classico blog personale, attivo ancora oggi. “E’ una valvola di sfogo, non uno spazio tematico come molti altri blog – precisa – racconto semplicemente i miei momenti belli e quelli brutti. La mia vita. Lo aprii perché mi accorsi che mi trovavo meglio a scrivere che a parlare. Mi sarebbe piaciuto fare la giornalista ma ormai è tardi, faccio altro”. “Per un lungo periodo – racconta – il profile pic di Marlene era una dea bendata. Non mostravo la mia vera faccia, né chi ero o da dove scrivevo. Se gli altri non sanno chi sei, puoi raccontare i cavoli tuoi in tutta sincerità. Mi piaceva questo aspetto”.

Nel 2009 mi contatta Virgilio, storico network italiano. Mi chiede di tenere un blog locale per Modena. Accetto e nel giugno dello stesso anno scrivo il primo post. Con Virgilio – spiega – ho un contratto a progetto. Mi pagano 5 euro netti a post. A fine mese tiro su sessanta o settanta euro. Lo faccio per la gloria. Perché mi piace. Io non sono modenese d’origine. Sono arrivata a Modena che avevo già 19 anni. Grazie al mio blog su Virgilio riesco a sapere più cose di chi è nato e vive qui. E’ un modo per sentirmi parte di questi posti. Ho circa 10.000 visite al mese. Sono abbastanza per regalarmi qualche soddisfazione”.

Il social network preferito di Marlene? Twitter. “E’ una sfida che mi piace, quella di pensare una cosa, sintetizzarla in 140 caratteri e riuscire a renderla sempre interessante”. Il meno amato? Facebook. “Lo uso poco e in maniera conflittuale – spiega – mi manca il presupposto fondamentale del social inventato da Mark Zuckerberg: recuperare i vecchi amici e rimanere in contatto con loro. Su Facebook non puoi costruirti l’identità che ti pare come per gli altri social network, parti da quella che hai avuto nella tua vita passata, quella reale. A me non va, e di vecchi amici non ne ho”.

Ma tutta questa rete di persone in contatto tra loro online non si incrocia mai nella vita reale? le chiedo. “Sì, succede – racconta Marlene – ma non ne vale la pena. Non per me. Ho partecipato a diversi barcamp e incontri di Geek girls, blogger donne che dal web si conosco anche dal vivo. I maschi possono partecipare solo rigorosamente su invito. Ma maschi o femmine che siano, sono sempre circoli molto chiusi. E’ molto più facile parlarsi in rete. All’ultima cena a Bologna mi sono sentita molto sola. A un certo punto si avvicina uno e mi fa:
‘Ma tu chi sei?’.
‘Marlene’.
‘Hai un blog?’
‘Sì’.
‘E quante visite fa al mese?’
‘Non lo so – gli ho risposto – e me ne sono andata”.

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