Con i giovani sforzo comune per una città migliore

«Incontro spesso giovani della nostra città. Il “lavoro” che faccio – assessore alle Politiche sociali, sanitarie ed abitative del Comune di Modena – mi porta a contatto con le persone di tutte le età, e non solo con persone in difficoltà. Credo che stia crescendo sempre di più la distanza tra i linguaggi dei giovani, i loro interessi, le loro mille diversità, e il linguaggio delle istituzioni. Che resta spesso formale, monocorde, poco incisivo rispetto agli standard della comunicazione serrata di oggi, in ogni caso lontano e difficile da penetrare per chi non è “addetto ai lavori”».

Assessore Francesca Maletti, questa “preoccupazione” è emerso in maniera chiara nei risultati del sondaggio La Modena che vorrei che il Centro culturale F.L. Ferrari ha rivolto ai giovani under 35.
Non mi ha stupito riscontrare che, secondo il sondaggio, atti politici e di indirizzo del comune, in generale, e in particolare strumenti come il PSC (Piano Strutturale Comunale) restano ignoti ai più. Anche se se ne parla molto sui giornali, o nelle pagine Facebook degli “appassionati” al tema…
Non è un dato da affrontare a cuor leggero, se si considera che il PSC è un atto che ha l’ambizione di orientare lo sviluppo della città nei prossimi decenni. Come riporta il sondaggio stesso, “per il 58,6% degli intervistati il Psc in via di definizione a Modena (per il quale si è discusso ampiamente sui mezzi di comunicazione a seguito di un vivace dibattito politico) non è conosciuto”.
Un dibattito così importante, ignoto a 6 giovani modenesi su 10, genera un vuoto, un deficit di controllo democratico che non possiamo sottovalutare.

Il Comune in cosa si sente coinvolto? Cosa può fare?
Certo. Si può provare a lavorare ancora di più sulla informazione istituzionale, sui percorsi partecipativi, sugli strumenti di coinvolgimento, anche più efficaci rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Ma non basta. Il punto è ricostruire un clima di fiducia, e quindi di attenzione, tra i cittadini e la politica. E’ il problema del nostro paese in questo momento.

Come crede sia possibile riuscire in questo impegno?
In primo luogo, non buttando a mare quanto c’è di buono nella nostra città e in Italia, in modo da non alimentare solo la sfiducia e la rassegnazione, ma da individuare punti fermi, punti positivi da cui ripartire. Nel sondaggio, la qualità della vita a Modena è giudicata positiva da oltre il 65% degli intervistati; il 64% di loro si sente legato a Modena anche per i prossimi anni, e addirittura il 63% dichiara di essere disposto ad impegnarsi direttamente per contribuire al miglioramento della vita a Modena.
Come assessore, ma ancor prima come cittadina, penso che questo ci offra un punto di partenza: il senso di appartenere ad una comunità, il desiderio di farne parte e di contribuirvi anche in futuro non si è perso, anche in questi anni difficili di crisi e di buia eclissi della politica, di pessimi esempi.

Il sondaggio non è stato un attacco all’operato dell’amministrazione comunale. Anzi, ha permesso di mettere in evidenza l’interesse e la voglia di partecipare da parte dei più giovani.
Infatti credo che questo punto sia molto importante: in tanti non hanno perso il gusto per la politica, che è poi molto semplicemente il gusto di impegnarsi nelle cose comuni, quelle che riguardano tutti i cittadini, per farle andare meglio. Non credo che esista l’“antipolitica”. Credo anzi che oggi più che in passato sia fortissima la domanda di politica, di buona politica, di partecipare, di capire, di poter dare una mano.
Per fare questo, come per ogni cosa importante, serve uno sforzo e un po’ di fatica: quella di confrontarsi, di informarsi, di non restare alla superficie dei giudizi affrettati o banali. Temi come quelli della casa, dello sviluppo, della tutela dell’ambiente e del territorio non si liquidano con uno slogan o una battuta: richiedono competenza e comprensione della complessità, e insieme tanta apertura alla innovazione, al cambiamento.

Per avvicinare le persone che cosa possono fare le istituzioni?
Il compito delle istituzioni, che sento anche mio, è quello di aprirsi molto di più, di far circolare le informazioni, di dare opportunità di incontro e di confronto: e in questo senso il sondaggio è un ulteriore invito al cambiamento, a migliorare il mio modo di essere “amministratrice”, e a continuare su quella strada dell’incontro e delle porte aperte che cerco, con tanti limiti, di portare avanti.
Mi auguro che tutti, specie i più giovani, sappiano da parte loro coltivare e tenere viva la curiosità, l’interesse e la partecipazione alla città che abitano, dando voce a come vogliono che sia e come vorrebbero che fosse in futuro. Abbiamo bisogno di questa forza, di condividere con loro le priorità per la nostra città, evitando conflittualità su progetti non partecipati e scegliendo il registro della progettualità condivisa, dello sforzo comune, per una città che sia migliore e sempre più ricca di risorse vive e creative.

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