Ci si sporca di vita

«Per fortuna dopo tanto spavento siamo riusciti a ritrovarci tutti ed insieme abbiamo fatto colazione con pizza, biscotti e latte. Vorrei che il terremoto non venisse mai più!». Davide della 3a B a San Felice sul Panaro, ricorda così la scossa del 20 maggio 2012 che – sicuramente – gli ha sconvolto la vita. Come dimostrano anche recenti studi, i bambini nella zona del sisma soffrono di ansia, depressione e stress post traumatico il doppio rispetto ai coetanei.

Noi abbiamo visitato il centro di Terapia Integrata per l’Infanzia “La Lucciola”, una struttura di riabilitazione che accoglie bambini e ragazzi nella fascia d’età 3-18 anni con disabilità fisiche, mentali e multiple. E’ passato quasi un anno dal terremoto di Maggio 2012 che ha creato gravi danni alle strutture del centro. Gli spazi all’interno della Villa di Stuffione di Ravarino, che ne era la sede dal 1995, sono ancora in gran parte inagibili, per cui le attività proseguono in casette prefabbricate.
“La Lucciola” nasce come centro sanitario nel 1987, ma il progetto getta le sue radici già negli anni ’70, nell’esperienza professionale della dottoressa Lamacchia e del dottor Bencivenni. Le sue modalità terapeutiche nascono dall’esercizio di tecniche sia nell’ambito riabilitativo che in quello psicoterapico. Sulla base dei risultati ottenuti nel corso degli anni è maturata la riflessione su come fosse possibile ripensare le competenze cliniche in realtà di vita, tradotte in spazi e oggetti.
La trama su cui si inseriscono le attività è la conoscenza del mondo interiore del bambino, creando un setting psicoterapico inserito nell’esperienza.

«Ci si sporca di vita», come asserisce la dottoressa Lamacchia, ma con rigore tecnico e professionale.
La terapia non prevede il tradizionale accostamento di più sedute individuali di trattamento, ma un’organizzazione centrata su gruppi di bambini. In un’offerta come questa lo stimolo al cambiamento interiore si riflette nei rapporti e nella vita dei ragazzi. Le azioni quotidiane permettono di prendere coscienza del tempo e delle cose, e sono competenze facilmente trasferibili nel contesto familiare. Il pranzo assume un ruolo centrale. Ogni suo atto deve essere curato con attenzione.

«L’adulto deve conoscere con precisione le capacità di ogni bambino e predisporre come offrirgli cibo e acqua in modo da stimolare piacere, fiducia, consapevolezza di sè e autonomia senza provocare ansia e frustrazioni eccessive. L’estetica della tavola svolge un ruolo importante nello sviluppo del bambino. Favorisce la disponibilità di corpo, mente, cervello a mettersi in contatto col mondo esterno e con il mondo interno». Il piacere dell’orto, la cura degli animali, il basket, la musica, il teatro e la cura del corpo negli ultimi mesi si sono intrecciate con la ricostruzione della sede, a cui hanno partecipato attivamente anche i ragazzi.
I lavori sono in divenire e richiederanno denaro, tempo e fatica. L’associazione però, grazie ad una commistione di auto-aiuto e della generosità altrui sta man mano recuperando alcuni spazi, il che aggiunge concretezza alla speranza di un buon esito del recupero. La ricostruzione procede.

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